Prevenzione HIV/AIDS: una proposta dai giovani, per i giovani

Definita dall’UNESCO come “l’impiego di soggetti appartenenti a un determinato gruppo (sociale, etnico, di genere) allo scopo di facilitare il cambiamento presso gli altri componenti del medesimo gruppo“, la Peer Education, ossia l’educazione tra pari, viene oggi ampiamente utilizzata anche nei progetti di prevenzione dell’HIV/AIDS.


Ne è un esempio il servizio dello “Spazio Giovanidella Regione Emilia-Romagna, che si occupa della realizzazione di progetti di educazione alla salute rivolte ai giovani e agli adulti di riferimento.

1798477_721637101205918_3627583882655734884_nLo Spazio Giovani dei Consultori Familiari dell’Azienda Usl di Bologna svolge attività di educazione sanitaria, sessuale e di prevenzione delle malattie trasmesse sessualmente, all’interno delle scuole medie inferiori e superiori e nei centri e nei luoghi di maggiore aggregazione giovanile. È qui che entra in gioco la Peer Education. La sfida sta nel proporre agli adolescenti una formazione che risulti accattivante e coinvolgente.

Il progetto dello Spazio Giovani è attivo dal 1994 ed è stato realizzato in modo continuativo. Il percorso prevede incontri formativi, condotti da psicologi, ostetrici e assistenti sanitari. Oltre alla discussione libera, vengono mostrati filmati e alla fine di ogni incontro, viene richiesto agli studenti di compilare un test di gradimento.  Nella fase laboratoriale, i partecipanti vengono divisi in sottogruppi. Questi si impegnano a organizzare attività creative per la trasmissione di un messaggio di prevenzione efficace. Poi in plenaria si approfondisce, si discute e ci si confronta.

Trattandosi perlopiù di un approccio Tell me, Show me, sono emerse diverse criticità. I ragazzi risultano poco coinvolti e scarsamente creativi. A volte è difficile attuare il progetto per mancanza di strumenti, tempo e reale motivazione.

Oggi l’Emilia-Romagna risulta essere, insieme al Lazio e alla Lombardia, tra le regioni con l’incidenza più alta con 400-450 nuovi casi per anno. Di fronte a questi dati, risulta indispensabile intervenire sulle barriere di tipo ambientale, socio-economico e personale che rendono difficoltoso mettere in atto sani stili di vita.
Un approccio dunque di marketing sociale, che pone al centro in particolare i giovani.

161611612-77ce3d80-d89a-422e-b388-e4191a1c7925Integrando questo strumento alla Peer Education, sono nati diversi progetti, tra cui quello di un gruppo di studenti e giovani laureati dell’Università di Bologna: Peer Education per la Salute.
Essi si impegnano non solo nella funzione formativa, ma anche a coinvolgere i destinatari in processi di apprendimento partecipativi. Il gruppo ha individuato la popolazione adolescente quale target delle loro attività, e i temi da loro proposti comprendono l’abuso di alcol e sostanze, e le malattie sessualmente trasmissibili.

Il progetto prevede l’utilizzo di formatori che fanno parte della stessa categoria degli utenti, una comunicazione, perciò, da studente a studente. Questo abbatte il gap generazionale e la conseguente diffidenza. Difatti è indispensabile che la lezione si tenga in assenza del docente. Inoltre la durata degli interventi deve superare le due ore per ogni modulo, in modo da creare continuità e un clima di fiducia reciproca. È fondamentale poi la stessa promozione dell’empowerment, incoraggiando gli adolescenti all’auto-formazione.

Il gruppo dei peer educator è consapevole delle problematicità che possono presentarsi attuando questi interventi, quasi sempre legate alla mancanza di tempo sufficiente. Ecco perché esso sostiene che una partnership con gli altri attori del Sistema Salute, che si occupano di prevenzione, risulterebbe indispensabile per proporre un percorso omogeneo e più aderente agli interessi degli adolescenti.

Monica L’Erario

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