La creazione di valore sociale: il caso Social Seed

Lo scorso Mercoledì 6 Aprile presso la sala Tassinari di Palazzo d’Accursio- sede del Comune di Bologna abbiamo seguito il quinto incontro del ciclo “Competenze in rete”, organizzato dall’ Informagiovani Multitasking, in collaborazione con SocialLab– associazione di promozione sociale e culturale- al quale è intervenuta Francesca Battistoni, co-founder di Social Seed

L’incontro si è articolato in due parti: una introduttiva in cui ci si è posto l’obiettivo di fornire risposte adeguate alla domanda “Come sviluppare idee imprenditoriali a vocazione sociale? Come le idee possono essere innovative e creare benessere sociale?” ed una pratica in cui i partecipanti sono stati coinvolti in attività di laboratorio “design thinking”.

Slide mailup

Slide di presentazione: intervento Francesca Battistoni

Ma prima di entrare nel dettaglio dell’incontro torniamo a parlare di Social Seed, realtà del territorio bolognese che si occupa di consulenza alle imprese, alle PA e alle organizzazioni del terzo settore per la progettazione e sperimentazione di strumenti di governance e di gestione orientati alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica.

Social Seed si rivolge ad aziende, fondazioni, cooperative sociali già costituite con l’obiettivo di facilitare la riconversione delle competenze in questi settori attraverso processi di “cross fertilization” e nuove imprese per supportarle nell’ innovazione e nella creazione di valore sociale.

Tra le realtà che Social Seed ha accompagnato nella crescita possiamo menzionare:  l’Apebianca, Forkprogress, FilmVoices, Ristoryarte,  Eugea ecc…, tutti progetti con una forte vocazione sociale e che vedono nelle relazioni sociali la molla per il cambiamento, ponendosi l’obiettivo di migliorare la qualità della vita delle persone.

Ma cosa si intende per “innovazione sociale”?

Tra le molte definizioni quella più accreditata sembra essere quella fornita dall’ OECD secondo cui “l’innovazione sociale fornisce nuove risposte ai problemi sociali proponendo nuovi servizi che migliorino la qualità della vita degli individui e delle comunità, contribuendo alla costruzione di un nuovo mercato del lavoro, nuove competenze e nuove forme di partecipazione”.

Tale concetto non nasce solo dal basso; è bene chiarire che storicamente si sviluppa al tempo dei governi Blair e Cameron quando a seguito delle politiche di riduzione della spesa pubblica si giunse all’indebolimento del welfare state britannico, rendendo così necessario l’intervento statale. Da qui poi l’iniziativa si diffuse in Europa e quindi anche nel nostro paese.

Le possibili dimensioni dell’innovazione sociale sono sostanzialmente tre:

  • Approccio orientato ai bisogni in cui le esigenze della comunità hanno maggiore rilievo rispetto all’economia di mercato che non riesce a rispondervi adeguatamente
  • Approccio orientato al cambiamento sociale che è complementare al cambiamento economico e che genera nuove forme di relazione tra gli attori sociali
  • Approccio al cambiamento sistemico che si propone di modificare i valori delle persone

Come possiamo vedere nell’immagine, il processo tipico dell’innovazione sociale secondo “Open book of social innovation” consta di 6 fasi.

slidess

Attori dell’innovazione sociale:

  • settore pubblico
  • settore privato
  • settore no-profit
  • settore informale

L’ innovazione sociale rappresenta una soluzione più efficace, efficiente e sostenibile ad un problema sociale. Essa si pone l’obiettivo di produrre valore per la società nel suo complesso piuttosto che per i singoli individui. I modi per produrre valore sono tanti e tali da rendere possibili differenti combinazioni tra i vari attori, dando vita a nuove forme di imprenditorialità come accade ad esempio nel caso delle imprese sociali che rappresentano un ibrido organizzativo.

Lo strumento più importante per fare innovazione sociale è l’approccio lean. Esso prevede che si proceda non con una progettazione sequenziale come stabilito dall’approccio tradizionale, ma in maniera circolare. Tale approccio si struttura in cinque fasi: empathy, define, ideate, prototype, test. Esso permette di giungere immediatamente alla creazione di un prototipo del servizio/idea a cui si sta lavorando in modo da testarlo per poi ottimizzarlo grazie ai feedback ricevuti, fino al momento in cui esso non risponderà alle esigenze del pubblico di riferimento.

Gli strumenti previsti dall’approccio lean sono tre: design thinking, business model canvas, human centered design. Proprio quest’ultimo è stato utilizzato da Francesca Battistoni nella seconda parte dell’incontro. L’approccio Human centered design oscilla tra l’essere un modello tangibile e concreto e l’essere astratto. Esso inizia con una fase di scoperta dei bisogni, procede con la fase di ideazione in cui a seguito di un brainstorming si sceglie l’idea che si intende sviluppare, per poi giungere alla fase finale della prototipazione in cui si rende tangibile l’idea stessa.

Fornite le basi teoriche, i presenti a conclusione dell’incontro sono stati coinvolti attivamente nella realizzazione di un laboratorio dal titolo “design a better lunch break” con l’obiettivo di fornire loro strumenti utili per creare in poco tempo idee micro imprenditoriali.

 

Potete trovare le slides dell’evento qui: www.flashgiovani.it/files/2016/flashgiovani/volontariato-associazioni/social-seed.pdf

 

Simona Patanè

Francesca Conte

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