Politici e Facebook: tra autorappresentazione e interattività

È una constatazione la distanza tra “il mondo della politica” e la cosiddetta “società civile”. Questa distanza marca un decadimento della vita democratica di un paese, perlomeno per come la si è fin qui intesa, laddove la partecipazione è sempre stato considerato un indice di maturià democratica di una società.
Cosa si può fare per riavvicinare la politica ai cittadini? Distanza, disaffezione, sfiducia, disinteresse: ecco come spesso i cittadini la descrivono oggi.

I nuovi social media consentono di superare le tradizionali mediazioni dei media mainstreaming e rappresentano delle nuove occasioni di ascolto e interazione.
Avere un proprio spazio su Facebook consente, innanzitutto, l’autorappresentazione del soggetto: la costruzione dell’immagine e della comunicazione di un soggetto politico attraverso la pubblicazione di foto, video, citazioni, riflessioni, offerte di link e condivisione di materiale prodotto da altri è un elemento indispensabile e necessariamente presente nel toolkit di chi si vuole tenere al passo coi tempi.
Ciò che offrono i social media per risolvere il problema della disaffezione dei cittadini per la politica è l’interattività: nel web sociale, infatti, esistono tutte le condizioni per recuperare un rapporto diretto tra soggetti politici e cittadini.

Ma non basta essere presenti su Facebook e dare inizio al processo di identity performace, per poter essere considerati attivi. La docente di comunicazione politica Sara Bentivegna, insegnante presso la Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione dell’Università di Roma, ha individuato alcuni indici per stabilire il grado di attivismo: l’accettazione delle amicizie, la condivisione dei contenuti, i “Like”, i commenti e le risposte.
In particolare, i commenti testimoniano la partecipazione della rete di amici alla costruzione della bacheca e l’interesse per ciò che dice il politico; le risposte, invece, rappresentano la vera e propria disponibilità all’interazione e al coinvolgimento in un modello comunicativo di tipo dialogico (o two-way/multi-way).
Lo scambio di commenti e risposte testimonia l’effettiva riduzione delle distanze tra esponenti politici e cittadini.

Esistono diverse strategie di costruzione dell’architettura della partecipazione: si può scegliere la via del conformismo comunicativo, che consiste nella passiva presenza su Facebook che si riduce alla semplice apertura di una pagina o di un profilo; oppure si può scegliere la via dell’attivismo comunicativo quando si sceglie di prendere parola, pubblicare dichiarazioni, articoli e interventi propri e di altri.
Quando il politico posta comunicati stampa o materiale già pubblicato sul proprio sito o blog, si ha la sensazione di essere di fronte a una gestione fortemente ispirata ai media tradizionali. Quando invece il politico decide di pubblicare in bacheca i propri interventi, le interviste o le dichiarazioni apparse nei media tradizionali, è ispirato dalla strategia della reintermediazione e si pone due obiettivi: attivare una discussione all’interno del network e ampliare le dimensioni della platea dei lettori.

Le difficoltà ad abbracciare la cultura del web partecipativo da parte dei soggetti politici fanno ipotizzare l’esistenza di un meccanismo di resistenza proprio dei partiti e dei suoi esponenti che scatta di fronte all’orizzontalità propria del web 2.0. Il confronto diretto che prende corpo nelle bacheche virtuali su argomenti di varia natura, che si sviluppa in assenza di reti protettive e che talvolta porta ad esprimersi come non ci si esprimerebbe mai in una interazione faccia a faccia, suscita timori e diffidenze da parte dei politici. Alcuni utenti dei social network considerano queste piattaforme come degli spazi per poter esprimere qualsiasi giudizio o commento, senza freno o censura.

Luciano D'Alfonso

Ad esempio, il Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, per costruire una linea di comunicazione diretta con cittadini ha puntato su una forte presenza sui social media: ad oggi conta circa 5.000 contatti su Facebook e più di 2.000 followers su Twitter.  Attraverso questi suoi profili è possibile seguirne l’attività politica e i suoi impegni civici quotidianamente. La sua presenza sui social segue la via dell’attivismo comunicativo: non mancano, infatti, le risposte del Presidente ai cittadini che commentano i suoi post, a volte accettando il tono “scherzoso”, a volte puntualizzando, a volte rispondendo specificatamente. Mai rintuzzando polemicamente anche nei casi “provocatori”.

cattura img Facebook L. D'Alfonso

In un caso recente il Presidente D’Alfonso ha comunicato (anche attraverso i social media) che avvierà una richiesta di risarcimento danni contro chi posta commenti o frasi espressi con un linguaggio inappropriato o contenenti insulti e ingiurie.D'Alfonso Pagina Facebook

Come spiega D’Alfonso, questa strategia ha l’obiettivo di costituire dei fondi per essere investiti in progetti con finalità sociali.

Questa dichiarazione può essere interpretata anche come un precisa scelta di strategia comunicativa: è un politico che conosce il potenziale di questo strumento, è attivo e controlla le forme di interazione che si creano, penalizzando chi lo utilizza scorrettamente. Facebook, e i social in genere, pur ammettendo, e spesso richiedendo costumi e comportamenti “informali”, non autorizzano lo sconfinamento nell’ingiuria, che non è solo ineducazione ma è un comportamento perseguibile per legge e in quanto tale deve essere censurato e punito

In questo modo, tutelando se stesso, tutela anche l’istituzione che rappresenta, rafforzando l’immagine di “uomo delle istituzioni”, dando sostanza alle parole con un ritorno non solo e non immediatamente individuale. La vivace “polemica” che ne è seguita anche sui media tradizionali come i quotidiani regionali, conferma la padronanza del mezzo e lo spessore di chi riesce a prescindere dal contesto personale inquadrandolo in un profilo generale di uso lecito del mezzo, in tal modo dissuadendo ulteriori potenziali “denigratori scorretti” a favore di un dibattito che può essere serrato ma nel solco della legalità e del rispetto delle persone e delle istituzioni.

Claudia Moretti

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Un pensiero su “Politici e Facebook: tra autorappresentazione e interattività

  1. Condivido tutto, è molto interessante il bivio che marketer e politici devono intraprendere nella comunicazione: relazione.
    Ad ogni modo, nel caso (che non conoscevo) di D’Alfonso e in particolare sull’uso dei social per comunicare agenda e appuntamenti, mi pare ancora un uso preso in prestito dal modello di comunicazione degli URP, basato sul portavoce e gli uffici stampa che veicolano “informazioni istituzionali”.
    Servirebbe cercare di avvicinarsi ad una forma di “democrazia continua”, davvero partecipativa.

    (Sempre interessanti gli argomenti di comunicazione politica 🙂 )

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