“Per realizzarsi a Londra bisogna essere determinati”: incontro con Enrico Franceschini

Come si diventa reporter a Londra? Quali sono le skills necessarie? C’è futuro per gli aspiranti comunicatori nella City tra le 5 più popolate da italiani? Sono le domande che abbiamo posto ad Enrico Franceschini, corrispondente per Repubblica da Londra, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “Londra Italia”, lo scorso venerdì 29 gennaio, presso la libreria Ambasciatori di Bologna, sua città natale e punto di partenza per la sua lunga carriera da giornalista.

Dopo New York, Washington, Mosca, Gerusalemme, Enrico Franceschini vive oggi stabilmente nella capitale dell’Inghilterra, dove il numero di immigrati italiani aumenta di anno in anno. Un semplice dato: nel 2015 gli italiani partiti verso la Gran Bretagna hanno avuto un incremento del 37%, piazzandosi così al secondo posto tra gli stranieri in arrivo. Di alcuni di loro, intervistati durante la pausa caffè nei pressi di Soho, come raccontato dall’autore a Roberto Grandi, che con lui ha dialogato durante la presentazione, si riportano le storie nel libro “Londra Italia”.

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Da sinistra, Roberto Grandi ed Enrico Franceschini [Photo credits: M. Grazie Sanna]

Tra questi, ci sono avvocati, medici, camerieri, baristi e giornalisti, come lo stesso Franceschini che, residente a Londra da 13 anni, afferma di essersi innamorato di questa città come lo si fa con una donna. C’è poi un’altra realtà, quella di chi arriva nella City carico di speranze e aspettative e dopo un po’ ritorna in Italia, perché non riesce a sostenere i ritmi o prova nostalgia.

Il flusso di italiani che varcano la Manica non solo per turismo è continuo e, tra chi rimane, ci sono gli italotrash, che provano un esagerato senso di rimpianto per gli usi e i costumi dell’Italia e nemmeno si accorgono di vivere a Londra. D’altra parte non mancano gli anglomani, dei veri e propri trasformisti che assumono persino l’accento british, come la ragazza incontrata sulla metro che, vestita scrupolosamente a strati e pronta agli sbalzi metereologici londinesi, lascia trasparire poco della sua italianità.

Tra loro si distinguono gli appartenenti all’ormai viva e inarrestabile generazione Erasmus. Parliamo di giovani che hanno già passato qualche mese all’estero, ripiegando molte volte su altri paesi: tra le tante ragioni, la consapevolezza che l’Inghilterra, madre della lingua globale, sia spesso restia ad accogliere studenti stranieri. Questi, perciò, arrivano solo in un secondo momento grazie alle promozioni Ryanair e agevolati dalla possibilità di contattare parenti e amici via Skype, dimostrandosi, al contrario del mondo politico che vorrebbe la Gran Bretagna fuori dall’Europa, dei veri e propri cittadini europei.

Se tanti italiani scelgono Londra, in ogni caso, il motivo sembra essere quasi sempre lo stesso: quell’opportunità che viene offerta da una città così aperta ma allo stesso tempo meritocratica e con regole ferree contrarie alle discriminazioni di qualunque genere. A dimostrazione di ciò, Franceschini riporta l’esempio di Nancy Dell’Olio, star dei tabloid, Davide Serra, imprenditore e finanziere, Alessandro Gallenzi ed Elisabetta Minervini, fondatori della casa editrice Alma Books, personalità capaci e ingegnose, cosiddette self made people, che a Londra si sono fatte strada con le proprie forze e senza raccomandazioni.

Nel suo libro raccoglie anche storie di giornalisti, arrivati nella terra della regina per strane coincidenze e talmente bravi da lasciare il segno, riuscendo ad entrare persino in uno dei quotidiani migliori d’Europa, il Financial Times.Mi piace che c’è il mondo intero. È un’esperienza che tutti dovrebbero fare, almeno per tre, quattro anni, è una città che ti arricchisce, ti apre la testa… è il posto più internazionale d’Europa, forse del globo.” – sono le parole tratte dalla testimonianza di Ferdinando Gugliano, di origini napoletane oggi commentatore di economia su Repubblica. Tra i volti noti, non si può tralasciare infine Barbara Serra, nota conduttrice della redazione di Londra di Al Jazeera.

Credits photo: yallaitalia.it

Credits photo: yallaitalia.it

Non è perciò impossibile lavorare per una testata a Londra. “Ho scoperto che ci sono italiani che una volta imparato bene l’inglese trovano lavoro per siti e giornali inglesi. Nella city di Londra, la cittadella finanziaria ce ne sono moltissimi e offrono tante opportunità di lavoro” – dice Enrico Franceschini che nel suo libro dedica un ampio spazio anche al settore della comunicazione con le storie di diversi esperti di pr (public relations). Gli italiani sono dei comunicatori per natura e questo è il mercato del futuro.

Vivere un’esperienza a Londra, specialmente per gli aspiranti giornalisti, sembra essere un passo immancabile, che può offrire delle skills interessanti. Dà un occhio internazionale, insegna a guardare il mondo più globalmente – sostiene Franceschini. Inoltre offre la possibilità di approcciarsi allo stile del giornalismo anglosassone, quindi i fatti separati dalle opinioni, l’essere meno partigiani, essere più concreti, ricordarsi che in inglese si dice le 5 W (Who, What, When, Where, Why) e quelle sono le domande che bisogna sempre farsi.

Questo non significa che tutti possano vivere e realizzarsi a Londra, meta inflazionata sin dagli anni ’50 specialmente per aspiranti cuochi e ristoratori. A Londra Babilonia, come viene chiamata da Enrico Franceschini nell’omonimo libro per via della quantità innumerevole di nazionalità e lingue differenti presenti, è difficile raggiungere i propri obbiettivi. Bisogna avere un po’ di corazza, bisogna non arrendersi davanti alle difficoltà, sapere andare avanti, fare un lavoro che non è il proprio ideale ed essere determinati – ricorda Franceschini.

Non dovremmo, in conclusione, essere dispiaciuti se molti italiani scelgono di andare a Londra, ma adoperarci di più perché il nostro paese sia in grado di attirare  altri europei e far sentire valorizzato sia chi rimane in Italia sia chi ritorna dopo un periodo all’estero.

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