La comunicazione politica sul web: Béatrice Donzelle ospite al Compass

beatrice donzelleNelle europee del 2014, in Francia il Front National, partito di estrema destra, ha vinto con il 25% e il partito socialista ha registrato il minimo storico con il 14,7%. E’ bene ricordare che ha votato solo il 43%.

Partendo da questi dati, lo scorso 25 marzo, Béatrice Donzelle, docente e ricercatrice dell’Università di Paris Est Créteil (UPEC), ospite del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali nell’ambito del progetto Erasmus riservato ai docenti, ha presentato la sua ricerca sulla comunicazione politica.

Partendo dall’esperienza dei sei candidati francesi per il Parlamento Europeo, la ricerca ha inteso indagare i livelli di partecipazione online e se il web aiuta ad allargare la sfera pubblica e l’effettiva partecipazione politica.

Parlando di “politica” è ormai inevitabile pensare ai social media, per lo più ai social network, sfere sempre più collegate tra loro, che generano fenomeni interessanti.
In Francia, e in Italia, la politica è (anche) online: ogni candidato esaminato ha un sito web ed è presente sui social network, anche se la maggior parte di loro in campagna elettorale ha chiuso il proprio sito.
La Griesbeck, dell’Union des Démocrates et Indépendants, su Facebook scrive: “Chers amis, puor respecter les règles strictes eu vigueur, durant les quelques semaines à venir, mon site ne sera plus mis à jour; mais vouz pouvez retrouver toute mon actu sur mes pages Facebook et Twitter“.

L’attenzione sulla comunicazione dei candidati non si è limitata ai canali scelti, ma anche al linguaggio utilizzato in funzione del target: per esempio la Belier, dei verdi, su Facebook e Twitter ha usato la prima persona, le abbreviazioni e le locuzioni tipiche del linguaggio comune. Strategia nota anche a noi che ultimamente abbiamo visto nascere una nuova forza: il “Movimento 5 Stelle”, che per evidenziare il suo essere un “non-partito”, fuori dalle logiche della “casta” e parte del popolo, usa i social media e un linguaggio volutamente “popolare” (per alcuni populista).

Non è il solo che si è voluto avvicinare così ai cittadini: Salvini, Lega Nord, per differenziarsi dai “colletti bianchi” indossa spesso felpe che lo rendono più simile al cittadino comune.
I candidati esaminati dalla Donzelle sono stati particolarmente attivi su Facebook e Twitter anche se non è stata data quasi mai la possibilità di commentare o rispondere ai loro post, denunciando quindi un uso esclusivamente consultivo e propagandistico.

La partecipazione che viene richiesta dai candidati francesi studiati consiste quindi più che altro in supporto che in pratica si concretizza in finanziamenti o condivisione e diffusione dei “post”.
La ricerca ha anche evidenziato che, nei pochi casi in cui è stata data la possibilità di commentare e di creare una sfera aperta al dibattito, l’attenzione non si è concentrata sul candidato e sulle proposte, ma si è scatenata una guerra di commenti e critiche sintetiche in senso orizzontale.
La sfera pubblica online che emerge non è quindi uno spazio di confronto tra cittadini e politici, ma uno spazio in cui i cittadini si trasformano in spettatori e consumatori delle informazioni politiche e i social media diventano strumenti per una comunicazione telegrafica con linguaggio povero e privo di sfumature.

Claudia Moretti

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