Studio e lavoro: una panoramica

Se è vero che il 73% degli studenti italiani vive ancora a casa con i genitori, è altrettanto vero che, secondo la sesta indagine Eurostudent, gli studenti lavoratori in Italia sono oltre il 40%. Il 7.5% risulta essere immatricolato oltre i 25 anni, il 13% ha un’età compresa tra i 25 e i 29 anni e il 6% è over 30.

Le cause vanno ricercate nel bisogno di autonomia, in una volontà di immergersi precocemente nel mercato del lavoro ma anche nell’aumento del costo degli studi e nelle condizioni economiche disagiate ormai dilaganti. Infatti, sempre secondo le statistiche, la percentuale di studenti lavoratori si alza fino al 57.9% tra i meno abbienti e fino al 47.6% nel Nord-est del Bel Paese.

La maggior parte degli studenti lavoratori ha rapporti lavorativi precari, in media part-time, per conciliare alle ore lavorative quotidiane una costante attività di studio.
Per agevolare questa categoria, ritroviamo all’interno della legislatura italiana tutta una serie di diritti che lo studente-lavoratore può rivendicare sul posto di lavoro, presenti proprio all’interno dello Statuto dei Lavoratori. Va innanzitutto ricordato che “ i lavoratori studenti (…) hanno diritto a turni che agevolino la frequenza ai corsi e la preparazione degli esami e non sono obbligati a prestazioni di lavoro straordinrio o durante i riposi settimanali ”. Sono inoltre previsti dei permessi, i cosiddetti “permessi studio”, giornalieri e retribuiti per coloro che devono sostenere le prove d’esame: in questo caso il datore di lavoro potrà richiedere la produzione delle certificazioni necessarie.

Un’altra conquista importante nel mondo degli studenti lavoratori, sono le 150 ore: un monte ore di 150 ore, appunto, spalmate su 3 anni per un massimo di 50 ore all’anno, che lo studente può utilizzare per frequentare corsi e lezioni senza rinunciare alla quotidiana retribuzione. Sono quindi considerati dei permessi straordinari retribuiti, da godere solo laddove l’orario di lavoro andasse a coincidere anche solo parzialmente con l’orario delle lezioni; le modalità di richiesta sono esplicate all’interno dell’art.91 dei CCNL e sono differenti di categoria in categoria.
E’ importante sottolineare che gli studenti lavoratori godono degli stessi diritti e doveri di un qualsiasi lavoratore: quindi contratto in regola, contributi, ferie, salario equo e proporzionato.

Questa è la situazione a livello teorico-legislativo, ma purtroppo non sempre i datori di lavoro collaborano alla buona riuscita di questa ambivalenza studio-lavoro sia per quanto riguarda una turnistica congrua sia per ciò che concerne il riconoscimento dei permessi retribuiti e delle 150 ore: si auspica, quindi, che con il passare del tempo aumentando sempre di più questa tipologia di lavoratori, stando a quanto dicono le statistiche, ci sia una maggiore sensibilizzazione da parte dei datori di lavoro i quali dovrebbero favorire l’ambivalenza studio-lavoro, ambivalenza già presente attualmente in molte città europee tra cui Londra.

Silvia Panariti

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