Identità online: uno, nessuno e centomila?

Uno, nessuno e centomila, sono le parole che, nella maggior parte dei casi, ci vengono in mente non appena viene pronunciata l’espressione identità. Pirandello ci aveva visto benissimo già dagli inizi del 1900 quando cominciò a scrivere questo romanzo cercando di mostrare a tutti la vera realtà dei fatti e che, fondamentalmente, viviamo in una realtà soggettiva e nessuno è uno, bensì centomila.

È passato più di un sThree-Circles-300x225ecolo da questo scritto e l’identità, protagonista principale, è un tema che ha appassionato sociologici, psicologici e anche altri studiosi. Attraverso una piccola regressione psicologica possiamo dire che ci sono due tipi di identità che caratterizzano l’uomo: quella individuale e quella sociale. La prima è l’insieme di sentimenti, comportamenti e azioni che l’individuo sente propri e dunque ciò che caratterizza la sua personalità. Quella sociale è invece ciò che gli altri pensano di lui, la stima e la reputazione che ha all’interno della società.

L’identità è pero una nozione dinamica, essa può mutare con la crescita dell’individuo e attraverso i cambiamenti sociali. Di fatti sono proprio quest’ultimi che hanno portato alla nascita di un nuovo concetto, quello dell’identità online. Essendo ormai cittadini di un mondo collettivo, non possiamo fare a meno di essere connessi. E se il famoso sociologo Erving Goffman aveva già affermato, in uno dei suoi celebri romanzi, che la vita quotidiana è come una rappresentazione teatrale dove ognuno interpreta un personaggio su un palcoscenico, possiamo vedere come questa brillante teoria si sia adattata alla perfezione con lo sviluppo dei media digitali del XXI secolo. Essi ci permettono di creare un profilo pubblico o semi-pubblico attraverso il quale controllare noi stessi e gli altri, ci permettono di costruire una rete di contatti e anche creare e aderire a comunità tematiche on-line, dove poter esporre la nostra vita.

Non c’è dubbio sul fatto che le persone, al fine di poter controllare la vita degli altri, sono incentivati a mostrare la loro. Si fa di tutto per apparire e per ricevere informazioni in cambio, tanto che il confine tra ribalta e retroscena diventa labile, poiché amiamo esporre anche lati nascosti che, in precedenza, venivano celati. Anche se molti hanno dovuto fare i conti con questi sviluppi, ci sono persone, i cosiddetti nativi digitali, che hanno basato la loro esistenza solo ed esclusivamente tramite la vita online, non sapendo neanche cosa voglia dire privacy e mondo offline.

Chi non ha un profilo Facebook, o un account su Instagram? Sono rare le persone che decidono di escludersi da questa nuova realtà, di fatti nel mondo ci sono all’incirca 1,3 miliardi di utenti con un profilo Facebook. Per quelli più scettici, c’è però una possibilità, lo pseudonimo. Il motivo? I social,ormai, sono parte integrante delle nostre vite, ma ogni tanto ci viene il dubbio che possano distruggerle. Anche se non è una pratica molto diffusa, difatti comincia a parlarsi di Finstagram, che unisce l’applicazione Instagram alle parole “fake” o “falso”. In questo caso gli utenti cercano di mostrare le loro passioni, idee o attività ad una cerchia di amici più intima, dove non hanno inibizioni poiché il pubblico è ristretto e scelto da loro.

falsa-identità-su-internet-reatoMa la prudenza non è mai troppa. Non sempre ci troviamo di fronte a persone dubbiose e diffidenti nel mostrare la loro vera vita, anzi. Spesso ci si abbatte contro vere e proprie false identità o profili fake. Questa tematica è diventata di gran interesse sociale tanto che la famosa emittente televisiva Mtv propone programmi di grande successo come “catfish: false identitàche racconta le verità e le bugie delle relazioni online. Individui, che per timidezza, usano profili e foto altrui per cercare di instaurare rapporti che non avrebbero mai creato attraverso la loro vera identità.

 

Purtroppo però non sempre questi profili falsi nascono per timidezza o poca stima di sé. Molte volte è necessario essere un fake per raggiungere degli obiettivi ben precisi e spesso anche pericolosi. Casi eclatanti come quello dell’omicidio della professoressa Gloria Rosboch in cui il maggior indiziato è Gabriele De Filippi. Quest’ultimo è stato definito il ragazzo “dai mille volti” (link), che soffre di un ipotetico disturbo di identità di genere, come mostrano i suoi molteplici profili falsi su Facebook grazie ai quali è stato in grado di attirare a se chiunque e a far innamorare, in questo caso, la vittima di una personalità che di fatto era una delle tante del giovane creata a tavolino solo per estorcere denaro.

Altro caso clamoroso, e ben diverso, è quello del boss di Cosa nostra Matteo Messina Denaro, il quale grazie sempre a dei profili falsi sul social network Facebook riusciva a scambiare informazioni relative ad atti mafiosi con la sorella, arrestata nel dicembre 2013 e condannata a 13 anni di carcere.

profili fake

profili fake

La possibilità che viene data all’utente riguardo l’anonimato o comunque la libertà di essere presente nei social network in maniera libera e incondizionata è un’arma a doppio taglio. Se da una parte si ha il pregio di proteggere la riservatezza personale, di dare spazio alle opinione anticonformiste e dare voce alle minoranze senza essere scoperti, dall’altro spesso il principio di responsabilità del pensiero viene a mancare o, nei casi peggiori, si corre il rischio di creare situazioni di vero pericolo.

Come si è già accennato i motivi della creazione di queste false identità sono varie e disparate ed ognuno potrebbe avere un buon motivo per farlo. Al di la delle giustificazioni personali, nella maggior parte dei casi, le persone hanno paura della verità e preferiscono nascondersi dietro una bugia.

Danila Bronico 

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