A lezione da Prodi: l’attuale disordine mondiale è governabile?

L’attuale ordine internazionale si presenta come una situazione ingarbugliata, che rischia di non risolversi mai senza una politica di “collaborazione” tra le potenze mondiali, Russia e USA in primis. È questo uno degli spunti più significativi usciti dall’incontro con Romano Prodi, organizzato martedì 23 febbraio presso l’Aula Poeti della Scuola di Scienze Politiche dell’Università di Bologna.

La lezione è stata organizzata nell’ambito dei corsi  Europe and Africa: Cooperation and Security, Sociologia della comunicazione multimediale e Storia internazionale.
Introdotto dal professor Filippo Andreatta, il due volte presidente del Consiglio ha provato ad analizzare la politica internazionale, focalizzandosi principalmente sul nodo del medio oriente, ma senza tralasciare l’Africa, meritevole di aiuti e ritenuta troppo importante nello scenario dei flussi migratori per esser tenuta in disparte.

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Photo by Simona Patanè

Manca una potenza dominante. «In questo momento storico c’è chi rimpiange la guerra fredda ― ha spiegato il professore davanti agli studenti ―  e ciò è già indice di confusione globale». In un Mondo dove gli Stati Uniti non riescono più a fare da sceriffo, la Cina non si sbilancia e la Russia difende con il coltello tra i denti la sua posizione strategica, il terrorismo prolifica aumentando la paura. Il motivo di tutto questo, a sentire l’ex presidente della commissione Europea, è da ricercarsi analizzando anche il passato. Scelte sbagliate hanno portato l’opinione pubblica a fidarsi meno degli Stati Uniti d’America, che ancor oggi sono la nazione leader sul campo militare. Se qualcosa è riuscita a fare con Cuba, trattando per una pace che ha messo fine a un embargo forse anacronistico, nel Medio Oriente gli USA sembrano pagare la mancanza di buone alleanze.

Nodo Turchia. Per quanto riguarda gli alleati, Prodi ha posto l’accento sul dramma della Turchia, dove la questione curda mette in imbarazzo la NATO, che ha nell’esercito turco uno dei suoi pilastri. Nella guerra al terrorismo, sul confine con la Siria, sembrano infatti proprio i curdi quelli più bersagliati, tant’è che le azioni militari  hanno colpito più la popolazione curda che i terroristi dell’Isis. La Turchia però sembra essere troppo importante, avendo una posizione ottimale per controllare i flussi migratori proveniente dalla Siria, difatti la Germania ha deciso di aiutarla economicamente.

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Mappa degli attacchi terroristici nel 2014 (Photo by Simona Patanè)

Libia. Parlando invece dell’intervento in Libia, definito dal professore “una sciagura”, c’è stata pure l’occasione per un tuffo nel passato. Nel descrivere l’intricata situazione Libica, dove saper come intervenire in un paese con due governi e numerosi eserciti è impossibile, Prodi ha ricordato quando parlava ed ascoltava i capitribù libici per capire quali fossero le vere dinamiche sociopolitiche. Dopo aver ricordato i tempi in cui si andava tutti sotto la tenda del dittatore Gheddafi, l’attenzione è invece tornata al clima di terrore che si respira. «La Libia —  ha ammonito Romano Prodi —  è un grande “bacino di terrorismo“, perciò si dovrebbe cercare di limitare l’ampia libertà di cui godono i terroristi».

Africa. Nel finale c’è stato spazio anche per la situazione africana. In una zona che da sempre alimenta i flussi migratori, e che avrebbe bisogno di una sorta di Piano Marshall, ma anche di un continente unito e coeso, il terreno per il terrorismo è fertile. Sia nella zona del Sinai, che in quella sub-sahariana del Sahel la crescita della popolazione potrebbe portare ad un gran numero di attivisti islamici.

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Photo by Simona Patanè

Gli impotenti. In tutto questo scenario c’è poco spazio per l’Europa. Non avendo una chiara direzione in politica internazionale, si trova impotente. Similmente anche l’ONU riesce a essere incisiva nelle realtà medio piccole ma non nei grandi conflitti.

Prodi con la Redazione Compass Unibo

Una delegazioni di studenti della Redazione Web Compassunibo con Romano Prodi

Al termine dell’incontro il Professore, applauditissimo, ha trovato il tempo anche per rispondere ad alcune domande degli studenti. Una delle nostre redattrici ha chiesto un’opinione sul modo in cui i media italiani trattano i temi connessi alla politica internazionale. Prodi ha risposto ammettendo che l’interesse è in effetti scarso, soprattutto se si guarda alla tradizione che invece questi temi hanno nel giornalismo americano o anglossassione. Negli ultimi anni si è assistito ad un aumento, ma ci sarebbe molto altro ancora da fare. L’ex presidente ha poi concluso la sua risposta auspicandosi, con vena ottimistica, che la sensibilità verso la politica estera aumenti, magari anche nelle campagne  elettorali.

Massimo Giurato

 

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