Comunicare attraverso il cinema: l’esempio di Matteo Garrone

Domenica 28 febbraio si è concluso il Concorso nazionale per corto e mediometraggi “Visioni Italiane” che si è tenuto dal 24 febbraio presso la Cineteca di Bologna. Nella sezione “Incontri”, lo scorso venerdì, abbiamo conosciuto Matteo Garrone, regista e produttore italiano di grande talento. Durante il suo intervento ha raccontato con umiltà ed ironia il suo ingresso nel mondo del cinema, soffermandosi sul suo passato da mancato tennista e sulla casualità dell’approdo alla regia.

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Credits photo: redazione compass

Scopriamo un modo di fare cinema nato in maniera artigianale. Garrone afferma, infatti, che ha imparato a fare film cimentandosi dietro la macchina da presa, senza una formazione accademica e mettendosi in gioco anche sul piano della produzione. Ha autoprodotto il suo primo film all’età di 26 anni quando in cerca di un’ispirazione per un suo quadro, ha invece trovato quella per Silhouette (1996).

Questo, come i successivi film, è caratterizzato dalla scelta di non creare una struttura troppo rigida che limiti le potenzialità della casualità. Da qui, ad esempio, l’assenza di uno storyboard e la volontà di captare  in corso d’opera l’estro creativo degli attori. Approccio questo che, nella sua ultima fatica, Il racconto dei racconti, lo ha portato a scontrarsi con il celebre Peter Suschitzky.

Quest’ultimo, scelto da Garrone come direttore della fotografia, esigeva una ripresa con macchina fissa per avere una migliore resa della luce, contrariamente alla volontà del regista di seguire continuamente l’attore. Il racconto dei racconti, che si basa su Lo Cunto de li Cunti di Giambattista Basile, esplicita la visione fantastica con realismo, attraverso uno sguardo rivolto al grottesco e un uso ampio degli effetti speciali, facendo di questo lavoro un unicum nel suo genere all’interno del panorama italiano.

Credits photo: artspecialday.com

Credits photo: artspecialday.com

In conclusione, vi consigliamo sia una lettura attenta dell’opera di Basile per riscoprire questo oscuro lavoro del repertorio letterario italiano dei primi del ‘600, sia la visione dell’ultimo film di Garrone, che in questa come in altre sue produzioni (Gomorra e Primo amore, per citarne alcune), sfoglia la superficie dell’essere umano sino a rivelarne la sua fragilità.

Diteci la vostra!

Valeria B. Covella

Maria Grazia Sanna

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