A lezione di partecipazione

Mercoledì 28 Gennaio, presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, si è tenuto il secondo seminario sulla Open Knowledge organizzato dal laboratorio Open Data, Comunicazione e Sanità coordinato da Valentina Bazzarin.
Oggetto dell’incontro è stato il tema della democrazia partecipativa dei cittadini: Relatore del seminario è stato il professor Rodolfo Lewanski, che attraverso un ipotetico viaggio tra le varie forme di partecipazione, ci ha mostrato la necessità del coinvolgimento attivo della cittadinanza nel processo democratico.

Il professor Lewanski ha introdotto l’argomento coinvolgendoci in un esperimento che dovrebbe farci comprendere come sia difficile parlare di partecipazione per i cittadini: perché un cittadino è attivo e perché un altro è passivo? Come si fa a partecipare?

Ognuno di noi ha definito il significato della parola “Partecipazione”. Tra i tanti metodi possibili per fare questo stesso esercizio, Lewanski cita il “World Cafè”.

Nato nel 1995, è un metodo che permette a piccoli gruppi di discutere intorno a una domanda aperta. Il format è concepito come un forum per il pensiero creativo o aperto e mira a equilibrare i rapporti di potere tra i partecipanti, al fine di capire e imparare da più punti di vista.

Reciprocità, Interazione, Dialogo, Ascolto, Inclusione, Decisione, Condivisione, Soluzioni Creative. Le nostre risposte, hanno toccato tutte le sfumature della partecipazione.

In primis il dialogo: si utilizza il termine ascolto che presuppone la reciprocità, la disponibilità ad ascoltare l’altro veramente con l’intenzione di capire il messaggio che vuole trasmetterci. Il termine ascolto va poi accoppiato col termine inclusione, che riguarda il “chi c’è”: i partecipanti devono arrivare a una forma di condivisione per assumere una decisione. Perciò il dialogo è quella necessaria interazione discorsiva che ci aiuta ad operare una scelta all’interno di un gruppo.

Sul tema dell’Open Governament, il professore ci ha illustrato come lo Stato, che ha il monopolio dell’uso legittimo della forza, spesso compia esercizi simbolici e rassicurativi accettando apparentemente uno scambio dialogico, ma di fatto manipolando e strumentalizzando.

Un esempio pratico accade quando il popolo si riunisce in assemblea: nella classica situazione assembleare, la suddetta partecipazione dialogica è difficile da trovare, poiché ci sono solitamente 3/4 persone che detengono il potere e la conoscenza, mentre tutti gli altri hanno un ascolto di tipo passivo.

La reciprocità e la dimensione dialogica, sono difficili da realizzare anche riguardo al setting poiché in tale contesto si favorisce l’anonimato e subentrano determinati fenomeni psicologici tali per cui la dinamica del gruppo non è più equilibrata.

Facendo un passo indietro nella storia, la prima democrazia rappresentativa dell’età moderna nasce nel 1776 con gli Stati Unti d’America. Il voto è il principale canale di partecipazione dei cittadini. Purtroppo oggi la democrazia rappresentativa vive una grave crisi di legittimazione strutturale, aggravata da fattori contingenti quali la crisi economica, tensioni sociali, populismo montante, disaffezione della popolazione. Se vuole sopravvivere deve sapersi reinventare.

Il problema che si pone riguarda il ruolo da accordare ai cittadini riguardo alla partecipazione: dal punto di vista semantico la parola contiene il significato di prendere parte, dal punto di vista politico quali sono le forme di coinvolgimento attraverso cui i cittadini influiscono sulle decisioni?

La mia partecipazione può dirsi attiva quando riesco a orientare. Quando la mia attività è manifesta e influenzo le scelte politiche, quanto potere ha la decisione del cittadino? Consideriamo che ci sono soggetti organizzati portatori di interessi privati che spesso orientano e fanno pressione nei processi decisionali con grande danno nei confronti di tutta la cittadinanza, poiché non si rispetta la concezione procedurale della democrazia che deve essere garantita in ogni circostanza.

Abbiamo quindi analizzato le nuove forme di partecipazione dei cittadini, oltre al diritto di voto, che vengono sperimentate e istituzionalizzate in molte regioni e città del mondo. Esemplari sono le Conferencias Nacionais de Politicas Publicas che hanno coinvolto i cittadini brasiliani in processi partecipativi partendo dal basso, dal livello locale a quello nazionale, con impatto significativo su politiche e legislazione. Lewanski sottolinea come questi nuovi flussi di cultura politica che trattano della partecipazione dialogicodeliberativa, si vanno a mescolare, unire, incrociare, sono un fenomeno globale. Riguardano l’ esperienza brasiliana sul Bilancio Partecipativo di Porto Alegre che consiste sul potere dei cittadini di decidere dove e come spendere i soldi delle loro tasse; l’esperienza danese dei Tecnological Assessment che sono processi partecipativi attraverso cui i cittadini possono valutare l’introduzione delle nuove tecnologie (nucleare, ogm) .

In ultima analisi l’esperienza dell’Irlanda. Gli Irlandesi istituiscono la Constitutional Convention. Il parlamento irlandese coinvolge i suoi cittadini attraverso una nuova forma di partecipazione chiamata democrazia deliberativa. Si forma, tramite sorteggio, un campione di cittadini stratificato sulla base di diversi parametri in modo da garantire la presenza di tutti i gruppi. Il microcosmo che rappresenta il tutto.

I cittadini partecipano insieme ai parlamentari ai tavoli di trattativa e attraverso una tecnica simile al World Cafè, possono fornire un contribuito alla revisione della costituzione.

Il professore ci spiega che la democrazia deliberativa non coincide con la democrazia partecipativa, non è una democrazia diretta e non può considerarsi un’alternativa alla democrazia rappresentativa ma può considerarsi come un’espansione e un’integrazione.

Concludendo: la cartina al tornasole è il potere. Quando c’è un processo partecipativo dobbiamo capire se ci sono delle garanzie e promuovere proattivamente i cittadini attraverso processi di inclusione che danno spazio a tutte le voci. E’importante capire che la diversità va ricercata, non l’omogeneità: noi dobbiamo fare il bridging fra persone diverse, utilizzando metodi simili a quello del World Cafè che favoriscano il clima dialogico propizio all’esplorazione aperta in modo da far fruttare l’intelligenza collettiva.

Se vuoi saperne di più, consulta lo stream di contenuti del Seminario che abbiamo creato sulla piattaforma Scribblelive.

Francesca Ferracini

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