Nasce l’Università del volontariato

E se il volontariato diventasse un percorso di studio? E’ quello che sta succedendo in ben 3 città italiane.
La prima Università del volontariato è nata a Milano, poi a Treviso e da qualche giorno è realtà anche a Bologna.
La nostra redazione ha partecipato alla giornata di presentazione che si è tenuta a Bologna lo scorso 23 febbraio, nella magnifica cornice di Sala Marco Biagi.

Sala Marco Biagi. Immagine dal sito www.volabo.it

Sala Marco Biagi.
Immagine dal sito http://www.volabo.it

Si tratta del terzo progetto italiano di Università del volontariato.
L’incontro è stato organizzato da VOLABO, il Centro servizi per il volontariato che opera in provincia di Bologna, associata ad altri enti e organizzazioni partner.
Tra questi, per citarne alcuni: AICCON, ANCESCAO, ARCI, AUSER ER, Fondazione Sodalitas, Anteas, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Ausl e Città Metropolitana di Bologna, Istituzione Minguzzi,  Istituzione per l’inclusione sociale e comunitaria don Paolo Serra Zanetti, Istituto Italiano della Donazione, Forum del terzo settore di Bologna, Europe Direct ER.

Le origini e le ragioni alla base della scelta di istituire una Università per il volontariato sono state illustrate da Ivan Nissoni, Presidente del Centro Servizi per il Volontariato di Milano e Luca de Paoli, Portavoce del Forum Terzo Settore dell’Emilia-Romagna. L’attenzione, in particolare, è stata posta sulla novità che un’iniziativa del genere rappresenta per questa società.

“L’Università del Volontariato rappresenta una modalità di partecipazione condivisa, che deve essere parte di forme condivise (associazioni, cooperazione sociale, volontariato) che possano offrire nuovi strumenti e nuove occasioni”, ha affermato Luca De Paoli.

Per Ivan Nissoni, le proposte nascono dal mondo della formazione, nella possibilità di confrontarsi con la realtà, e quindi nella possibilità di non rincorrere le emergenze, ma governare le emergenze, come lo stesso ha detto.

La seconda parte dell’incontro ha messo in evidenza le caratteristiche vere e proprie di questo progetto.
Sono state Paola Atzei e Cinzia Migani di VOLABO a presentare l’offerta formativa – connessa anche ad un protocollo d’intesa che prevede la collaborazione con l’Università di Bologna; sono state anche illustrate le ricche aree tematiche che includono tutto ciò che potrà essere utile per costruire una comunità competente, più capace di intervenire, nata da un percorso didattico che dia peso e riconoscimento ad un impegno permanente.

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Presentazione Università del volontariato. Immagini dal sito http://www.volabo.it

Ad approfondire la dimensione accademica del progetto sono stati tre docenti dell’Ateneo bolognese: Bruna Zani, docente di Psicologia di Comunità, Pina Lalli, docente di Sociologia della comunicazione e Stefano Zamagni, docente di Economia Politica.

Il tema della formazione come relazione è al centro dell’intervento di Bruna Zani. “Ci sono tre bisogni psicologici di base per facilitare il benessere personale e sociale: la competenze, l’autonomia e la relazione – afferma la docente. Il concetto di relazione presuppone l’interdipendenza, quindi non andare verso l’altro, ma costruire insieme”.

E’ un aspetto molto interessante quello messo in evidenza da Bruna Zani. La relazione ora intesa come reciprocità. Il considerare l’Altro come un soggetto a pieno titolo della relazione, essendo entrambi sullo stesso piano.

Il volontariato può diventare anche agente d’influenza dell’opinione pubblica. Questo il focus dell’intervento di Pina Lalli. Numerose sono le aree di azione in cui questo può esplicitarsi; oggi, in particolare, è impossibile ignorare anche il ruolo dei social media quali strumenti per raggiungere obiettivi d’informazione e formazione.

A tale proposito, Pina Lalli ricorda l’attività dei due laboratori di Storytelling che nella nostra laurea magistrale stanno appunto lavorando in collaborazione con Volabo e con l’associazione di volontariato Onconauti, e che forniranno contributi utili per uno dei primi corsi dell’Università del Volontariato.
Trattandosi di strumenti di condivisione, l’obiettivo di comunicazione che si deve porre un’istituzione come l’Università del Volontariato è capire come coinvolgere e appassionare le persone verso una causa sociale.

Infine Stefano Zamagni sottolinea l’importanza della formazione per il volontariato, al fine di costruire – per suo tramite – capitale sociale.
“L’università è importante per creare reciprocità, ovvero uno scambio, una relazione biunivoca, con un’unica missione per il volontario: donare senza chiedere nulla in cambio e senza offendere l’altro. E’ così che si crea un capitale sociale positivo”, che sappia gettare ponti e non chiudersi all’interno di un’unica cerchia di riferimento.

Se nel 2014 coloro che dedicavano gran parte del loro tempo ad attività di volontariato erano circa sei milioni e mezzo di persone, con la realizzazione anche di questo progetto, ci si augura che il volontariato diventi non un semplice dovere di cittadini “buoni”, ma un arricchimento di solidarietà per ciascuno attraverso  la donazione del proprio tempo per un bene comune.

Non semplice filantropia anglosassone, dunque. Ma relazione, partecipazione e associazionismo: non possono che rappresentare una ricchezza per il nostro Paese.
Un progetto di alto valore civile che merita di essere incoraggiato e sostenuto.

In bocca al lupo allora a chi frequenterà questo nuovo percorso di studio e di aggiornamento.
Se volete saperne di più, visitate il sito su Volabo.

Antonietta Nardella

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2 pensieri su “Nasce l’Università del volontariato

  1. Cosa significa università del volontariato?!
    Insegnare a lavorare gratis?!
    Esistono già corsi che formano soggetti in grado di lavorare sul disagio sociale, sulle relazioni educative. Se è di questo che si tratta bisognerebbe investire sulle professionalità. Illuminatemi, perché non comprendo!

  2. Certamente occorre investire nelle professionalità e nelle competenze! Anche quelle di chi volontariamente dona il suo tempo per arricchire la comunità a cui partecipa. Nel sito di Volabo si trovano le informazioni dettagliate sui percorsi formativi, che Volabo cerca oggi di “mettere a sistema” proprio per segnalare l’importanza delle competenze.
    Circa il “lavorare gratis”: oltre la dimensione puramente economica, il volontario di per sé dona il suo tempo (con sempre maggiore competenza), ma genera anche risorse… Magari anche solo nel permettere inclusione e inserimento persino nel tessuto socio-economico. Ma il discorso merita continuazione… Ad esempio partecipando ai percorsi offerti da Volabo nella “Università del volontariato”
    (PL)

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