La voce del calcio. Intervista ad Alessandro Iori, telecronista di Premium Calcio e redattore sportivo presso TRC

Ex studente di Scienze della Comunicazione di Bologna, oggi telecronista per Mediaset,  redattore sportivo e conduttore per TRC, Alessandro Iori dal 2002 (anno della sua laurea) ad oggi, ne ha fatta di strada.
Una delle voci note di Premium Calcio che accompagnano i tifosi di tutta Italia negli interminabili weekend calcistici, Alessandro si racconta in questa ampia intervista illustrandoci il suo percorso , tra crescita professionale e curiosità legate al suo ruolo che affascina la maggior parte degli “aspiranti comunicatori” che sognano di entrare nel mondo dello sport, quello da telecronista.

Alessandro Iori con Leo Messi

Alessandro Iori con Leo Messi

Alessandro Iori, da ex studente dell’università di Bologna che ricordo hai dell’Alma Mater?
Ho ottimi ricordi dal punto di vista umano, per le amicizie intrecciate e i legami che ancora durano a distanza di anni. Sono buoni anche i ricordi relativi alla qualità dei professori e dell’insegnamento, mentre mi resta ancora qualche perplessità sull’organizzazione (solo nell’ultimo mio anno Comunicazione aveva finalmente una sua sede, negli altri anni eravamo “nomadi” in varie sedi) e sulla connessione del corso di laurea col mondo del lavoro. Io avevo un percorso in testa che, fortunatamente e per il momento, sono riuscito a realizzare: già nella scelta degli esami opzionali ero orientato al giornalismo. Mi auguro che in questi anni (la mia laurea risale al 2002) il corso si sia attualizzato con maggiori elementi di concretezza.

Ricordi un esame che più di altri ti ha fatto sudare?
Il primo che mi viene in mente è l’esame di Relazioni Internazionali: il professor Luciano Bozzo col suo assistente Emidio Diodato ci regalarono tre mesi di lezioni di altissimo livello, ma in cambio la mole di volumi da studiare era notevole (a partire dal temutissimo Di Nolfo). Sudore per la quantità di studio richiesta, ma alla fine anche grande soddisfazione per l’esame e la relativa votazione. Da appassionato di storia, quell’esame mi è rimasto nel cuore. Ma solo dopo averlo superato.

Ci racconti il tuo percorso professionale dopo gli studi?
Diciamo che il percorso era già iniziato durante gli studi. Immediatamente dopo l’esame di maturità avevo cominciato a collaborare col Resto del Carlino nella redazione di Reggio Emilia. Da lì, sfruttando alcune conoscenze che avevo maturato nei primi mesi di collaborazione, ho debuttato come radiocronista delle partite della Reggiana a Radio Erre, emittente del gruppo E’ Tv. Dalla radio, sono passato alle tv del gruppo: Teletricolore a Reggio Emilia, Antenna 1 a Modena e Rete 7 a Bologna. Le emittenti, alla domenica, entravano nel circuito della trasmissione “Qui studio a voi stadio” di Telelombardia: ho curato i collegamenti da Modena e Parma, un’esperienza che mi ha permesso di avere contatti a Milano, che ho sfruttato quando nel 2005 Mediaset ha lanciato Premium sul digitale terrestre. Sono diventato telecronista per le partite di Serie A e di Champions. Accanto a questa, che resta la collaborazione più importante e gratificante, ne ho sviluppate altre: una che ricordo sempre con grande piacere è quella col canale satellitare ESPN Classic, ora chiuso. Per anni ho commentato vecchi eventi di calcio, tennis, basket, sport invernali e tanto altro. Resta invece viva la collaborazione col Guerin Sportivo, rivista che ho amato fin da bambino, mentre nel panorama locale delle tv emiliano romagnole ho chiuso la collaborazione con E’ Tv e ora sono redattore sportivo e conduttore presso l’emittente TRC, la più vista in Emilia Romagna, con sedi a Modena e Bologna.

C’è un’esperienza che ti ha fatto crescere più delle altre?
Di tutte le esperienze che ho fatto mi resta qualcosa: a E’ Tv ho imparato l’arte della “sopravvivenza” in diretta. Poche risorse, poco personale ma tante ore in onda, durante la diretta era necessario essere preparati a qualunque evenienza. Ovviamente però il lavoro a Mediaset ha moltiplicato le mie competenze sia come telecronista sia come autore di servizi.

È stato difficile entrare nel mondo del lavoro, dopo la laurea?
Per me no: credo di essere stato fortunato, ma se devo riconoscermi un merito credo sia sicuramente quello di aver preparato in qualche modo la strada con buon anticipo, iniziando già a collaborare con varie testate durante gli studi. L’apprendimento delle regole di redazione e del mestiere sul campo è un insegnamento insostituibile da affiancare al percorso universitario.

Quanto gli argomenti trattati nel tuo percorso di studi, ti hanno aiutato e ti stanno aiutando nella sfera professionale?
Beh gli esami sostenuti col professor Grandi e la professoressa Rizza (in tema di comunicazioni di massa e linguaggio televisivo) sono ancora ben presenti nella mia vita quotidiana. In più, la tesi di laurea col prof. Tonello  (dedicata al calcio come prodotto televisivo) mi ha permesso di approfondire alcuni aspetti tecnici determinanti per la mia vita professionale.

Viviamo in un’epoca dove la comunicazione sta sempre più diventando “social”; tu utilizzi molto i social network?
Decisamente, soprattutto Facebook e Twitter. Non solo per divertirmi ma anche per promuovere le trasmissioni a cui partecipo e aggiornare in tempo reale gli ascoltatori con news e commenti.

In tal proposito, quanto influiscono nella tua sfera lavorativa?
Influiscono sempre di più, anche perchè la comunicazione di società sportive, squadre, giocatori e atleti è sempre più sbilanciata verso i social a scapito dei media tradizionali, inclusi i siti internet ufficiali.

A quale dei compiti svolti, e che stai svolgendo tuttora, sei più “affezionato”?
Quello di telecronista, senza dubbio: raccontare una partita o un evento in diretta è un’emozione sempre nuova. E credo onestamente sia anche la cosa che mi riesce meglio. Mi piace però anche ricordare la rassegna stampa che curo almeno una volta a settimana su TRC (generalmente il lunedì mattina): mi dà la possibilità di testarmi anche in un ambito non solamente sportivo ed è uno stimolo a rimanere aggiornato sui temi che esulano anche dal mio ambito professionale principale

Ci racconti un po’ cosa significa fare una telecronaca di un match?
Significa cercare di colmare il gap emotivo tra chi vive la partita allo stadio e chi la vive nel proprio salotto, cercando di impreziosire il racconto con attenzione ai particolari, supporto statistico, rigore regolamentare. La difficoltà sta nell’essere preparato a ogni tipo di avvenimento: quindi conoscere al meglio il regolamento per non avere incertezze, conoscere squadre e giocatori per cercare di capire nel minor tempo possibile sviluppi tattici, gesti, situazioni. Passando dagli esordi in radio alle telecronache in tv, ho toccato con mano quanto i due racconti siano distanti: il racconto radiofonico cerca di ricostruire nella mente degli ascoltatori un’immagine che è invece il dato di partenza della telecronaca. Per questo nella telecronaca è necessario cercare di andare oltre: arricchire l’immagine con le parole, non duplicarla inutilmente. Come diceva Nando Martellini, uno dei “padri fondatori” delle telecronache sportive italiane, “il telecronista deve sistemarsi idealmente accanto alla tv e arricchire l’immagine”. Invece il rischio è quello di sedersi davanti alla tv, soffocando l’immagine col proprio racconto ridondante e disturbando la fruizione del telespettatore.

Un telecronista parla per più di un’ora e mezza consecutivamente; hai mai “avuto paura” di non sapere cosa dire?
Per tutto ciò che ho detto prima, no. La telecronaca non nasce al fischio d’inizio: è un lavoro di preparazione che dura per tutta la settimana, con aggiornamenti, notizie, appunti. Se la base di preparazione è solida, non si resterà mai senza parole. Anzi: per quanto mi riguarda, arrivo alla partita con una discreta mole di annotazioni e non ne ho mai usate più del, esagero, 20%. E’ la partita che ti guida a sfruttare quelle più calzanti, quelle più attinenti.

Qual è stata la telecronaca più emozionante che hai fatto?
Potrei citarne diverse: l’esordio in Serie A, Modena Bologna nel settembre 2003 per la defunta piattaforma pay “Gioco Calcio”, oppure la prima in Champions League, Lione – Real Madrid nel settembre 2006 allo Stade de Gerland. Scelgo però Liverpool – Barcellona, partita di ritorno degli ottavi di finale di Champions, marzo 2007: l’atmosfera di Anfield non ha eguali, sentire all’inizio e alla fine della partita tutto lo stadio cantare “You’ll never walk alone” mi resterà dentro per sempre. Recentemente, non male nemmeno il derby Roma – Lazio del gennaio 2015: al gol del 2-2 di Totti ho rischiato di perdere la voce. In effetti, molti dei gol più belli che ho commentato sono di Totti: credo di portargli una discreta fortuna.

Cosa consigli ad un ragazzo alle prime armi che sogna di diventare quello che sei tu ora?
L’ho detto tra le righe qualche risposta più su: prepararsi una strada con buon anticipo e buttarsi nella mischia per toccare con mano il mondo del giornalismo, della tv, delle telecronache: è un mestiere che non si studia sui libri, ma si apprende solamente “sul campo”.

Grazie per la disponibilità Alessandro; per concludere vuoi dire qualcosa ai lettori?
Se siete arrivati fin qui, avete una bella resistenza. Grazie a voi, in bocca al lupo.

Rocco Lucio Bergantino

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2 pensieri su “La voce del calcio. Intervista ad Alessandro Iori, telecronista di Premium Calcio e redattore sportivo presso TRC

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