Le terribili leggende raccontate ai bambini: le illustrazioni “virali” di Agata Matteucci

Partendo dall’idea che i bambini vivono in un universo parallelo contrapposto a quello degli adulti, un universo spesso molto elaborato e ricco di fantasie, fatto di realtà più o meno distorte, Agata Matteucci, fumettista e illustratrice bolognese ha creato una serie di tavole illustrate dedicate alle leggende che si tramandano ai bambini – o come le definisce lei – “terribili” leggende metropolitane.
Agata è una laureata della nostra magistrale Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale. Le abbiamo fatto qualche domanda per conoscere meglio il suo progetto destinato a diventare virale.

Per prima cosa le abbiamo chiesto come è nata l’idea…
Agata: L’idea è nata un po’ per gioco e un po’ per caso, come poi quasi tutto quel che disegno. Una mia amica un giorno si fidanzò con un ragazzo che, a detta di tutti noi del “vecchio gruppo” di amici, era il sosia di un altro ragazzo che conoscevamo. Decidemmo di farli incontrare e fu in quel momento che mi venne in mente la famigerata leggenda imparata da bambina che recita “Tutti nel mondo abbiamo un sosia, e se lo incontriamo, moriamo”.

Lo dissi ai miei amici, che confermarono anche loro di averla sentita nei primi anni della loro vita. Fu così che incominciammo divertiti a enumerare i falsi miti che durante l’infanzia erano diventati delle verità indiscusse per tutti noi.
Da quel momento iniziai a pensare di farne una serie illustrata e partì la mia missione di ricerca per trovare tutte le più curiose leggende metropolitane legate all’infanzia.

Terribili_Leggende_Agata_MatteucciScorrendo il tumblr che hai creato si scoprono davvero tante e bizzarre leggende. La domanda nasce spontanea: come hai fatto a trovarle?

Agata: Per lungo tempo sono diventata l’incubo di tutti e ho chiesto incessantemente a chiunque incontrassi un contributo al mio progetto. La cosa curiosa è che la maggior parte delle persone a cui raccontavo il mio lavoro aveva subito in mente le personali terribili leggende metropolitane a cui aveva ciecamente creduto durante l’infanzia. Credo che per lo più sottovalutiamo quanto questi falsi miti si radichino nel nostro subconscio e rimangano parte di noi, diventando a volte delle vere idiosincrasie.

Inoltre durante la mia ricerca mi sono resa conto che una grande parte di queste leggende è senza tempo e viene reiterata di generazione in generazione, con minime varianti. Dei grandi classici sono: la gomma da masticare che non si deve ingoiare perché tossica, guardare la tv troppo da vicino fa male alla vista, ingoiare i semi di un frutto fa crescere la pianta in pancia, fare il bagno dopo mangiato provoca morte certa…

Un’illustrazione dopo l’altra, il tuo progetto ha preso forma. Quale finalità ti sei posta?

A: Il fine delle “Terribili leggende” è in primis divertire, ma anche incastonare in qualche modo il suggestivo Terribili_Leggende_Agata_Matteucci_2universo parallelo dei bambini, elaborato e fatto di fantasie, di regole e di realtà più o meno distorte. Molte delle verità indiscusse che apprendiamo da bambini – imparate di solito da un compagno di scuola a cui l’ha detto “suo cugino” – si sedimentano nella nostra memoria provocando a volte dei veri e propri traumi, dei segreti tabù che ci trasciniamo fino all’età adulta, alimentando le nostre insicurezze e nevrosi personali. Io tutt’oggi non mangio la punta della banana, ad esempio (la leggenda vuole che sia potenzialmente tossica per la puntura di un insetto velenoso).

Da brava esperta di comunicazione, immagino avrai pensato anche ad un piano efficace di diffusione delle tue illustrazioni. Come intendi promuovere il tuo lavoro?

Per le “Terribili leggende” la mia intenzione è di sfruttare il più possibile il potere dei social network.

Ne ho fatto una pagina Tumblr  e una pagina Facebook  e condivido ogni nuovo post sul mio profilo Twitter  con l’hashtag #terribilileggende, sul mio profilo Facebook  e sul mio blog personale 

Ho segnalato il mio progetto anche a diversi portali legati al fumetto (in questi giorni, per esempio, ne hanno parlato il sito “Fumettologica”  e Repubblica Bologna  con l’obiettivo di poter cavalcare il relativo seguito per aumentare il mio bacino di utenza.

La mia speranza è che così facendo si generi in tempi relativamente brevi un ‘tam tam’ tra i lettori tale da permettere alle “Terribili Leggende” di andare oltre la nicchia ed entrare nella stratosfera, diventando ampiamente note e condivise in giro dal maggior numero di utenti possibile. Teoricamente, renderle virali non dovrebbe essere impossibile: in fondo tutti noi ci riconosciamo potenzialmente nelle “Terribili leggende”, semplicemente perché al loro interno c’è qualcosa che colpisce un vastissimo gruppo di persone: le prime paure legate all’infanzia.

Tuttavia, nessuno purtroppo possiede la bacchetta magica per far diventare virale qualcosa e nessuno sa con sicurezza cosa lo diventerà. Quello che posso fare è continuare a perfezionare i miei lavori e le mie chance di conseguire questo risultato, confidando nella bontà del mio progetto e sempre con la consapevolezza che molte cose diventano virali anche solo per puro caso o fortuna.

Terribili_Leggende_Agata_Matteucci_3

 Grazie ad Agata Matteucci per aver risposto alle nostre domande.

 …e voi state già facendo mente locale e ripensando alle vostre leggende? Ricordatevi di segnalarle con l’hashtag #terribilileggende  

 

 

 

 

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