Professione giornalista. Dalla teoria alla pratica: incontro con Sara Ferrari

Durante il corso di Diritto dei media con la prof.ssa Marina Caporale, è stato affrontato il tema dei contenuti della professione giornalistica e dei diritti e dei doveri dei giornalisti, in particolare la funzione svolta dai giornalisti nel sistema dell’informazione che cambia e dall’Ordine che li rappresenta.
Il 30 ottobre è stata ospite della lezione su questi temi Sara Ferrari, giornalista professionista free lance e laureata Compass, che ha proposto un intervento su: “Dalla teoria alla pratica della professione: un’esperienza da giornalista nel sistema locale dell’informazione“.

Marina_Caporale_Sara_Ferrari

Da sinistra: Professoressa Marina Caporale e Sara Ferrari

Sara Ferrari ha raccontato il suo percorso di avvicinamento alla professione, iniziato prima ancora di diplomarsi, che ha avuto un passaggio importante con il conseguimento dell’abilitazione come giornalista professionista nel 2010 e che continua oggi con la sua attività, svolta principalmente per un’emittente locale, per la quale si occupa di cronaca nera e politica.
Spirito di iniziativa, passione per questa professione e mille fatiche hanno caratterizzato il suo percorso, durante la “gavetta” ma anche ora. Racconta infatti di essersi recata autonomamente, senza nessuna presentazione, quando aveva solo 17 anni presso la redazione locale di un quotidiano nazionale e di essere stata direttamente inviata, lo stesso giorno, a un evento, da cui avrebbe dovuto trarre un articolo.

Dopo questo episodio iniziale spiazzante, ma conclusosi positivamente, e diversi mesi di lavoro più che precario arriva il primo inquadramento lavorativo che le ha consentito di avviare il vero e proprio praticantato giornalistico e quindi un maggiore riconoscimento, anche economico, del proprio lavoro. Si tratta di un percorso ricco di ostacoli, che ti mette di fronte anche a disguidi e ad aspetti pratici della professione che, secondo la nostra ospite, nessun percorso solo teorico potrà insegnare. Se è vero che vale l’esperienza e che per diventare giornalista in Italia non è prevista una laurea, la scelta di Sara è stata però quella di affiancare con un approfondimento accademico la propria attività giornalistica, affrontando un percorso di studio completo, laureandosi prima in Scienze della comunicazione e poi in Comunicazione pubblica e sociale, presso l’Università di Bologna.

Sara Ferrari spiega la differenza tra lavorare per la carta stampata e per la televisione, come cambi il linguaggio, i tempi, in relazione al tipo di pubblico che ne fruisce e alle esigenze del media stesso, ad esempio a seconda che si possa fare conto o meno sulle immagini. Quello che non cambia è la professionalità del giornalista che si rapporta con i diversi media.
Alcuni aspetti della professione sono infatti sostanzialmente indifferenti al media utilizzato: il “vero giornalista” nasce da una esperienza nella cronaca, specie nella “nera”, soprattutto perché bisogna raccontare quello che si vede con semplicità e completezza, nel modo più obiettivo possibile e si è costretti ad andare all’essenza della notizia. Inoltre ogni articolo, sia per la tv, la radio, o un quotidiano cartaceo o online, deve partire dalle “5 W” (Who? What? When? Where? Why?) per dare immediatamente il senso della notizia ed “agganciare” il lettore/spettatore.
A prescindere dal mezzo è importante, per la cronaca nera, fare i giri quotidiani di questura, procura, vigili del fuoco; è importante leggere tanto, tanti quotidiani, tante agenzie, farsi una propria rassegna stampa; anche in tempi di social network, contano i contatti personali, le relazioni, e quindi la propria rubrica telefonica personale, per avere e per verificare le notizie; è importante essere pronti a lavorare 7 giorni su 7, perché la notizia la trovi o arriva e devi farla tua subito, dopo attese interminabili o all’improvviso.

I rischi della professione sono molti: non è in dubbio SE si avrà una querela per diffamazione ma QUANDO; l’importante è svolgere la professione, con passione, intraprendenza ma rispettandone i doveri, quelli previsti dalla legge (legge n. 69/63), dal Contratto collettivo nazionale e dalle numerose carte deontologiche approvate. Esiste il grande problema del precariato e del lavoro sottopagato che minano la professione dalle fondamenta, non consentendo a nuove generazioni di giornalisti di crescere e formarsi al  meglio.

Su domanda di uno studente Sara Ferrari spiega i suoi dubbi e le sue perplessità sul mantenere l’Ordine dei giornalisti e l’accesso alla professione così come sono, criticandone gli aspetti più “antistorici”, rispetto al ruolo dell’informazione attraverso internet, realizzata da soggetti che non sono giornalisti, e valorizzandone però alcune novità: ad esempio l’obbligo formativo a cui tutti i giornalisti sono sottoposti, anche quelli più affermati o anziani, e il fatto che l’Ordine, se rimanesse in vita nell’attuale struttura, dovrebbe tutelare i giornalisti in modo diverso, garantendo una costante crescita professionale.

Si dichiara comunque contenta di avere conseguito il titolo di giornalista professionista che, senza ammantarlo di enfasi romantica, è per lei il lavoro più bello del mondo.

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