Una realtà sostenibile per Unibo

Quante volte abbiamo sentito parlare di problemi ambientali? Quante volte siamo stati informati del fatto che le risorse minerarie stanno per finire? E quante volte, ognuno di noi, si è fermato a riflettere sul perché di tanto allarmismo e ha provato a cambiare abitudini, che siano d’acquisto o di comportamento? Quando si parla di ambiente pensiamo che l’argomento non riguardi noi in prima persona, che se la natura ha qualche problema, non è a noi che bisogna chiedere di far qualcosa. Come se non ci riguardasse, come se noi fossimo impotenti di fronte a tanta energia, come se la vita sulla terra non dipendesse dalle conseguenze del nostro vivere.

Ma la verità è un’altra, prima ne prendiamo consapevolezza, meglio è. Difendere l’ambiente significa difendere noi tessi e il nostro futuro. Quest’anno, agli studenti del COMPASS, è stato offerto, tra gli altri, un laboratorio sulla Comunicazione Ambientale e Dati Aperti tenuto dall’ingegnere di ARPA, la dottoressa Francesca Lussu con Arianna Palmieri, libera professionista e ricercatrice presso l’Università di Utrecht, in Olanda. L’argomento che più ci ha appassionato riguarda un progetto, molto originale e innovativo, nato nei Paesi Bassi e già diffuso anche in Inghilterra, Germania e Belgio: il “Green Office”. L’idea nasce nel 2010 da un gruppo di studenti dell’Università di Maastricht che hanno pensato bene di impegnarsi per ridurre l’impatto ambientale del proprio campus universitario.

Ma cos’è un GO?

img com ambientale

Un GO è un centro di lavoro per studenti, dove ci si incontra per ideare, pensare e realizzare progetti e workshop mirati alla sostenibilità ambientale della struttura universitaria, attraverso piccole azioni che possono produrre grandi risultati, sia a livello della comunità studentesca che a livello economico per l’Università.

Per diffondere questo modello nelle altre Università è stato creato “Rootability“, una hub con sede a Rotterdam, che ha la finalità di coordinare i GO già istituiti e formare gli studenti che vogliono attivarne uno nella propria città.

Cosa sta già facendo Unibo? img lab com ambientaleAnche la nostra Università si preoccupa e si impegna in questo senso. E’ stato infatti pubblicato, nel 2013, un “Piano triennale di sostenibilità ambientale” redatto da ricercatori e docenti sensibili al tema. Questo potrebbe essere un input da cui sviluppare iniziative pratiche e concrete in sinergia con studenti, collaboratori universitari e con la comunità locale. Un ulteriore esempio delle potenzialità che si possono sviluppare attraverso la stretta collaborazione tra Unibo e le altre realtà locali esistenti è “Terracini in transizione” , un progetto attraverso il quale il dipartimento di Ingegneria si è inserito nel contesto nazionale di Transition Town Italia (per maggiori info vedi qui).

img 2 lab com ambientalePurtroppo, il piano di sostenibilità Unibo è sconosciuto ai più e, inoltre, molte delle proposte avanzate non sono ancora state realizzate, come per esempio le Case dell’Acqua, che prevedono la riduzione del consumo di energia, di emissioni di CO2 e di bottiglie di plastica e contribuiscono a sensibilizzare, promuovere e valorizzare la razionalizzazione delle risorse idriche naturali disponibili e a limitare gli sprechi (vedi Piano della sostenibilità ambientale 20132016).

Cosa si può fare per realizzare Green Office all’Unibo?

Il nostro gruppo ha prodotto un report dettagliato, nel quale si analizza la fattibilità dell’istituzione di un Green Office all’interno del complesso universitario di Bologna (leggi il report in allegato).

Ci siamo concentrati sull’analisi dei punti di forza e debolezza della comunicazione da parte di Unibo sulla sostenibilità all’interno del sito istituzionale, e abbiamo fatto un confronto con il portale dell’Università di Maastricht. Da questo parallelo è emersa la necessità di implementare la comunicazione già presente nel sito di Unibo con un utilizzo ottimale dei social media, in modo da espandere il bacino d’utenza e di utilizzare piattaforme alternative per creare una risonanza maggiore rispetto al target principale, ovvero gli studenti. In questo modo, inoltre, si aumenterebbe la visibilità delle attività sostenibili che l’ateneo propone. Ciò che auspichiamo è una stretta relazione tra stakeholders interni all’università (studenti, docenti e personale universitario) ed esterni (cittadini, associazioni e istituzioni locali), una collaborazione resa possibile grazie al fatto che la nostra struttura è inserita all’interno del contesto cittadino, a differenza delle Università europee che sono delimitate e chiuse rispetto al resto della città. Ma il punto di partenza è sempre uno: gli studenti e la volontà, non di cambiare il mondo, ma semplicemente di cominciare a renderlo migliore.

img 3 lab com ambientale

Quindi, ragazzi, siete pronti a rimboccarvi le maniche e unirvi a noi in questa avventura? Istituiamo un Green Office anche a Bologna, siamo partecipi e non spettatori del cambiamento.

Sonia Argento, Antonella Aurilio, Edoardo Dalla Mutta, Antonella Scrascia, Carlotta Tizzani

Se vuoi saperne di più, scarica e leggi il ReportGreenOffice finale !

 

 

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