Eramus a Budapest: cronache semiserie

«Budapest è la più bella città del Danubio; una sapiente auto-messinscena, come Vienna, ma con una robusta sostanza e una vitalità sconosciute alla rivale austriaca. Budapest dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia», queste le parole che Claudio Magris scriveva nel suo Danubio. Se avesse conosciuto l’Università che mi ospita per il mio progetto Erasmus, l’ELTE, avrebbe senz’altro scritto un altro libro.

Nonostante abbia poche Facoltà, l’ELTE può vantare diverse sedi. La sede che frequento tutti i giorni è quella più grande ed è anche parecchio lontano dal centro della città. E’ talmente grande che sembra quasi progettata per far un dispetto ai giovani Erasmus poco pratici.
Abituati alle sedi affrescate e antiche di alcuni palazzi universitari della nostra Bologna, qui si familiarizza con un ambiente diverso.

Lunghi corridoi bianchi si abbracciano e si incastrano formando un rettangolo alto sette piani. L’ascensore è collocato in uno solo dei quattro infiniti corridoi perché tu possa fare il gioco dell’oca cercando la tua aula.
Se stai cercando l’aula numero 300, non stupirti se l’aula accanto è la numero 350. Non si tratta di numerare le aule senza criterio, si tratta di numerarle con creatività.

La mia stanza preferita è quella dell’ufficio Erasmus che chiamerei “reparto di animazione”. Tanti simpatici teatrini che mi hanno vista protagonista insieme alla mia coordinatrice Erasmus: “stagione teatrale” finita la settimana scorsa. Qualche incomprensione, alcune domande rimaste senza risposta e difficoltà che immagino facciano spesso parte del percorso di uno studente Erasmus.

Le lezioni sono molto diverse. Il corso più numeroso è composto da circa 15 studenti. Per chi vuole passare inosservato, starnutire è sconsigliato. L’aspetto positivo è l’avere compiti da fare a casa ogni settimana: sei tornato al liceo e ti senti ringiovanito.
L’Erasmus è un’esperienza che consiglierei a tutti, ti offre la possibilità di entrare in contatto con altre culture, altri usi e costumi e renderti conto quanto sia bella l’Italia, quanto si mangi bene e quanto il bidet sia comodo. Agli iscritti all’Unibo lascio l’onore di rispondere “sto studiando all’Università di Bologna, la prima nel mondo occidentale!” .

Se sei uno studente canterino, anche l’ELTE ha un coro come il nostro coro del Collegium Musicum Almae Matris, diretto dal M° David Winton e il M° Enrico Lombardi. Beh, a dire il vero, non molto simili: l’età media dei “canterini” del coro Bela Bartok dell’ELTE University è intorno ai 55 anni, alla prima prova del coro ero alquanto spaesata. I direttori (Lozi e Zoltan), sono molto bravi nonostante lascino che i coristi trasformino testi latini facendo diventare “qui fecit caelum” in (letteralmente) “cui fezit zellum” incuranti dell’inquinamento acustico che consegue alla loro pronuncia.
A quanto pare il made in Italy piace molto ai miei direttori “adottivi”, in programma per il prossimo concerto (fine aprile): Pietro Mascagni, Giuseppe Verdi e Giovanni Gabrieli. Fortunatamente mi hanno chiesto di leggere il testo in qualità di madrelingua ma i miei tentativi di far leggere ”morto” e non “muorto”, ancora non vanno a buon fine. Per fortuna almeno, non mi fanno cantare ungherese. Vi inviterei al concerto ma Budapest è distante, vi invito dunque a partecipare a quelli del Collegium Musicum della nostra Università di Bologna.

Consigli utili a tutti gli italiani che partiranno per l’Erasmus.
207c4Quando al vostro “vengo dall’Italia” rispondono con tono che credono essere simpatico, “Italia, pasta, pizza, mafia”, compatiteli dolcemente, non capiscono ancora che la mafia è un sistema che appartiene a tutti i paesi.
Quando stranieri ti chiedono se hai visto Il Padrino, rispondigli di no: è l’unico film che hanno visto, pensano di sapere tutto e potrebbero parlarti tre ore solo di quello e farti tante domande sulla mafia come stessero parlando con Don Ciotti. Quando fanno battute sarcastiche sullo Stato Vaticano mostrati sorridente e chiediti: “a chi è che non piacerebbe avere il Papa in casa?”, tutta invidia! Non mostrarti disgustato quando si fanno servire ketchup sulla pizza, fallo quando cucinano spaghetti e wurstel preferibilmente non tagliato ma intero sdraiato sul manto di spaghetti (cotti per 30 minuti), come fosse la Venere di Urbino dipinta da Tiziano.

Antonella Totaro

foto by http://www.francescomorante.it/pag_2/207cd.htm

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2 pensieri su “Eramus a Budapest: cronache semiserie

  1. Un paio di pareri discordanti:

    1) “pizza mafia mandolino” è la battuta tipica dei cabrones espanioles. La quantità di studenti ungheresi che parlano italiano è talmente alta da farti vergognare delle tue capacità intellettive: la lingua ungherese è così ostrogota che parlarne altre, per loro, è come mimare canzoncine. Quindi al tuo “italian?” nel 50% dei casi parleranno con te di ogni argomento con occhi brillanti e italiano perfetto. Senza mai essere stati nel BelPaese.

    2) Le classi sono a prenotazione con numeri massimi di 20 o 40 studenti. Immaginate il numero di professori a contratto in gioco, di fama e provenienza anglofona internazionale (alla Corvinus University of Budapest avevo docenti canadesi, scozzesi, e ungheresi dalla pronuncia madrelingua).
    Il “liceo universitario” ha fatto impallidire la disastrosa condizione delle aule italiane, in cui lo studente numero 12813673212 in una classe se la può beatamente dormire mentre il saccente prof politicizzato con tanto di completo e microfono sproloquia manco fosse Dio in terra.

    3) La numerazione delle classi? Ommioddio. A Budapest non si perderebbe nemmeno un bambino. Hanno le strade divise in blocchi, e per ogni blocco, sotto al nome della via (la targa sui palazzi è ovunque) ci trovi anche scritto es. Déak tère 123–>129. Giuro. Freccetta e direzione, fino alla fine del blocco. Per non parlare del livello di trasporti metro, filobus, tram, autobus: con un abbonamento studenti di soli 11€ mensili (piangete, bolognesi, piangete) avete persino la navetta che vi traghetta da una sponda all’altra del Danubio.

    Fonte: studentessa Compass in Erasmus a Bp.

    • Grazie Mariangela! Il confronto tra esperienze è sempre utile a tutti. Immaginiamo tu sia in un Ateneo diverso da quello di Antonella, se ti va, inviaci anche tu un post con una tua testimonianza in diretta dall’Erasmus. In bocca al lupo!

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