Giovani e adulti in internet: non solo vittime. Nella rete siamo tutti Dottor Jekyll e Mister Hyde

“Internet è un’autostrada che ci può portare quasi ovunque ma, anche se si è buoni e prudenti guidatori, non si possono evitare i rischi dell’altrui guida imprudente”: si può riassumere in questa frase l’incontro “I giovani e i social network: potenzialità e rischi”, che si è svolto a Ravenna lo scorso 30 gennaio e che ha visto come relatore l’avvocato milanese Maurizio Sala.

Sala, avvocato cassazionista e civilista, con un’esperienza pluriennale nel campo dell’informatica, da tempo si reca nei licei di Milano per informare i giovani dei rischi connessi alla Rete.
Rischi che spesso possono essere evitati, prestando più attenzione ai nostri comportamenti online, o che a volte siamo noi stessi i primi a creare, danneggiando gli altri (finendo poi col violare qualche legge).
L’incontro, promosso come rivolto principalmente agli adulti, specie genitori di bambini e adolescenti alle prese con il vasto mondo informatico, in realtà si è rivelato utile anche per gli stessi giovani, soprattutto come monito perché internet, a prima vista uno strumento utile e indispensabile, è in realtà messo in pericolo da quelli che vengono considerati i suoi più grandi pregi, ossia la libertà e l’assenza di regole.

L'Avvocato Maurizio Sala (credits Elisa Menta)

L’Avvocato Maurizio Sala (photo by Elisa Menta)

I ragazzi usano internet prima di tutto per giocare, consultare i profili social e, naturalmente, per attività di studio e ricerca.
A prima vista non c’è da preoccuparsi, non si tratta di nulla di pericoloso, ma nella Rete il pericolo può avere anche il volto di un amico: la foto postata su Facebook dal compagno di classe senza chiedere il permesso è violazione della privacy. E se si tratta di privacy di un minore la questione può diventare seria: immagini diffuse senza controllo o addirittura cedute dal ragazzino stesso a sconosciuti che lo contattano sui social possono non solo diventare virali ma anche essere utilizzate per fini pedopornografici.

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(photo by Elisa Menta)

Un altro rischio, accanto alla violazione della privacy e il contatto da parte di malintenzionati, può essere quello di virus e file malware diffusi attraverso mail, allegati o contenuti scaricati online. E qui Sala tocca un altro punto importante: internet è un mondo troppo vasto e, come tale, il nostro ruolo al suo interno non è sempre chiaro.

I “cattivi” non sono sempre gli altri: anche noi (compresi i piccoli utenti) possiamo diventare autori di reati online.
Lo spettro di questi reati è molto vasto: si va dal download illegale di musica, film e altri contenuti, fino alla già citata violazione della privacy e dell’immagine altrui.
E se scaricare illegalmente una canzone violando il diritto d’autore può sembrarci cosa di poco conto (d’altronde lo fanno tutti e sembra da pazzi spendere soldi per un solo brano), cosa dovremmo dire di quei ragazzi (il 25% dei 14-16enni) che, nonostante la minore età, si collegano a siti con contenuti pornografici, naturalmente vietati ai minori di 18 anni?
O sempre di quei giovani, con età media compresa tra i 10 e i 16 anni (e quindi poco più che bambini) che, nonostante l’aria da bravi ragazzi, utilizzano internet e i suoi strumenti per atti di bullismo verso i coetanei, trasformandosi in cyberbulli?

L’importante non è allora crogiolarsi nel proprio ruolo di vittime ma cercare di tenere gli occhi sempre aperti, favorendo l’educazione all’uso della Rete da parte dei giovani ma, ricorda Sala, anche degli stessi adulti perché la maggior parte dei rischi sono comuni e solo conoscendo il nemico lo si può combattere.

Può sembrare un paradosso ma sono proprio le soluzioni più semplici quelle che possono limitare i danni: di fronte a una Rete oscura (secondo alcuni studi i motori di ricerca come Google indicizzano meno dell’1% dei dati presenti online, il resto è un mondo sotterraneo denominato appunto “Deep Web”) e anonima (molti soggetti agiscono tramite “Darknet”, per rendersi invisibili) sono l’attenzione e il buon senso a fare la differenza.

(credits Elisa Menta)

(photo by Elisa Menta)

Non bisogna quindi adottare scelte estreme e controproducenti, come gettare via tutti i nostri apparecchi tecnologici o vietare ai ragazzi di usare internet: postare i contenuti in modalità privata, diffidare di mail sospette, cogliere i campanelli d’allarme lanciati dai giovani vittime di cyberbullismo (come il silenzio o la chiusura in se stessi) ma anche dagli autori (che in alcuni casi, dietro compenso, promettono alle vittime di non diffondere contenuti scomodi, e quindi smettono di chiedere ai genitori la paghetta) sono già la giusta strada per avere tutto sotto controllo.

Senza naturalmente dimenticare le denunce alla Polizia Postale e delle Comunicazioni : va superata la vergogna di essere stati truffati, magari ingenuamente, e non va assolutamente chiuso un occhio per reati connessi al bullismo, alla pedofilia e alla pedopornografia.
Perché solo con il coraggio offline si vince la codardia dei delinquenti online.

Elisa Menta

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