L’editoria: dalla carta al digitale. Intervento di Bruno Simili, Vicedirettore della rivista Il Mulino

Venerdì 6 novembre, nell’ambito del ciclo di incontri con i protagonisti del mondo dell’informazione all’interno del corso di Diritto dei media della professoressa Caporale per il Compass, gli studenti si sono confrontati con Bruno Simili, vicedirettore della Rivista “Il Mulino”. Nel corso dell’incontro è stata affrontata una delle tematiche più dibattute del nuovo secolo: lo stato di salute e le prospettive dell’editoria libraria.

Bruno_SimiliBruno Simili lavora da più di 25 anni presso Il Mulino, nota casa editrice di Bologna, occupandosi in particolare della Rivista. La Rivista “il Mulino”, pubblicata dal 1951, dal 2009, per promuovere le sue proposte, si serve di un sito web ricco di approfondimenti, www.rivistailmulino.it, ed è veicolata anche sui social. La sua esperienza si snoda attraverso gli epocali cambiamenti dell’editoria e del rapporto con le nuove tecnologie per la lettura, quali ebook,  pdf e Kindle. Questi ultimi, con una percentuale di crescita dal 33% nel 2012 al 66% nel 2013/14 hanno avuto un impatto tale sul mercato da sovvertire il modo di pensare il testo, causando anche una profonda crisi della vendita del cartaceo.

I dati parlano da sé. Se si guarda all’Italia, ad esempio, oggi si considera lettore forte chi legge almeno un libro al mese, mentre ben il 41% degli italiani legge solo un libro all’anno. Se si fa una passeggiata in un pomeriggio qualunque nel centro di Bologna: “in piazza Galvani troverete la libreria semi deserta, nella libraria remainders del Libraccio, che offre qualche offerta in più sui libri, la situazione sarà leggermente migliore, mentre, a pochi passi, l’Apple Store sarà affollato” – afferma Simili.

Dal suo racconto emerge che neppure “la dotta” ha resistito all’assalto del digitale. Sono infatti molti, a Bologna come in tutta Italia, i piccoli editori che hanno chiuso la loro attività d’impresa o quelli medi; editori che, a volte nonostante il tentativo di innovarsi, non hanno resistito all’impatto delle spese e hanno dovuto chiudere i battenti.

Diventa così importante differenziare chi fa l’editore in maniera indipendente ed autonoma, vivendo solo della vendita dei libri, da chi affianca alla vendita del libro altre attività e tipi di commercio. Per i primi soprattutto, risulta oggi più difficile far quadrare i conti: le spese per l’editore aumentano, mentre le entrate per le vendite dei libri continuano a diminuire.

L’autore è solo uno dei sempre più numerosi soggetti che l’editore-imprenditore deve tutelare; ci sono anche i traduttori, che permettono che un libro di uno scrittore straniero sia fruibile anche in italiano, e gli autori non nostrani, che reclamano il diritto ad una percentuale del ricavato fuori dai loro confini. Costi su costi che fanno temere per la salute del prodotto libro e che colpiscono soprattutto la pluralità dell’informazione su carta.

Chi resiste, alla fine, è chi ha la possibilità di vendere i libri a prezzi inferiori, senza aggiungere troppe spese al pacchetto, come nel caso di Amazon, che garantisce servizi di spedizione gratuiti, o grandi colossi riconosciuti nell’editoria che catturano l’attenzione della maggior parte della clientela. Mentre chi decide di investire ancora oggi nel mercato del libro, seppur con qualche riserva, sono per lo più gli editori scolastici, che non a caso hanno il compito di fare formazione. Per loro c’è una percentuale di certezza di vendita dei volumi forti per gli studenti delle scuole elementari, medie inferiori e superiori, che resistono al confronto con il mercato universitario: questo si presenta sempre più minacciato dalla possibilità di fotocopiare il materiale a discapito proprio di quel diritto d’autore di cui Bartolomeo Meletti ha definito l’importanza.

Ma al di là della speranza dello stesso Bruno Simili che il fruscio delle pagine tra le dita non diventi un lontano e vago ricordo di un’altra generazione, Il Mulino, in primis, ha cercato di investire sul digitale e adeguarsi alle nuove forme di marketing. L’editore ha un sito ricco di contenuti sulle ultime uscite, ma anche di titoli sulle diverse tematiche, una sezione dedicata agli ebook messi a portata di click, una piattaforma innovativa per lo studio universitario, una dedicata alle riviste e una ai volumi di ricerca, con un richiamo alla rivista web che tratta di cultura e politica con articoli approfonditi, che devono rispondere anche alla necessità di ricevere informazioni rapidamente.

Secondo diverse ricerche sul tempo che l’utente rimane su una pagina web, si è arrivati alla conclusione che spesso non si leggono più di 5000 battute e, nel più dei casi, lo si fa staccandosi almeno una volta dallo schermo per rispondere ad un messaggio sullo smartphone: questo significa che il contenuto deve essere chiaro, coinciso e rispondere ad uno stile diverso rispetto a quello del supporto cartaceo.

Presupponendo che il lettore non si sia già disperso su un altro link, avviandoci verso la conclusione dell’incontro, ci chiediamo quanta coscienza esista nei millennials (persone nate tra gli anni ’80 e i primi del 2000) della debolezza dell’attendibilità dell’informazione sul web. La risposta pare consolidata: ci sono troppi stimoli, si finisce spesso per non approfondire gli argomenti, passando da rileggere le stesse informazioni ricopiate da un blog all’altro, senza alcuna aggiunta scientifica, all’essere riempiti di notizie trash, non verificate e poco plausibili. Tutto ciò è il segnale che la fruizione di materiale gratuito non è sempre indice di qualità e che per questa occorre pagare.

Il quadro finale è dunque il seguente: le percentuali di lettori digitali aumentano mentre i vecchi romantici si rinnovano per necessità, rimanendo allo stesso tempo ancorati alla speranza di poter ancora sottolineare le frasi che li rappresentano su fogli non solo ingialliti, ma anche freschi di stampa, frutto di attività di giovani all’avanguardia narratori di testi originali. Se è però vero che “un libro è come un giardino che si può custodire in tasca”, si direbbe che per chi con serenità si confronta con il digitale sia ancora così.

Maria Grazia Sanna

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