To be continued… Lo storytelling come strategia di crescita

To be continued… Lo storytelling come strategia di crescita

di José Antonio Muñiz-Velázquez

Nei giorni 7-11 maggio 2015 abbiamo ospitato come docente Erasmus+ il direttore del Dipartimento di Comunicazione della Universidad Loyola di Andalucía, realizzando con lui un workshop sullo Storytelling per la ledearship professionale, personale e d’impresa.  Ci ha lasciato un testo che volentieri pubblichiamo.

José Antonio Muñiz Velázquez, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Educazione dell'Università Loyola Andalucía  di Siviglia.

José Antonio Muñiz Velázquez, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Educazione dell’Università Loyola Andalucía di Siviglia.

Signore e Signori, benvenuti! Accomodatevi, presto, la storia sta per cominciare… La scena è la nostra stessa vita: quando parliamo di storytelling e di crescita parliamo appunto del meraviglioso palcoscenico della vita.

Atto primo: la sfida

Innanzitutto, la sfida. Ogni bella storia deve cominciare con una sfida. Senza sfida, senza conflitto non c’è una vera storia. Come non c’è neanche vita. E non soltanto perché ogni giorno, sin dal mattino, semplicemente quando ci alziamo, c’è già una sfida, ma perché la stessa essenza della vita è proprio un conflitto, come dice Edward Wilson nel suo ultimo libro. E il conflitto principale, in fondo, appare sempre lo stesso: scoprire il significato della vita, ma soprattutto il significato della nostra vita, cioè di ognuno di noi, al di là di ogni scienza o religione.

La domanda è sempre la stessa. Perché sono qui? Per quale motivo? Con quale proposito? E’ una domanda alla quale dobbiamo trovare risposta non solo pensando alla vita nel suo insieme, ma di fronte ad ogni cosa che facciamo o in ogni posto dove andiamo, in ogni strada che percorriamo, in ogni decisione che dobbiamo prendere. Perciò, la sfida non è tanto scoprire il significato della vita, quanto piuttosto darglielo. Questa è la vera sfida.

Atto secondo: la lotta

Se vogliamo (e senz’altro dobbiamo) costruire un vero e profondo significato per la vita di ognuno di noi, se

vogliamo crescere come persone – e, come vedremo, anche come organizzazione – ci sono due strumenti che ci aiuteranno moltissimo: lo storytelling e la leadership. Senza dimenticare che la nave dove siamo imbarcati per arrivare al nostro obiettivo vitale non è altro che la felicità… Crescita e sviluppo personale e organizzativo? Storytelling? Leadership? Felicità? Ma come facciamo per mettere tutto questo insieme e allinearlo?

La condivisione di storie in aula

La condivisione di storie in aula

La vita di ogni persona, diceva lo psichiatra Victor Frankl, va intesa come una storia, una storia dove c’è una lotta, e poi un’altra, e un’altra ancora… e dove capita di incontrare curve, fossi, perdite, e ogni tanto vittorie; ma tutto deve avere una sua continuità, un filo guida, una coerenza di vita. Frankl la trovò nella sua scienza, e per questo non soccombette ad Auschwitz.

È l’esistenza in noi di una storia coerente a spingerci, a farci rimanere in piedi, farci crescere, e non farci cadere davanti ai problemi. In altre parole, senza questo senso di storia nei giorni della vita, il benessere psichico e quindi la felicità volano via come farfalle. Lo storytelling, se ne capiamo bene il vero funzionamento, ci aiuta anche a trovare il nostro scopo nella vita, e a mantenerlo. Noi siamo l’eroe della nostra storia di vita, ma non soltanto l’eroe, perché siamo anche, allo stesso tempo, gli altri quattro elementi di base che costruiscono le storie, come dicono Maxwell e Dickman. E cioè: l’antagonista principale di noi stessi, la passione che ci fa illuminare, l’ispirazione che ci fa vincere e andare avanti, e la trasformazione che avverrà in ogni capitolo della nostra vita.

Quando riusciamo a capire questo, capiamo anche due altre questioni importanti. Primo, dietro ognuno di noi c’è una storia unica e meravigliosa. Se impariamo a vederlo in tutte le persone che incrociamo nella vita, le vedremo in un’altra maniera, e addirittura staremo esercitando la nostra capacità empatica. L’empatia sarà l’ingrediente primus inter pares della leadership, l’arma finale che ci farà superare (sia che si vinca o no) tutte le sfide che incontriamo in questa lotta della vita.

storytelling workshop

Il gruppo di partecipanti al lavoro

Atto terzo: la risoluzione

Se l’Homo Sapiens è arrivato a essere il leader che domina il mondo, dice Yuval N. Harari nel suo libro, è grazie alla sua capacità di essere sociale; e se ce la facciamo a essere sociali come nessun altra specie animale, è per la nostra capacità di condividere storie, vere e non vere che siano. I miti sono assolutamente trascendenti, dice Harari, nel senso che non si è trovato un collante sociale più forte, neanche la violenza, con cui conquistare qualunque obiettivo tutti insieme. Quindi, storytelling e leadership sono due fatti assolutamente vicini, sia se parliamo di specie nella sua globalità, sia se parliamo di individui. E certamente anche se parliamo di imprese e organizzazioni.

E’ la leadership, dicevamo, a farci vincere. Ma non dobbiamo aspettare che la leadership cada dal cielo, poiché essa si deve all’esercitazione. Sia che parliamo di te come persona o come azienda, la leadership è qualcosa che ti daranno gli altri, le persone intorno a te, ovunque tu sia. Ricorda che per essere leader non c’è bisogno di titoli, ma di Valori, con la V maiuscola.

La morale?

Essere leader non è una scelta, è il nostro obbligo. Il vero leader è innanzitutto una persona piena di valori, e di vita, felice. La felicità c’entra moltissimo con la scelta di farti crescere e fiorire come storia, senza dimenticare che sei una storia frattale, cioè costruita dalle storie degli altri, e che alla stesso tempo anche tu stai costruendo le storie degli altri. Storie e storie che tutte insieme diventano un’unica storia infinita. Comunque, to be continued.

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2 pensieri su “To be continued… Lo storytelling come strategia di crescita

  1. Pingback: Workshop sullo Storytelling: la parola ai partecipanti | CompassUnibo blog

  2. Pingback: “Io non voglio fallire. Un’imprenditrice in lotta per salvare la propria azienda”. | CompassUnibo blog

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