La comunicazione politica e le nuove sfide per il futuro

La scorsa settimana si è svolta, tra Termoli e Vasto, la “Festa Nazionale de l’Unità sulla Comunicazione”. L’obiettivo dell’evento era approfondire l’importanza della comunicazione per la politica in questi ultimi anni. Tralasciando la cornice politica dell’evento, ho trovato alcuni spunti tematici sul “fare comunicazione politica” davvero interessanti e provo a condividerli sul nostro blog per discuterne insieme a voi.Nella prima giornata si è svolto l’incontro con il Ministro per la semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia. Nel suo intervento ha sottolineato soprattutto come comunicazione, trasparenza e rivoluzione digitale siano fondamentali per garantire una PA più efficiente e vicina ai cittadini.

La comunicazione politica è stata la protagonista di tutti gli incontri e i seminari che si sono svolti e che hanno avuto l’obiettivo di ripercorrere le tappe principali della sua evoluzione, immaginando anche le possibili declinazioni per il futuro.
Come ha spiegato Andrea Camorrino, direttore commerciale e consulente presso l’agenzia di comunicazione Proforma curatrice della campagna elettorale delle primarie di Matteo Renzi, anche la comunicazione politica si sta adattando al cambio che sta vivendo la politica negli ultimi anni, anche grazie alle innovazioni digitali. L’idea di base è che politica e comunicazione camminino di pari passo: nella comunicazione politica, la politica è condizione necessaria. Un’ottima comunicazione non potrà rendere buona un’azione vacua, contraddittoria e debole. Quindi, per poter svolgere una comunicazione efficace è indispensabile avere un passato da raccontare, un orizzonte da proporre e un presente che lo vivifichi, poiché nessuna brillante campagna di comunicazione può porre rimedio ad una prolungata cattiva (comunicazione) politica precedente.

Per capire meglio quanto comunicazione e politica siano interconnesse tra loro bisogna considerare anche che esistono due forme di comunicazione politica, una più semplice (slogan e parole d’ordine di immediata ricezione) e una più complessa (analisi e ragionamenti): la prima appartiene spesso all’opposizione mentre la seconda è adottata dal partito al governo.

Questa scelta deriva anche dalla constatazione che in Italia il tasso di analfabetismo funzionale è pari al 47%, ciò comporta un messaggio elettorale semplificato che si adatta meglio alla velocità del mondo dei media. La corsa alla semplificazione che si è verificata negli ultimi anni ha prodotto (ed è il prodotto de) il più alto tasso di analfabetismo funzionale. È necessario quindi di reintrodurre elementi di complessità nel discorso politico oggi iper-semplificato; nonostante si viva in una fase di campagna elettorale permanente bisogna riportare il livello della comunicazione politica più in alto, attraverso l’introduzione di temi più complessi e modalità di esposizione che riescano a non banalizzarli.

Il compito del comunicatore politico è proprio quello di riuscire a reintrodurre elementi complessi nella comunicazione politica rendendoli però fruibili anche ad un pubblico non specialista. Un po’ come il divulgatore scientifico  che deve riuscire a farci capire materie complesse non quotidiane, senza banalizzarne il contenuto ma utilizzando un linguaggio comprensibile a tutti.

Prendiamo ad esempio una delle ultime notizie che riguardano la posizione del leader della Lega Nord Matteo Salvini sul tema dell’immigrazione: “Ospiterei un profugo nel mio appartamento, anche se ho un bilocale”. Come mai, nel Immagine_salvinigiro di pochi mesi, la sua posizione è cambiata? Per dare una risposta a questa domanda bisogna partire da alcuni dati: negli ultimi mesi, secondo un sondaggio OCSE, il 20% degli italiani sulla tema immigrazione si è spostato da “respingere” ad “accogliere”. Questo cambiamento di atteggiamento degli italiani è il frutto di un cambiamento di atteggiamento della politica verso questo problema.  Si è rotto il sistema della semplicità che si basava sull’equazione immigrato=delinquente e sono stati introdotti nuovi elementi più complessi per analizzare questa tematica. L’espressione di Matteo Salvini è quindi il frutto dell’adattamento a questo spostamento dal semplice al complesso.

In un momento storico in cui nel mondo dell’informazione domina il marketing delle emozioni, per cui una notizia non dura più di 10 giorni, la sfida per la comunicazione politica è di creare una comunicazione costante, complessa ma non troppo e che non banalizzi le tematiche fondamentali per lo sviluppo economico e culturale di una nazione.

La parte difficile  è far si che la freccia delle posizioni politiche dei nostri rappresentanti non sia orientata esclusivamente “elettore – eletto” ma che sia bidirezionale. In altre parole l’uomo politico non può essere solo il “portavoce” degli “umori” degli elettori, egli deve saper leggere la realtà, individuarne le esigenze, sapere spostare il dibattito dalla “pancia” alla “testa”, elaborare proposte di soluzione in funzione dei propri ideali e renderle condivise dalla maggioranza attraverso una corretta comunicazione. Compito della comunicazione in questo caso è spostare le scelte dell’elettore dal piano meramente emotivo e di “pancia” al livello della scelta consapevole in quanto cittadino che partecipa ad un progetto.

Claudia Moretti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...