Intervista a Fabrizia Petrei, Referente Comunicazione Urban Center Bologna: “Perché ho scelto la Comunicazione Pubblica”

Fabrizia Petrei è una laureata Compass, nonché giovane moglie e mamma che ha fatto della Comunicazione pubblica prima una passione  poi un mestiere, coltivando i suoi interessi ed ambizioni, per poi metterle a frutto sul campo lavorativo.

Dopo la laurea ha avuto modo di approfondire il tema della migrazione, svolgendo attività di ricerca e di analisi delle dinamiche comunicative all’interno dei servizi socio-sanitari, oltre a manifestare il suo interesse per la comunicazione di crisi, che si è tradotto in una serie di pubblicazioni,  in occasione del terremoto che ha colpito la sua città natale: l’Aquila.

Oggi Fabrizia ricopre il ruolo di Referente per la Comunicazione presso l’Urban Center di Bologna e si occupa di quelle che sono prima l’elaborazione e poi la realizzazione delle strategie di comunicazione, sia online che offline, oltre ad organizzare e promuovere eventi culturali di vario genere.

Ma ora lascio a lei la parola, in modo che possa raccontarci più nel dettaglio il suo percorso formativo e lavorativo.

1) Fabrizia, parlaci un po’ di te e raccontaci di cosa ti occupi presso l’Urban Center Bologna.

Sono Fabrizia, ho 32 anni e mi sono laureata al Compass nell’ottobre del 2007. Sono originaria dell’Aquila, vivo a Bologna da 9 anni e da 4 collaboro con l’Urban Center Bologna di cui seguo l’elaborazione e la realizzazione delle strategie di comunicazione online e offline. Se non lo conoscete, vi consiglio una visita al secondo piano di Salaborsa!

2) Dopo la laurea al Compass hai scelto di proseguire ad occuparti di comunicazione, come gli studi ti hanno dunque agevolata nelle tue esperienze lavorative? Qual è stato il tuo primo lavoro dopo la laurea Compass? Hai subito avuto modo di lavorare nel campo della comunicazione?

Il tirocinio fatto durante il corso di studi mi ha permesso di fare una prima esperienza di qualche mese presso l’Associazione Italiana di Comunicazione Pubblica. Poi, tramite il mio lavoro di tesi di laurea, incentrata sulla comunicazione pubblica e il tema della migrazione, sono entrata in contatto con alcune strutture che si occupano di queste tematiche e presso una di esse ho trovato il mio primo vero e proprio lavoro. Lì ho seguito per circa tre anni le attività di comunicazione e formazione. Successivamente sono approdata all’Urban Center e nel frattempo ho sempre cercato di dare nuovi impulsi alle mie attività di ricerca, che si sono tradotti prevalentemente in alcune pubblicazioni. Dopo il terremoto aquilano del 2009, ad esempio, mi sono trovata ad approfondire il tema della comunicazione di crisi e del rischio.

3) Il tuo percorso di studi in comunicazione pubblica, sociale e politica è riuscito poi ad agevolarti nella tua esperienza lavorativa? Pensi che quanto studiato sia stato utile?

Fin dalle prime lezioni all’Università ho capito che l’ambito della comunicazione pubblica era la strada che (ahimé!) avrei voluto percorrere e gli studi fatti mi hanno fornito a questo scopo una buona cornice teorica di riferimento, permettendomi di approfondire tematiche sociali di grande attualità e fornendomi lo sguardo critico e gli strumenti indispensabili per analizzarle. Le competenze pratiche però le ho acquisite poi sul campo giorno per giorno e non smettendo di documentarmi per imparare l’utilizzo di alcuni “attrezzi del mestiere” (ad es. strumenti software CMS) e per stare al passo con i tempi (basti pensare alle rapide evoluzioni che la comunicazione digitale ha avuto in questi ultimi anni, ad esempio con la diffusione dei social media).

4) Molti di noi sono intimoriti dalla vita lavorativa nel nostro Paese dopo la laurea, tu hai mai pensato di trasferirti all’estero o ti è capitato di valutare qualche opportunità fuori dall’Italia?

Ho partecipato dopo la laurea a un progetto di ricerca del Consiglio d’Europa ma non ho mai valutato concretamente un trasferimento all’estero. Per quanto nel nostro Paese sia difficile affermarsi, soprattutto nel nostro campo, le mie esperienze di vita mi hanno sempre mantenuto saldamente ancorata tra L’Aquila e Bologna, facendomi incontrare sulla mia strada (anche) persone impegnate a portare avanti il proprio lavoro con onestà e competenza. Ho scansato quelle che a mio avviso non lo facevano, anche a costo di qualche rinuncia.

5) Molte persone non hanno ancora le idee chiare su cosa significhi essere un comunicatore, come definiresti tu questa professione?

Dietro questa parola ci sono mondi e professioni anche molto diversi tra loro, dipendentemente dal settore e dai ruoli che si ricoprono. Secondo la mia esperienza, il comunicatore è un “produttore di contenuti utili” che ha il compito di creare un ponte tra cittadini e amministrazioni, di favorire in svariati modi la partecipazione ai processi pubblici decisionali, di tradurre i linguaggi per renderli più accessibili, di promuovere territori, valori e comportamenti positivi. Tutto ciò è molto più concreto di quanto possa sembrare: in un campo che spesso appare un po’ intangibile e vago, la cosa più importante è infatti ancora rappresentata dai contenuti e dalle loro ricadute pratiche sulla vita delle persone: una fila in meno a uno sportello, uno screening in più per la propria salute, un visitatore in più in una mostra, una città più accogliente, una casa che consuma di meno, un comportamento corretto di fronte a un terremoto o a un’alluvione…

6) Sappiamo che oltre agli impegni lavorativi sei anche una giovane moglie e mamma, cosa significa conciliare lavoro e famiglia per una donna come te?

In questi quasi sei mesi dalla nascita del mio bimbo ho fatto la mamma a tempo pieno ma a breve tornerò dietro la scrivania. Sono cambiate priorità e responsabilità e l’organizzazione della giornata è completamente da reinventare. Non avendo i nonni vicini e con i limiti del “sistema” che tutti conoscono, so che non mi aspetta un compito facile, ma confido nella capacità della mia famiglia di essere una “squadra” affiatata. Quello che mi auguro è di riuscire a conciliare al meglio i due aspetti trovando un equilibrio che mi soddisfi: il mio obiettivo è di dedicare un tempo di qualità ad entrambi.

7) Quali consigli daresti ai laureandi e ai neolaureati Compass che desiderano intraprendere una carriera nel tuo settore, nel mondo della comunicazione istituzionale?

Il fine ultimo della comunicazione istituzionale come tutti sappiamo è quello di essere prioritariamente un servizio al cittadino e il mio consiglio è di essere particolarmente determinati nel perseguirlo, sapendo mettere in campo (quando qualcuno lo dimentica) sia una certa dose di fermezza che di sana capacità di mediazione.
Inoltre, formazione continua, senso dell’organizzazione, scrittura accurata e un pizzico di umiltà!
In bocca al lupo a tutti!

Non mi resta che ringraziare Fabrizia della sua disponibilità e gentilezza nel rispondere alle mie domande, testimonianze come la sua sono un prezioso impulso per noi futuri comunicatori, che sottolineano quanto sia importante credere in noi stessi inseguendo e coltivando i propri interessi e passioni, poiché da essi ne possano derivare futuri progetti e soddisfazioni personali.

Non smettiamo mai di leggere, informarci e approfondire ciò che ci tocca da vicino, l’università ci da la ricetta del successo, a noi il compito di metterla in pratica nel migliore dei modi.

 

Alessia Poletti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...