Il diritto d’autore e la rete. Strumenti di sensibilizzazione e tutela per piccoli e grandi operatori dell’informazione. Intervento di Bartolomeo Meletti

Nel secondo incontro tra studenti del Compass ed esperti del mondo dell’informazione, nell’ambito del corso di Diritto dei Media, la professoressa Marina Caporale, il 5 novembre, ha introdotto Bartolomeo Meletti, ex studente dell’Università di Bologna che oggi collabora con un’importante realtà attiva nel mondo del copyright, CREATe, RCUK Centre for Copyright and New Business Models in the Creative Economy, che ha sede presso l’Università di Glasgow.

Bartolomeo_MelettiBartolomeo Meletti, laureatosi in Mass media e politica nell’anno accademico 2009-2010, inizia a raccontarsi spiegando l’origine e le ragioni del suo interesse per il diritto d’autore, nato fin dal corso di studi, durante un laboratorio di video-editing, in cui realizzò un documentario sulla vita di Andrea Costa, ispirato dalla particolare occasione dell’anniversario della sua morte. Per realizzare il documentario si è reso conto che era fondamentale conoscere le regole attraverso cui potere utilizzare foto, materiali video, musiche e documenti. Per prima cosa, ha perciò dato il via ad una serie di ricerche di documenti storici e video, senza farsi arrestare dalla necessità di passare da un ufficio all’altro per ottenere le copie di certi documenti o le licenze video necessarie, in seguito, ha reclutato dei musicisti per suonare una melodia originale.

Motivato a quel punto dalla sete di conoscere ogni più piccolo dettaglio sul diritto d’autore, ha sviluppato la sua tesi di laurea su questo argomento e ha richiesto e ottenuto dall’Ateneo una borsa di studio per approfondire gli argomenti della tesi presso l’istituto di ricerca dell’Università di Bournemouth.

Visto il buon esito di quella esperienza, Meletti è stato coinvolto dall’Università inglese nella richiesta di contributi e finanziamenti per continuare le ricerche e realizzare contenuti audiovisivi, brevi filmati per diffondere la sensibilità sui temi del diritto d’autore, fino alla chiamata presso CREATe, una realtà che studia il futuro della produzione creativa e del copyright nell’era digitale e della quale Meletti è oggi collaboratore a tutti gli effetti.

E se da una parte CREATe è stato il punto di inizio di un giovane laureato, dall’altra il centro di ricerca punta ad affrontare, anche grazie al suo impegno, diverse sfide: attraverso il progetto CopyrightUser.org, la prima è quella di comunicare delle informazioni accurate e al tempo stesso  comprensibili a un pubblico di non esperti con delle grafiche e uno stile user friendly, ossia testi accurati scritti da esperti con linguaggio accessibile e materiali multimediali coinvolgenti.

Mentre la seconda, ancora aperta, è trovare una soluzione efficace alla domanda “è possibile trovare un bilanciamento tra rispetto del diritto d’autore e la condivisione?”.
Per chi conosce a fondo le dinamiche del diritto d’autore è infatti naturale la necessità di be inspired and copy different things (essere ispirati e copiare cose diverse) o in alternativa di attendere che i diritti d’autore di una determinata opera siano considerati scaduti. E in ogni caso, questa particolare condizione avviene in Italia ed Europa se sono passati almeno 70 anni più la durata della vita dello stesso autore, mentre negli Stati Uniti, si considerano libere e di pubblico dominio tutte le opere pubblicate prima del 1923. Cambia solo il modo in cui questo è visto nelle diverse nazioni: in chiave economica e come fonte di guadagno dell’autore in Inghilterra e nei paesi di common law, e con un’enfasi “romantica”, legata alla tutela dell’estro creativo della persona, in Italia e nei paesi di civil law.

Ma per comprendere in pratica come internet e la digitalizzazione dei contenuti abbiano avuto un enorme impatto sul diritto d’autore stesso Meletti illustra il caso di Elise Andrew. Si tratta di una giovane blogger ma, prima ancora di ciò, è una ragazza come tante che ha iniziato a pubblicare su una pagina online una serie di foto sulla scienza. Queste hanno colpito immediatamente gli internauti, che l’hanno premiata con mille like in un solo giorno che, col tempo, sono diventati 20 milioni.
Successivamente è però accaduto che diversi fotografi ed esperti hanno iniziato ad accusarla di aver plagiato le loro foto, senza rionoscerli quindi come autori. A quel punto, questioni contrastanti si sono intersecate tra loro: l’interesse di Andrew nel divulgare, il diritto del pubblico nel ricevere informazioni e il diritto dei fotografi di essere riconosciuti come autori delle proprie opere, anche sotto un profilo economico. Per sciogliere il nodo, Meletti ha chiesto il parere degli studenti in aula che si sono domandati se Elise Andrew avesse preso le foto dai social o da una rivista scientifica, perché a loro parere, il tipo di fonte era fondamentale per stabilire se Elise avesse violato al diritto d’autore. Opinione subito smentita da Meletti che ricorda che qualunque sia la fonte, è obbligatorio citarla e che neppure questa azione libera del tutto chi copia dalle proprie responsabilità. L’ideale sarebbe piuttosto richiedere una liberatoria. Per chiudere il caso, Elise sarebbe autorizzata a mantenere aperta la pagina ma allo stesso tempo gli autori devono essere ricompensati.

Prese le misure relative all’analisi del caso, nel corso della presentazione, si è arrivati alla considerazione che una possibile alternativa per non incorrere in rischi di questo tipo potrebbe essere l’utilizzo di foto con licenza creative commons o di dominio pubblico, ben segnalate nelle pagine online, mentre eccezioni alla disciplina si hanno in casi riproduzione in chiave di parodia, che chiaramente ha scopo umoristico, o di critica e revisione o di scopi didattici.

Allo stesso tempo l’autore può sempre decidere autonomamente di cedere completamente i diritti all’altra parte che lo richieda, perdendone totalmente la legittimità, o di concedere una semplice licenza, come avviene nella maggior parte dei casi, tra cui quello di Netflix, che oltre ad avere una propria produzione, ha ottenuto gran parte dei diritti di tantissime serie tv.

Per concludere, Meletti sottolinea l’importanza di dare un’impronta unica a qualsiasi elemento tutelato riprodotto. D’altronde come si legge nell’opera di Conan Doyle, Sherlock Holmes, della quale alcune aziende statunitensi cercano ancora di ottenere i diritti, la verità si basa sull’osservazione dei dettagli e, in questo caso, sono proprio questi a fare la differenza tra originalità e mancanza di rispetto del diritto d’autore.

Per saperne di più…

> sul diritto d’autore
Copyright User (UK)

CREATe (UK)

Dirittodautore.it (Italia)

Copyright e Pubblico Dominio 

> Opere distribuite con licenze Creative Commons

Wikimedia Commons (immagini, suoni e video)

Incompetech (musica)

Prelinger Archives (film)

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