Bufale digitali: l’importanza delle fonti autorevoli

Cosa vuol dire contrastare la disinformazione online? Quali sono le caratteristiche tipiche delle bufale? Come smascherarle? Ce ne parlano due esperti in materia: Michelangelo Coltelli e David Puente.

Lo scorso 18 febbraio, in occasione del terzo incontro formativo organizzato dall’Informagiovani Multitasking insieme a SocialLab con il patrocinio dell’Assessorato alle politiche giovanili del Comune di Bologna, si è trattato un tema con il quale qualsiasi utente digitale ha avuto a che fare, più o meno consapevolmente, nella propria esperienza di navigazione sul web: le bufale online. Gli incontri svolti presso Sala Tassinari di Palazzo d’Accursio, sono volti alla diffusione di idee, know how e competenze per un uso consapevole e professionale degli strumenti digitali. In particolare, l’obiettivo è quello di stimolare il dibattito politico per colmare l’attuale vuoto normativo in materia.

locandina incontro bufale

Photo by Francesco Tavella

La “bufala” è una notizia o un’affermazione falsa che viene spacciata come vera. Essa può nascere come scherzo, per errore o, come purtroppo avviene oggi nella maggior parte dei casi, in mala fede per ottenere veri e propri vantaggi. Il fenomeno più interessante, che diventa poi il problema cruciale, è la viralità con la quale la bufala si diffonde e circola sul web. La diffusione è alimentata principalmente da elementi psicologici popolari: il desiderio di vivere in un mondo più interessante, la prudenza nello smentire un autore e il timore nell’essere i primi a smentire un’informazione, con il rischio di esporsi pubblicamente. In tutto questo giocano un ruolo fondamentale i sistemi di informazione, i giornali e le radio, la televisione e internet. L’utente medio è affamato di informazioni ma non ha né il tempo né la voglia di verificare che le informazioni siano vere: i media vengono generalmente considerati “fonti attendibili”. La causa principale, quindi, della diffusione delle bufale on line è l’analfabetismo digitale.

Paolo Attivissimo (“Attivissimo” non è uno pseudonimo) è stato il primo demistificatore di bufale, non occupandosi però dei social network che, come afferma Michelangelo Coltelli ideatore del blog Butac, sono diventati oggi dei veri e propri motori di ricerca. Il problema disinformazione online è uno dei punti maggiormente problematici del web 2.0, tanto da essere stata riconosciuta dal Forum Economico Mondiale come “uno dei rischi principali per la società moderna”. L’Italia soffre, purtroppo, di una grave forma di analfabetismo digitale e la colpa è da attribuire sia ad una rete Internet cresciuta poco e lentamente sia ad una scuola che non insegna ancora come andrebbe fatto. Nel nostro paese, la rete si limita ad un insieme di social network e siti da visitare, le funzioni avanzate di ricerca che fornisce Google sono ignote alla maggior parte dei navigatori italiani.

Facebook è l’emblema della viralità delle bufale su internet: sul social di Mark Zuckerberg si tende a fare amicizia con persone simili a noi che di conseguenza fruiscono i nostri stessi contenuti. Con like che attirano altri like succede che alcuni post palesemente farlocchi finiscano per acquistare un successo sorprendente. Le bugie diventano verità, i fake soggetti reali (un esempio è la bufale del Senatore Cirenga, in foto).

Bufala senatore Cirenga

Bufala senatore Cirenga

Le caratteristiche delle bufale sono facilmente riconoscibili: il maiuscolo, carattere di solito usato su Internet per “gridare” un contenuto; i punti esclamativi, frequenti e numerosi per attirare l’attenzione; infine la più classica delle caratteristiche “bufaliane”, la dicitura “FATE GIRARE”, con la quale l’autore della bufala invita all’azione l’utente. Molte testate satiriche, fatta eccezione per Lercio ed Ermes Maiolica che fanno vera satira suscitando ilarità, giocano sul nome simile e facilmente confondibile con i più quotati quotidiani on line, inventando notizie false con il solo scopo di incrementare le visualizzazioni o i like, il tutto per un ritorno economico.

testate satiriche fake

Photo by Francesco Tavella

Gli argomenti più “bufalati” sono anche quelli che causano le conseguenze più gravi. Temi come la medicina, l’immigrazione, la politica, il meteo, le scie chimiche fanno leva sulla sensibilità umana per “riscuotere più successo”. È il cosiddetto terrorismo digitale che mira alla condivisioni di notizie allarmanti false, generando panico e apprensione sull’utente medio, per costringerlo, mosso dalla buona fede e dall’ignoranza, a diffondere la bufala. Il  pericolo di queste false notizie sta appunto nella delicatezza dei temi trattati: di bufale sanitarie su come evitare cure mediche con la convinzione che queste possano essere volutamente dannose, o sulla chemioterapia e/o la vaccinazione ne abbiamo viste di recente anche troppe, senza però conoscere le conseguenze che esse portano, conseguenze come la morte.

snake oil

Photo by Francesco Tavella

Da non sottovalutare le bufale basate sulle credenze popolari o peggio sulla superstizione: esse, se condivise e quindi “inculcate”, nelle menti più fragili come quella degli adolescenti possono essere fatali (ne è un esempio il caso di bullismo della ragazzina di Nuoro accusata dai coetanei di “portare iella”, dopo l’associazione con la maledizione di Ramsey, il calciatore dell’Arsenal bersagliato dal web perché ogni volta che segna, muore qualcuno di importante).

la maledizione di Ramsey

Photo by Francesco Tavella

La ricerca avanzata su Google, ci spiega David Puente autore del sito bufale.net, è sicuramente lo strumento più efficace e veloce per scardinarle. Saper usare Google, o strumenti come TinEye, ci permettono di navigare in maniera più sicura sul web. L’importanza delle fonti e un’informazione continua ed attenta sono il repellente contro le bufale. Non fidarsi mai di una sola fonte, bisogna verificare, metodicamente e costantemente le fonti. Ovviamente, in quest’ambito, tanto più una notizia è sensazionale tanto più è necessario che vi siano fonti solide a suo sostegno. Il declino di Wikipedia ne è l’esempio lampante.

Per “trollare” le bufale, le notizie vanno diffuse riportando i fatti senza alterarli. Siate utenti, non utOnti.

Francesco Tavella @checcotavella

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