Tu sei quello che decidi di essere

I telegiornali ci ricordano ogni settimana un dato allarmante e in costante crescita: il tasso di disoccupazione giovanile, ad oggi più del 40%. Ma vogliamo davvero andare a contare i giovani volenterosi, capaci di rimboccarsi le maniche senza però scendere a bassi compromessi, pronti a partire per nuove incognite destinazioni pur di guadagnarsi da vivere?
Sono ancora pochi. Troppo pochi.

Quelli considerati i migliori anni della vita, quelli universitari, vengono seguiti da un buco nero di incertezze, solitudine, frustrazione e nullafacenza. Nell’ era del digitale, dove i tutorial online insegnano qualsiasi cosa, da come cucinare un perfetto risotto a come costruirsi un’auto, quello che sembra prevalere è perlopiù un overload di informazioni, ripetitive e inutili, promosse dall’uomo comune, che si pone come fonte autorevole di sapienza. Ma quali sono le cose davvero importanti da sapere per iniziare a costruire il proprio percorso lavorativo?

Senza apparire saccente o onnisciente, provo a raccontare ciò che ho vissuto sulla mia pelle, ciò che a me sembra ormai scontato ma che non sempre può esserlo, anche per quel 42,6% a cui qualcuna di queste opportunità è mancata. Qui vorremmo invece parlare dell’altro 60%, e di quanto a loro oggi viene chiesto.
Il contesto familiare credo sia da considerare in primis: l’approccio dei propri cari alla vita influisce inevitabilmente le scelte di tutti noi. Ci stimola a fare di meglio o al contrario ci può portare verso il baratro. E’ importante dunque discendere ciò che i nostri genitori sono da ciò che noi possiamo, in meglio o in peggio, diventare.

Un’altra variabile che molte persone sembrano ancora considerare credo sia la differenza tra il mondo reale e digitale: ormai è stato detto in tutte le salse, sebbene i social network sembrino essere più o meno distanti mondi virtuali, paralleli alla corporalità della stretta di mano, sono in realtà molto più vicini al mondo fisico, vivo e vegeto. I recruiter controllano il nostro profilo sulla rete, dunque mai pubblicare selfie di cui potreste pentirvi.

Terzo: viaggiare. Con la mente e con lo spirito seguendo inspirational influencer, leggendo news sul vostro campo di studi, seguendo conferenze. Lasciare andare i pensieri è il miglior modo per trovare idee creative ed evitare di pensare che il lavoro della vita vi caschi dal cielo. Molto spesso la bibliografia opzionale di alcuni testi d’esame nasconde tesori da scoprire. Viaggiare anche fisicamente, ma non solo per andare ad abbronzarsi a Formentera. Quando dicono che le esperienze all’estero aprono la mente è perché oltre a farci conoscere altri stili di vita, nuove arti culinarie, mentalità diverse dalla vostra, vi aiutano soprattutto per conoscere voi stessi. Per capire cosa ci piace e non ci piace fare, per costruire davvero il proprio curriculum. Perché di questo si parla alla fin fine. D’accordo, ciò che lo costruisce non è solo sui libri, ma l’istruzione ti aiuta tantissimo: ci sono tantissime opportunità che se sfruttate a pieno sono un grande trampolino, io ne sono un esempio.

Un consiglio che darò a mio nipote Tommaso, 3 mesi di vita? Al giorno d’oggi, in un mondo senza confini spaziali né temporali, dove le uniche barriere sembrano restare quelle linguistiche e religiose, trova il tuo spazio e rendilo speciale. Viaggia non solo con lo zaino in spalla ma con la mente, ricerca le tue passioni, apprendi da ogni esperienza e da ogni persona conosciuta, e soprattutto sfrutta a pieno gli ingredienti che (anche) il mondo universitario ti mette a disposizione per costruire la ricetta della tua vita.

Tu sei quello che decidi di essere.

Bianca Cappelletti

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