#FOODPORN : quando il cibo va di moda e si mangia con gli occhi

Gamberi rossi, crudi, con salsa alla curcuma. Linguine allo scoglio, tortino con cuore caldo di cioccolato. Ho appena gustato questi piatti in un buon ristorante? No, ho semplicemente aperto Instagram con il tag #FoodPorn, che attualmente genera ben 44.697,011 risultati.

foodporn Per l’origine di questo termine, volutamente forte, ma che non racchiude  nulla di volgare, dobbiamo risalire a ben trent’anni fa, quando nel suo  libro “Female desire. Women’s Sexuality Today”, la critica femminista  Rosalind Coward descrisse la food-pornography come la  “presentazione del cibo come atto d’amore, che susciti la voglia di  essere mangiato”, affermando che la pornografia del cibo è paragonabile  a quella sessuale, in quanto ispira desiderio e comporta piacere.

Che siate d’accordo o meno con la Coward, dobbiamo ammettere che tutti in un modo o nell’altro ne siamo venuti a contatto ed abbiamo contribuito a far sì che il fenomeno dilagasse sul web, dove l’unico imperativo che valga è raccontare tutto in real time, anche quello che si mangia.

Con la complicità dei social, quali Instagram, Flickr, Pinterest e dei numerosi programmi di cucina, non sono più solo i food-blogger ad avere il monopolio, ma tutti possono essere “commensali virtuali” e condividere con altri utenti i loro piatti sapientemente cucinati, o semplicemente fotografati con mise en place che stimolano i sensi.

Un tempo erano le ricette a farla da padrone sulle riviste, oggi invece quello che conta è l’immagine, che sia un piatto cucinato con maestria o un semplice croissant, nascono ogni giorno app dedicate da usare con i nostri smartphone, con filtri appositamente creati per far risaltare cosa abbiamo nel piatto.

D di Repubblica ha stilato un “decalogo” di otto mosse su come fotografare il cibo, consigliando una luce naturale, posizionandola diagonalmente per mettere in risalto la superficie e la consistenza, lateralmente per ottenere un effetto più delicato, cambiare il contenitore per renderlo particolare e fare attenzione alla scelta delle stoviglie e tovagliette.

foodporn Interi gruppi su Pinterest e Flickr, dedicati solo ed    esclusivamente all’arte del cibo, dal cosiddetto junk-food,  anch’esso con un hashtag dedicato ( #junkfood) alla cucina  vegana e vegetariana, tutto può essere fotografato e farvi        ottenere like e visibilità.

 Ad ogni modo, sul fatto che il food-porn sia di tendenza e sia un  vezzo della società moderna siamo tutti d’accordo. Un po’ meno  entusiasti del dilagare di foto su Instagram sono invece gli  chef,ancor più se stellati.

Fotografare il cibo al ristorante è come rubare un’opera d’arte?

Sembra pensarla in questo senso Gilles Goujon, chef francese pluristellato, sostenendo che fotografare il cibo e diffondere le foto dei suoi piatti non solo toglie la sorpresa, ma è anche un po’ lesivo della proprietà intellettuale dei piatti. Rischia di essere copiato.

Alexandre Gauthier, chef francese del ristorante “La Grenouillère”, afferma invece: “Cerchiamo di spingere i nostri clienti a prendersi una pausa dalle proprie vite. Per questo invitiamo tutti a spegnere i cellulari durante il pasto”.

Ma non tutti la pensano in questo senso, per esempio Carlo Cracco, uno dei cuochi più famosi a livello internazionale, reso noto al grande pubblico per il suo sorprendente uso dell’uovo in cucina e dal 2011 per la partecipazione come giudice al talent culinario Masterchef Italia.

Cracco afferma che «In mezzo al gran calderone della rete qualcosa di storto sicuramente c’è, ma emergono anche molti aspetti positivi. Questo continuo postare sui social ciò che mangiamo, ad esempio, ci rende sì più ossessivi, ma anche più attenti a quel che consumiamo. Io non ho alcuna paura di ciò. La cucina, del resto, è condivisione, e non c’è niente di meglio che declinare questa ricchezza in tutti i suoi aspetti possibili, stimolando la passione in chi ci circonda».


E’ un fenomeno in lento declino o continueremo ancora per molto a cavalcare l’onda di questa tendenza? Possiamo parlare di solitudine collettiva dei new media?

Siamo sempre connessi ma spesso tutto ciò impedisce la comunicazione vera e reale, in questo senso e su questa riflessione non possiamo non citare Sherry Turkle, psicologa laureata ad Harvard, definita l’”antropologa del cyber-spazio” ed una delle massime esperte degli effetti della cultura digitale nella società. Si parla di nuove forme di solitudine, all’interno del suo ultimo libro “Insieme ma soli”, di una sorta di mercificazione dei rapporti e di una crescente alienazione nei confronti del reale, con la nascita di nuove forme di solitudine.

Spesso manca la condivisione di chi è, davvero, a tavola con noi.

                                          cellulare tavola foodporn

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