Quando i politici ‘cinguettano’. Ecco come Twitter cambia il linguaggio delle istituzioni

Nell’era 2.0 la politica si fa in soli 140 caratteri. Basta lunghi discorsi, video e comizi noiosi, bisogna essere rapidi, sintetici ed efficaci; per questo Twitter è l’arma preferita dai politici italiani.

Nella top ten dei più seguiti sul social dall’uccellino azzurro, è Beppe Grillo a svettare, con oltre 1 milione e mezzo di follower; e Renzi, per una volta, si deve accontentare del secondo posto. Seguono poi Nichi Vendola, Pier Luigi Bersani ed Enrico Letta. Fuori dai giochi il leader della Lega Salvini, che conta ‘soli’ 82mila seguaci. Eppure i suoi tweet sono i più ritwittati. Non stupisce invece che il ‘premio’ di più social vada al Movimento 5 Stelle, considerato il più attivo sulla piattaforma di microblogging e in questo caso, forse non c’è da sorprendersi più di tanto. Seguono, a buona distanza, Sel e Pd.

Il linguaggio politico è profondamente cambiato e il rapporto con i social è diventato quasi inscindibile. Come e perché prova a spiegarcelo uno studio chiamato “TweetPolitics” – realizzato da Comin&Partners ed Eikon Strategic Consulting -basato sull’analisi di 150 mila messaggini scambiati da chi fa politica nel bimestre ottobre-novembre 2014.

Stando al rapporto, il più chiacchierone di tutti è Maurizio Gasparri: 8216 tweet in tre mesi, pari a 134 al giorno, quasi sei ogni ora, notte e ora dei pasti incluse. Tra i grandi assenti invece c’è Silvio Berlusconi, che si limita all’uso di Facebook. E’ curioso sapere che i parlamentari che hanno un profilo su Twitter sono 620, ovvero il 65% del totale. I più presenti sono i deputati (70%), mentre sono solo poco più della metà i senatori. Un fattore molto probabilmente legato anche all’età anagrafica.

Per quanto riguarda invece le istituzioni, al primo posto troviamo il Quirinale (87.399 follower), mentre per quanto riguarda il governo a fare la parte del leone è Palazzo Chigi (248.792) seguito, con la metà dei follower dal ministero della Difesa.

Esiste un collegamento tra il numero di tweet e la presenza in Parlamento? Incrociando i due dati, lo studio, individua quattro categorie di parlamentari: ci sono i ‘cronisti parlamentari’, molti tweet e molte presenze come Corradino Mineo e Laura Puppato; i ‘twittatori politici’ che a contrario dei precedenti twittano molto, ma sono meno presenti in Aula. Uno tra tutti: Renato Brunetta; gli ‘stakanovisti 1.0’, che fanno molto lavoro nelle Camere e poco sui social, come Roberto Calderoli, Gianni Cuperlo e Anna Finocchiaro; infine i ‘Low Profile’ come Enrico Letta e Rosy Bindi che non spiccano né per la presenza in rete né per quella in Parlamento.

E per concludere, non si può non analizzare il simbolo istituzionale di Twitter: l’hashtag, che certamente è un elemento chiave per creare un buon tweet. L’hashtag più diffuso è #M5S, seguito da #salvini e #renzi, i due Matteo del momento, segno che la politica italiana è diventata ufficialmente social.

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Un pensiero su “Quando i politici ‘cinguettano’. Ecco come Twitter cambia il linguaggio delle istituzioni

  1. I dati sui tweet di Gasparri mi lasciano allibita. Perchè? Perchè secondo una mia personalissima logica se nessuno gli ha spiegato che “8216 tweet in tre mesi, pari a 134 al giorno, quasi sei ogni ora, notte e ora dei pasti incluse” NON VA BENE significa anche che ai Social non viene dato il corretto valore. Ho scritto qualcosa a riguardo proprio ieri… http://www.diariodiunapr.com

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