Lo storytelling come strategia: il workshop interattivo con José Antonio Muñiz Velázquez

Storie, stimoli ed esperienze. Tre parole che racchiudono al loro interno tre giornate intense in cui il professor José Antonio Muñiz Velázquez della Università Loyola Andalucìa di Siviglia ha illustrato agli studenti del Compass quali sono i vantaggi dello storytelling nei campi della leadership personale, professionale e d’impresa. Ospite del nostro corso di studi, il professor Muñiz (e il suo inseparabile “assistente” Quokka) attraverso un workshop molto interattivo e appassionante ci ha spiegato come lo storytelling sia uno strumento molto utile in diversi campi: dal marketing alla comunicazione in tutte le sue sfumature.

Ma perché raccontare storie? E soprattutto, che cos’è una storia? Questi sono i punti su cui il docente si è soffermato nel corso della prima giornata del workshop.  Il potere di una buona storia non è nessuna favola. E soprattutto, “il potere di una buona storia è utile per influire”, ha spiegato Muñiz ricordando anche che la prima espressione artistica dell’uomo è stata proprio quella di raccontare delle storie. E sempre facendo riferimento al passato si pensi a Carlo Magno, il primo a usare lo storytelling come strategia; oppure a Traiano, il primo imperatore non italiano che utilizzò un monumento, la colonna traiana, per celebrare la conquista della Dacia. Tutto questo per dire che “la vita è figlia delle storie”.

Al_lavoro_con_gli_studenti

Il professore Muniz al lavoro con gli studenti.

Lo storytelling ci fa tornare un po’ bambini, quando la mamma entrava nella nostra cameretta e ci raccontava una favola, che non era semplicemente uno splendido capolavoro frutto della fantasia che ci “catapultava in un mondo parallelo”, ma era soprattutto un insegnamento.

Ogni storia contiene una morale, che è l’anima della comunicazione persuasiva. Per funzionare – ha spiegato Muñiz – lo storytelling deve rimandare a un ricordo in quanto si tratta di un’emozione autobiografica che suscita in chi ascolta un senso di identificazione.

 

Una storia per essere definita tale deve essere sempre composta da una presentazione, un nodo e una risoluzione. E riprendendo le teorie del produttore televisivo Richard Maxwell e dell’executive coach Robert Dickman, Muñiz ha evidenziato cinque elementi di base che servono per costruire una storia memorabile: la passione, un eroe, un antagonista, l’ispirazione e una trasformazione che avverrà alla fine del percorso.

Lo storytelling però è fondamentale anche per la formazione della leadership, e di questo Muñiz ha parlato nel

Gli studenti al lavoro en pleine air

Gli studenti al lavoro en pleine air

corso della seconda giornata del workshop. Per essere un grande leader bisogna essere grandi persone, non serve nessun titolo che lo certifichi; bisogna creare dei legami profondi con chi si ha di fronte. Un buon leader deve essere un modello, perché le azioni sono più forti delle parole. E in questo, ha spiegato ancora il professore, il leader si differenzia da un capo. La leadership ha bisogno inoltre di autenticità: i discorsi diretti, i dettagli e le esperienze personali dosate nella giusta misura rendono più forte e veritiero quello che diciamo.

Infine nel corso dell’ultimo incontro, il professor Muñiz ha affrontato il tema dello storytelling all’interno delle organizzazioni, che trova nella Chiesa la sua rappresentazione massima. Il senso di appartenenza, l’esperienza sensoriale, il mistero, i rituali, l’evangelizzazione, il potere sopra ai “nemici”, i simboli e la narrativa sono i pilastri della religione, ma sono anche le colonne portanti di molte aziende di successo.
Muñiz ha poi evidenziato quelli che per Andrea Fontana, esperto di corporate storytelling, sono i criteri di efficacia dello storytelling corporativo: intrattiene? E’ memorabile? Emoziona? Genera un sentimento di appartenenza? Aiuta a capire gli eventi? Definisce i confini?

Tante sono le aziende che oggi provano a “vedere storie”. Siamo nell’era del consumo narrativo e dello storytelling che diventa storysharing grazie ai social network.

Foto di gruppo

Foto di gruppo. Gli studenti partecipanti al workshop, il Prof. Muniz e la mascotte Quokka

E visto che tutti siamo storyteller, anche noi studenti nel corso di questi tre incontri ci siamo messi in gioco raccontando e condividendo le nostre esperienze, le nostre paure e le nostre emozioni; perché “una bella storia è una magnifica esperienza”.

Ma di questo vi racconteremo…nel prossimo post!

Giulia Gagliano

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