La mia vita all’estero dopo il Compass: Claudio Fioresta e la carriera da Marketing Manager

Lui è Claudio, un ragazzo giovane e determinato che ha avuto il coraggio di inseguire i propri sogni ma soprattutto i propri obiettivi, dopo la laurea al Compass. Rappresenta un modello per tutti noi, laureati e laureandi, che credono nelle proprie capacità e che guardano al futuro con tenacia, come ad un susseguirsi di opportunità che non potranno che arricchire il nostro bagaglio formativo e professionale. Claudio Fioresta ricopre il ruolo di Funding Partner e Marketing Manager di Tax & Advise. A lui è infatti affidata la gestione della pubblicità e della comunicazione esterna della società nei vari mercati, oltre ad occuparsi dell’ottimizzazione dei processi produttivi ed organizzativi. La sua formazione dopo la laurea magistrale in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica è proseguita con un master in Marketing Management all’Università di Buckingham, alla quale sono conseguite diverse esperienze presso agenzie pubblicitarie e nei dipartimenti di marketing di diverse multinazionali.

A ciò si aggiunge il fatto di far parte dello staff tecnico-scientifico di ISFORGES, ovvero dell’Istituto Superiore per la Formazione e la Ricerca Giuridica, Economica e Sociale. Ma ora lascio a lui la parola, in modo che ci possa raccontare meglio il suo percorso lavorativo, dettato dalle scelte di vita che lo hanno incoraggiato a proseguire la carriera in un paese al di fuori dell’Italia.

1. Rompiamo il ghiaccio con una breve presentazione: chi sei e di cosa ti occupi presso Tax & Advise:
Claudio Fioresta, laureato Compass nel 2007. Sono uno dei soci fondatori di Tax & Advise. Il mio ruolo consiste nella gestione della comunicazione interna ed esterna della società, quindi dalla gestione dei processi e del flusso di lavoro interno all’advertising, alla promotion, alla brand awareness e tutto ciò che ne consegue.

2. Quali caratteristiche/competenze deve avere un Marketing Manager? Sicuramente è importante avere una solida base di conoscenza del settore in cui si lavora (conoscere il proprio “prodotto”) e delle dinamiche del marketing. Tuttavia, il lavoro è molto diverso da ciò che studiamo sui libri. Credo che la caratteristica principale che un marketing manager debba avere sia una visione ad ampio raggio, la capacità di ragionare su più livelli e dimensioni e individuare opportunità in relazione alle caratteristiche del mercato, al budget disponibile, ai cambiamenti socio-economici. In parole povere, “being able of connecting dots” è una dote essenziale.

3. Qual’è stato il motivo che ti ha spinto a proseguire gli studi e, successivamente, a cercare un impiego all’estero dopo la laurea magistrale al Compass?
Non si finisce mai di imparare e questo è ciò che mi ha spinto a proseguire la mia formazione. Tuttavia la pratica, l’applicazione delle regole apprese, la produzione di effetti su un mercato reale, valgono molto più di un buon voto all’esame. Quindi ho deciso di completare i miei studi con un internship. In Italia non ho trovato nulla di entusiasmante ed ero fin troppo motivato per accettare di fare fotocopie per tre mesi in un’azienda a caso, questo il motivo che mi ha spinto a cercare opportunità all’estero,  che si è rivelato poi una scelta vincente.

4. Quali competenze ritieni che il tuo percorso universitario al Compass ti abbia fornito per poter affrontare il mondo del lavoro all’estero?
Lo studio di temi attuali e delle dinamiche sociali al Compass mi ha certamente dotato di un occhio critico e analitico verso tutto ciò che ci circonda. Capire cosa succede e soprattutto cosa potrebbe verificarsi in presenza di determinati fattori/condizioni a livello economico, sociale e politico è il primo passo per una strategia vincente in molti settori. All’estero, soprattutto se si lavora in un ambito non scientifico, non ti viene chiesto “in cosa sei laureato”, piuttosto è “cosa sai fare” e “cosa vuoi imparare” che conta di più. I corsi del Compass mi hanno fornito strumenti molto utili. Imparare ad usarli tuttavia è assai differente e non credo che alcun corso universitario possa equiparare la pratica.

5. La tua decisione di vivere fuori dall’Italia è stata di certo coraggiosa, quali sono i punti di forza e le opportunità che porta con sé una scelta simile? E le difficoltà?
Trasferirsi in un altro paese vuol dire cominciare da zero, parlare un’altra lingua, scontrarsi con una cultura differente, sia a livello personale che lavorativo. Tuttavia, ciò costituisce anche una grossa opportunità per capire quello che davvero vogliamo nella vita, liberi dalle “barriere” create dall’ambiente circostante e soprattutto da noi stessi quando perseguiamo obiettivi che non siamo stati noi a prefissare o che magari sono cambiati durante il nostro percorso.  Fare “tabula rasa” e ripartire potrebbe fornire una prospettiva più ampia, una visione più chiara di quale sia il vero traguardo. Inoltre noi italiani siamo in qualche modo avvantaggiati e apprezzati, soprattutto nel mondo manageriale, per il nostro innato talento di pensare “out of the box”, risolvere problemi focalizzandoci sulla soluzione, piuttosto che sulla causa. Londra offre molte, moltissime opportunità e l’ambiente lavorativo è molto meritocratico: una persona valida non avrà problemi a farsi strada, nonostante la competizione sia enorme. Di certo bisogna rimboccarsi le maniche e scendere dal piedistallo su cui ogni laureato si sente, dopo il conseguimento di un obiettivo importante.

6. A seguito delle tue esperienze lavorative all’estero, stai valutando un tuo ritorno in Italia in futuro?
L’Italia è un paese stupendo ma al momento, ahimè, solo per le vacanze. Ora come ora ho intenzione di proseguire qui in Inghilterra la mia carriera lavorativa anche se non mi sento di escludere a priori un mio possibile ritorno, in futuro. L’idea di scontrarmi nuovamente con burocrazia, favoritismi,  demagogia e inefficienza non è molto allettante.

7. Cosa consigli a noi laureandi e ai neolaureati Compass che sognano una carriera fuori dal nostro Paese? Citando le parole di un grande personaggio: “Stay hungry. Stay foolish”. Ora è il momento giusto per provarci ed è anche una situazione molto eccitante dal mio punto di vista, per quanto spaventosa. Si è sempre in tempo a tornare sui propri passi ma, soprattutto, il primo lavoro dopo la laurea non deve necessariamente essere il lavoro della vita, è semplicemente l’inizio di un cammino. L’importante è avere sempre prospettiva, verso i propri obiettivi e sogni, che possono anche cambiare nel tempo. Secondo me non si può e non si deve decidere fin da ora cosa fare nella vita, io in primis non l’ho ancora deciso, ma senza un inizio difficilmente ci sarà una fine.

Ringrazio tantissimo Claudio, parlare con lui è stato per me un’importante insegnamento che mi ha portata ad una riflessione: nessuno di noi deve mai accontentarsi nella vita lavorativa, essere consapevoli del valore che abbiamo e sviluppare nel tempo le proprie capacità sono doti che non devono mai passare in secondo piano. Una laurea ci fornisce gli strumenti per perfezionarci e per fare di noi stessi ciò che sogniamo, dunque cerchiamo di sfruttare sempre al meglio queste opportunità senza mai perdere di vista i nostri obiettivi ed aspirazioni future.

Alessia Poletti

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