La ricchezza degli Open Data

La categoria dei dati aperti, comunemente definiti Open Data, comprende tutti i dati pubblici, in formato aperto, libero, accessibile a tutti i cittadini che li possono analizzare, riutilizzabile e pubblicare.
Tale definizione lascia immediatamente intendere quali e quante siano le potenzialità che possono essere espresse, gestendo in modo idoneo, la grande massa di informazioni che produce qualsiasi ente pubblico o privato.

(Credits photo: Gijn.org)

(Credits photo: Gijn.org)

La Pubblica Amministrazione, per esempio, produce, raccoglie, elabora e diffonde una grande quantità di informazioni che testimoniano la ragione della sua esistenza ovvero il concorso all’esercizio e alle funzioni dell’amministrazione dello Stato nelle materie di sua competenza.
Proprio per tali ragioni gran parte dei documenti citati nelle pagine economiche e politiche dei quotidiani, ovvero nella gestione del territorio e dell’ambiente, nonché in molti rapporti tra privati e altrettante attività economiche si basano su informazioni elaborate dalla Pubblica Amministrazione.

Non va tuttavia sottovalutato il fatto che all’interno della gamma di dati disponibili sono presenti varie tipologie di informazioni, alcune delle quali soggette a vincoli precisi, ad esempio sulla sicurezza nazionale o la tutela della privacy, mentre altre sono divulgabili liberamente.

In generale, sia nel contesto internazionale che in quello nazionale, i dati aperti sono liberamente accessibili a tutti con le uniche restrizioni di citare la fonte e/o di mantenere la banca dati sempre aperta. Tale prassi, ormai consolidatasi in tutti i contesti, si richiama alla dottrina dell’Open Government, la quale prevede che tutte le attività dei governi e delle amministrazioni dello Stato siano aperte e disponibili, al fine di garantire azioni efficaci e un controllo pubblico sul loro operato. Ciò può tradursi concretamente facendo ricorso alle tecnologie di informazioni e comunicazione (ICT.) ma la medesima disciplina trova utile e pratica applicazione anche in altri movimenti e comunità di sviluppo Open, come l’Open Source, l’Open Access e l’Open Content.

Gli Open Data costituiscono indubbiamente un valore aggiunto, a condizione che si sappiano utilizzare nella giusta maniera. In tale ottica si sta realizzando una cooperazione strategica attraverso un partenariato pubblico e privato tra la Commissione Europea e la “Big Data Value Association” (associazione di settore senza scopo di lucro, di cui fa parte, tra gli altri, l’Università di Bologna), avviato il 1^ Gennaio 2015, per incanalare gli sforzi verso la ricerca a favore di azioni innovative che utilizzano dati aperti in settori quali l’energia, la manifattura e la salute, per offrire servizi come la “medicina su misura”, “la logistica degli alimenti” e “l’analisi predittiva” da parte dei competenti organismi comunitari.

L’Europa punta sugli Open Data per dare alle imprese private e pubbliche nuove opportunità di crescita e innovazione, anche con il progetto “European Open Portal. Si tratta di un portale che raccoglie i metadati del settore pubblico, già disponibili sui siti di diversi Paesi europei, rendendoli disponibili liberamente a chiunque avanzi un progetto tramite la piattaforma. Tale iniziativa è suscettibile di conseguire rilevanti risultati considerando le stime finora raccolte che hanno consentito di prevedere che il mercato europeo dei servizi direttamente sviluppati a partire dagli Open Data raggiungerà il valore di 325 miliardi di euro entro il 2020 mentre i risparmi cumulati dalle pubbliche amministrazioni europee, grazie all’utilizzo dei dati aperti, potrebbero raggiungere la cifra di 1,7 miliardi di euro.

L’utilizzo efficiente dei dati aperti si è rilevato un valore aggiunto anche in relazione ad altre tematiche: quella della riduzione dei consumi energetici del 16% che ha comportato risparmi alla PA di 1,7 miliardi di euro, quella della diminuzione degli incidenti stradali mortali del 5,5%.

Di certo, dai primi anni del 2000, sono stati fatti passi da gigante, in materia di condivisione dei dati aperti, ma ci sono ancora troppi Paesi nel mondo che devono debuttare sullo scenario del mondo Open, caratterizzandosi per i requisiti fondamentali di disponibilità e accessibilità dei dati e  garantendo la funzionalità dei singoli portali con maggiore copertura in termini di dataset.

Oggi l’approccio al rilascio dei dati è ancora troppo limitato e necessiterebbe di una strategia comune di cooperazione tra amministrazioni pubbliche degli Stati, anche al fine di aumentare il coinvolgimento di potenziali fruitori del servizio. Certamente, se da un lato è auspicabile aumentare la consapevolezza dell’importanza dei dati aperti tra cittadini e aziende, offrire corsi di formazione per la loro comprensione, sviluppare linee guida nazionali che affrontino i domini e la frequenza di rilascio dei dati, è chiaro come dall’altro si ponga oggi più che mai, nell’era del cyberterrorism, lo spettro dei fondamentalismi religiosi, un problema di sicurezza nazionale, che alla luce dei recenti fatti tragici di Parigi, non può  ritenersi problematica di competenza di singoli governi.

E’ necessario trarre spunto dalle esperienza estere, ad esempio di chi ci ha preceduto, come il governo americano, che è riuscito ad armonizzare le istanze di trasparenza e partecipazione con quello della riservatezza e della sicurezza, legiferando in maniera tale da consentire ai cittadini l’esercizio legittimo del diritto d’accesso ai metadati elaborati da enti pubblici/privati per favorire e potenziare la crescita democratica ed economica del paese.

Su questa scia si è posto il governo italiano, che sta delineando una concreta politica di condivisione e di partecipazione, traducendo con le proprie recenti disposizioni legislative la precisa volontà di attuare il giusto equilibrio fra due logiche, sinora rimaste distanti fra loro, quello della tutela della privacy e quella del diritto d’accesso, entrambe orientate a privilegiare il sacrosanto “diritto di conoscere”.

Cecilia Arrigo 

Approfondimenti – L’ abstract della tesi di laurea di Cecilia Arrigo: Open data e partecipazione attiva: snodi decisivi nel processo di ridefinizione dei fondamenti di una democrazia contemporanea.

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