Social Serie A, perché un piccolo brand deve giocare la propria partita di domenica

La famosa citazione di Winston Churchill “Gli italiani perdono le partite di calcio come fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio” non potrebbe essere più azzeccata per descrivere il fascino esercitato dal calcio sugli italiani. La Serie A è ormai lontana da quel famoso “campionato più bello del mondo”, molti sponsor hanno deciso di investire sugli eventi sportivi di altri Paesi – per maggiori informazioni chiedere a Liga e Premier League – ma ci sono le premesse per una stagione ultra competitiva e di grande rilievo; i club infatti, sono tornati a spendere acquistando campioni di caratura internazionale, hanno rinnovato contratti eccellenti e mantenuto eterni campioni (ok, qualche “piccola” perdita l’abbiamo avuta, ammettiamolo).

Ma non siamo qui a parlare di 4-4-2 o di calciomercato, piuttosto siamo qui per riflettere sulle opportunità che si nascondono nella grande visibilità mediatica di una partita di calcio.

Ogni match è una grande vetrina dove si vendono prodotti (maglie, scarpini, palloni) e si diffondono idee: vittoria o sconfitta, velocità, determinazione, coraggio: al termine dell’incontro non sarà solo Roma che ha battuto Juventus, ma sarà anche Nike che ha sconfitto Adidas. Ahimè non tutti i brand si chiamano Nike, o possono dare il proprio nome a un campionato come TIM, o hanno i money per acquistare uno spazio televisivo. Allora come fare? Non puoi avere i diritti per Roma-Juve, ma puoi ottenere lo spazio dove tutti parlano di Roma-Juve: uno spazio chiamato Twitter.

Gli utenti di oggi vivono una doppia esperienza: la prima, rappresentata dall’evento, sia esso una partita di calcio o un qualsiasi programma televisivo, la seconda rappresentata dalla condivisione live di impressioni, critiche e apprezzamenti. Un esempio è il grande successo social di XFactor, che ad ogni puntata fa registrare migliaia di tweet e milioni di impressions: Twitter funge sostanzialmente da secondo schermo.

Conquistare una maggiore visibilità investendo su questo social network, può essere quindi una soluzione economica, intelligente e in grado di raggiungere un pubblico molto ampio. Il rischio dell’anonimato è concreto ma con i dovuti accorgimenti è possibile evitare di perdersi nell’azzurro mare di Twitter.

Alcuni dati
Giusto per farci un’idea del flusso di informazioni che scorre dietro a un match tanto seguito come Roma-Juventus – i tifosi di altre squadre perdonino l’esempio ricorrente –, ecco le cifre generate dal solo hashtag #RomaJuve, senza tener conto delle varianti #RomaJuventus, o dei tweet contenenti i nomi delle singole squadre #Roma/#Juve e altre declinazioni.
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Fonte: www.topsy.com

Per la conversazione presa in esame, tra il 30 e il 31 agosto scorsi, sono stati prodotti 28.502 tweets che hanno generato milioni di impressions e migliaia di conversazioni. Cifre che parlano da sole e che fanno riflettere sul vasto raggio d’azione di Twitter. E se vi buttaste in questo fiume di dati?

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Fonte: http://keyhole.co/

Hai un budget? Scegli tweet, account e hashtag sponsorizzati

Tweet sponsorizzati, una punizione dal limite
140 caratteri sono una punizione dal limite dell’area. Ottima posizione, ma non è detto che la palla finisca in rete. I tweet sponsorizzati sono normali post, segnalati dall’apposita scritta gialla, acquistati dall’inserzionista per generare interazioni ed impressioni tra i propri follower. Tali tweet vengono visualizzati dall’utente in quanto coerenti con il tipo di attività presente nel proprio profilo (tweet, retweet e preferiti). Visibilmente segnalati come contenuti pubblicitari, possono perdere parte della loro genuinità, ma se proponete messaggi originali e stuzzicanti sarà come avere Pirlo alla battuta. Call-to-action (“scopri..”, “guarda..”, “prova..”), frasi interrogative, punti di sospensione, invitano l’utente a cliccare; i 140 caratteri non servono a spiegare tutto, ma solamente a lanciare l’esca.

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Account sponsorizzato, l’idolo della tifoseria

Un account sponsorizzato è come l’idolo della tifoseria: in grado di attirare l’attenzione dei fan e di creare una community dagli interessi condivisi attorno a sé. Questi particolari account sono finalizzati a aumentare il numero di follower o a creare la prima community; inoltre ti aiutano a raggiungere un pubblico più mirato e interessato alle attività della tua azienda. Gli account sponsorizzati compaiono nella finestra “Chi Seguire” agevolando la ricerca degli utenti. Cosa fa? Lavora sodo, ci mette la faccia e alla fine firma gli autografi.

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Hashtag sponsorizzati, un tiro dal dischetto
“L’arbitro fischia, sarà calcio di rigore”. Le tendenze sponsorizzate sono un tiro dal dischetto: assapori il gol, senti la tensione, percepisci una dose di incertezza (magari esce, o lo para). Lanciare hashtags di tendenza e far si che siano visibili per un intero giorno nella top list degli argomenti più discussi, è una soluzione che gli americani chiamerebbero “kickass solution”: una soluzione “che spacca”. In grado di farti raggiungere un pubblico molto ampio e di aumentare l’interesse e le sensazioni nei confronti del brand, possono diventare un boomerang per ottenere follower e impressions, sfruttando il lancio di un nuovo prodotto o un evento significativo. Proponi argomenti originali e creativi in grado di stuzzicare l’attenzione degli utenti. Il risultato? Rete, la palla torna al centro!

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Chi non ha un budget ha la creatività
La tua attività non può permettersi di stanziare un budget per la pubblicità sui social? Niente paura, come si diceva prima forse “Non hai diritti per Roma-Juve, ma puoi ottenere lo spazio dove tutti parlano di Roma-Juve”. Buttati nel match e intervieni deciso in scivolata nel grande flusso di informazioni seguendo l’evento e le opportunità che esso racchiude. Curiosità ed episodi particolari, spesso oggetto di chiacchera sui social (come infortuni, invasioni di campo, un black out, le condizioni del terreno ecc…) possono dare il “la” a un post in grado di generare condivisioni e commenti.

Prendi la palla, non l’uomo
Sempre utilizzando questo linguaggio figurato, se vai al contrasto in scivolata, cerca di prendere la palla e non l’uomo. Una presenza ossessiva che propone decine di tweet tutti uguali, senza un minimo di creatività e ironia, non è in grado di catturare l’attenzione, anzi, genera l’effetto opposto (fallo e ammonizione). Tra i casi di successo che hanno saputo sfruttare gli episodi degli eventi sportivi per realizzare contenuti originali e condivisibili troviamo: Oreo – lo so, questo è trito e ritrito ma rende bene l’idea, Snickers, McDonalds, Barilla e tanti altri. Geniali esempi di real-time marketing, fatti di idee semplici e intuizioni vincenti; e per queste non servono i budget.

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Il post vincente realizzato da Oreo in occasione dell’inaspettato balckout durante il SuperBowl del 2013, in assoluto l’evento sportivo più seguito al mondo. Un gioco di suoni (“dunk in the dark”) e associazioni (bianco e nero)/(luce-blackout) che fa registrare migliaia di condivisioni e ottenere visibilità internazionale al brand.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Come dimenticare il morso di Luis Suarez, l’attaccante uruguaiano che letteralmente azzannò Giorgio Chiellini durante la scorsa edizione dei mondiali? Un geniale tweet di Snickers che ha fatto letteralmente “boom”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Qui Mc Donald’s Uruguay gioca sul sicuro: morso-fame-cibo, l’ironia riesce facile, ma l’intuizione è divertente e gudagna più di 76mila retweets in pochissimi minuti.

 

 

 

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Con il tweet “Un mondiale mordi e fuggi! Vi ringraziamo per aver tifato Italia con noi!” Barilla stempera la delusione per la prematura eliminazione dell’Italia ai Mondiali 2014, con ironia e diplomazia: gli valgono centinaia di retweets e preferiti.

 

 

 

 

 

 

Tu quali altri esempi di real marketing conosci?

Togliti la casacca ed entra in campo
Giocare la tua partita alla domenica significa allora costruire una relazione con il consumatore basata sulle tue esigenze e sulle regole che tu stesso hai fissato. I business di medie e piccole dimensioni hanno una grande opportunità: quella di togliersi la casacca da riserva e scendere in campo, capitalizzando strategicamente una tendenza.
Puoi spendere migliaia di euro per 30 secondi di visibilità in tv oppure puoi buttarti nel flusso di tweet e informazioni che fanno da sfondo alle partite della domenica, coinvolgendo potenziali consumatori e consolidando la tua brand identity.

“Dribbling pazzesco”…la palla passa a te, quale giocata hai in mente per fare impazzire lo stadio?

Sto dimenticando alcune sfumature legate a Twitter o hai altre idee di real time marketing, suggerimenti e approfondimenti? Di la tua nei commenti.

Francesco Veronese

 

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