Il Native Advertising crescerà del 156% nei prossimi cinque anni. Va bene, ma cos’è?

Il native advertising conquisterà nel 2020 il 52% del mercato display advertising in Europa, grazie a una crescita nei prossimi 5 anni del 156%. È’ quanto emerge dallo studio “Native Advertising in Europe to 2020”, realizzato da Yahoo e Enders Analysis e presentato al Mobile World Congress di Barcellona.

La crescita sarà notevole, secondo lo studio, tanto che occuperà tre quarti della crescita netta del formato display. Un ritmo di crescita così sostenuto, secondo la ricerca, è principalmente dovuto al cambiamento delle abitudini e dei comportamenti dei consumatori e, in particolare, al sempre più pervasivo utilizzo dello smartphone e tablet per la ricerca e la fruizione di contenuto. Per questo la fetta maggiore della crescita sulla pubblicità nativa sarà sul mobile con una spesa di 8,8 miliardi di euro entro il 2020, circa sei volte il totale raggiunto l’ anno scorso, pari a 1,5 miliardi di euro.

Native advertising

Native advertising

La ricerca evidenzia inoltre il grande potenziale del native advertising nel diminuire l’impatto dell’ad-blocking, ovvero un plugin per il browser di internet che fa da filtro alla pubblicità, data la sua più bassa propensione a essere rilevato da questo tipo di software. Sebbene non sia del tutto immune, il native advertising rappresenta un’opportunità concreta per il mercato per stabilire nuovi standard per un formato basato sulle preferenze degli utenti, dando loro meno motivi per bloccare gli annunci.

Da questa ricerca abbiamo ben capito che il native advertising diventerà la migliore forma promozionale per i motivi sopra elencati, ma in realtà poche persone hanno capito che cos’è e quali sono le potenzialità di questa forma di promozione.

Il native advertising è una forma pubblicitaria contestuale che integra contenuti editoriali e annunci pubblicitari, all’interno del contesto editoriale dove essi vengono posizionati, con una indicazione chiara dell’inserzionista che sponsorizza il contenuto pubblicitario.

In pratica, possiamo definire il native advertising ponendoci una semplicissima domanda: Come indurre qualcuno a dedicare la propria attenzione alla pubblicità facendo in modo che non sembri una pubblicità? Attraverso questa forma pubblicitaria si convogliano gli utenti/pubblico su un brand senza forzarli. Ad esempio, se un utente legge il testo di una pagina web, significa che è interessato all’argomento; allo stesso modo lo sarà anche verso la pubblicità, se questa ne è parte integrante. Tale tecnica pubblicitaria si distingue dal pubbliredazionale, pratica scorretta anche dal punto di vista legale, grazie all’esplicitazione dell’inserzionista. Non devi ingannare le persone cercando di non fargli percepire che fai pubblicità mentre fai pubblicità, ma devi mettere in campo una promozione che abbia come primo obiettivo quello di creare del valore per la persona che entra in contatto con la tua iniziativa.

native advertising social

native advertising social

Le principali forme di Native Advertising che siamo abituati a vedere ogni giorno sono ad esempio i TrueView di Youtube, i Tweet sponsorizzati e i post sponsorizzati di Facebook. Ma sono due sono le macroaree in cui il native advertising può essere messa in campo:

1) area dei contenuti (content marketing);

2) area dei servizi (che comprende anche gli eventi).

In entrambi casi il focus è sul valore che riesci a creare per le persone che sono potenzialmente interessate al tuo brand.

Ad esempio, Michelin, noto produttore di pneumatici, realizza già da diversi anni diverse guide: da quelle stradali alle guide turistiche per città italiane e non, con alberghi e ristoranti consigliati. Ora qualcuno si chiederà: qual è il collegamento tra un noto produttore di pneumatici e una guida turistica? Semplice: chi viaggia si muove da un posto all’altro con la macchina, per cui consuma le ruote…

Altro esempio, Nike promuove la cultura sportiva e, in particolare, la corsa (il suo core business) organizzando gare annuali e dando la possibilità di allenarsi insieme al running club Nike per arrivare preparati agli eventi.

L’obiettivo primario di Nike, in questo caso, non è venderti le scarpe da corsa ma far sì che nella tua mente il brand Nike venga associato a una scarpa confortevole, ottima per la corsa, che ti aiuta a raggiungere i tuoi obiettivi con ottime performance. Per partecipare alle gare organizzate da Nike, però, ti servono delle scarpe da corsa e se hai delle brand association positive nei confronti di Nike c’è molta probabilità che tu vada ad acquistare proprio le sue scarpe da running.

 

Alessandro Sportaro

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