Open Data in chiaroscuro: complessità, applicazioni e implicazioni

Venerdì 6 marzo, all’interno del seminario organizzato dal laboratorio Open Data Comunicazione e Sanità, è intervenuto l’ingegnere Dario Bottazzi, per discutere sulle politiche di partecipazione e trasparenza, sul lavoro delle PA e sull’importanza di un governo più intelligente e innovativo. Tutto questo è stato presentato e discusso in relazione al tema degli Open Data.

Dario_Bottazzi

L’Ing. Dario Bottazzi apre il III Seminario sulla Open Knowledge

Si parte da un’analisi delle difficoltà che hanno le amministrazioni nell’individuazione dei problemi, spesso causate da un’organizzazione troppo gerarchica che provoca un deficit di attenzione. Qui la domanda che ci si pone è: come renderle più efficienti?
La riposta più opportuna è: dare voce ai cittadini, porre loro nelle condizioni di poter prima informarsi e poi partecipare attraverso, ad esempio, la pubblicazione dei dati, che risultano fondamentali nell’intento di coinvolgerli.

L’elemento centrale da comprendere è che per ogni tipo di politica che si vuole attuare, occorre prima decidere quale tipo di coinvolgimento mettere in atto, per favorire la partecipazione dei cittadini. In questo caso, fornire dati significa fornire informazioni e di conseguenza un terreno sociale favorevole alla partecipazione attiva.

La necessità di ricercare i dati per poi intervenire, non è un fatto nuovo, risale infatti già alla metà del 1800, quando uno studioso per sconfiggere un’epidemia a Londra chiedeva che fossero resi disponibili i dati delle zone più contagiate per poter analizzare l’evento e poi intervenire.

Ciò che è importante capire, però, è che gli Open Data sono utili a tutti non solo ai tecnici o agli esperti, servono per fare monitoraggio sociale, per capire come sono spesi i soldi pubblici, se le opere di ricostruzione, ad esempio, per il terremoto nell’Emilia stanno procedendo, ma anche per favorire coesione.

Dopo aver chiarito l’importanza che rivestono questi dati aperti, bisogna poi comprendere il processo di pubblicazione dei dai.

Una platea numerosa di studenti ha partecipato al Seminario

Una platea numerosa di studenti ha partecipato al Seminario

Essi sono regolamentati dalla direttiva 2003/98/CE e in grandi linee il percorso da seguire è quello di: capire il problema, decidere la licenza e pubblicare il dato. Nel particolare, occorre innanzitutto, affrontare il problema della titolarità del dato, la domanda da porsi è: il tuo ente è titolare del dato?

Il secondo step è quello di analizzare la legittimità del dato facendo attenzione alla privacy e al copyright e il consiglio per evitare pene è quello di aggregare i dati.
Poi bisogna analizzare il dato vero e proprio, cioè scegliere un formato adeguato e semplice che ne permetta il riutilizzo (essendo questo uno degli scopi principali).

Il quarto passaggio è quello della scelta della licenza, tra le quali la più usata è la creative commons che permette vari assemblaggi, come la CC0 che prevede zero vincoli ed è la più permissiva.
Infine avviene la pubblicazione del dato, al quale bisogna dare la capacità di essere ritrovato, per questo occorre utilizzare dati che descrivono il dato chiamati ‘metadati’.

Concludendo si può affermare che gli open data sono un’arma potente, ma ancora c’è molto da fare per la loro conoscenza e diffusione.

Sara Pasqualini

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