Felicità e ambiente, il binomio vincente del laureato Compass Matteo Garuti

Come si coltiva la felicità? E’ la domanda che si è posto Matteo Garuti, laureato Compass, per realizzare la sua tesi di laurea. Un “tema primordiale”, come lui stesso lo definisce, “semplice, ma complicatissimo”. Matteo nel suo elaborato ha accomunato due temi che a primo impatto potrebbero apparire lontani anni luce tra loro: la felicità e l’ambiente. Questo particolare binomio è stato però vincente, in quanto è riuscito ad aggiudicarsi il premio speciale “Ecologia” al Concorso nazionale Laura Conti. Ma conosciamolo meglio..

Matteo, raccontaci qualcosa in più sul premio che hai vinto..

“La mia tesi ha vinto il premio speciale “Ecologia” alla quindicesima edizione del Concorso nazionale Laura Conti. Questo concorso è rivolto alle tesi a tema ambientale ed è organizzato dall’Ecoistituto del Veneto, una fondazione no profit di ricerca e divulgazione scientifica, che vanta numerose pubblicazioni e illustri collaboratori. Seppur accomunate dal tema dell’ambiente, le tesi in concorso facevano capo a diverse discipline, da quelle scientifiche a quelle legate al diritto, e, in misura numericamente inferiore, a quelle di campo fondamentalmente umanistico come la mia. Quest’anno le tesi in concorso erano 111, e secondo la giuria – composta da illustri esperti – il livello degli elaborati è stato particolarmente alto. La graduatoria finale presentava i primi tre posti – sui quali spicca il primo posto di una studentessa di Giurisprudenza dell’Università di Bologna – e una serie di premi speciali legati ad ambiti specifici. Quello che ho vinto io è appunto il premio “Ecologia”, anche se la mia tesi è massimamente interdisciplinare e difficilmente incasellabile in una tematica ristretta”.

Come commenti l’ottimo piazzamento ottenuto dall’Università di Bologna?

“In poche parole, credo che l’Università di Bologna sia stata la meglio piazzata perché è una delle migliori d’Italia, e in concorso c’erano anche studenti di rinomati istituti privati.
Se le classifiche internazionali valutano la nostra università fra i primissimi istituti pubblici d’Italia, un motivo ci sarà. È vero che l’Alma Mater non è perfetta e ha problemi da risolvere, ma noi studenti ed ex studenti forse dovremmo essere più orgogliosi della nostra appartenenza”.

Come è nata l’idea di unire il tema della felicità a quello ambientale?

“Da anni mi interessavano le tematiche dell’economia della felicità e le recenti ricerche ad essa connesse. Secondo queste ricerche – ma non solo – la qualità ambientale è una delle componenti essenziali per la qualità della vita. Partendo da qui, ho indagato profondamente l’argomento della felicità – in tutti i suoi aspetti culturali, scientifici e storici – sviluppandolo insieme al tema dell’ambiente. So che di primo acchito i due argomenti non sembrano particolarmente attinenti, ma non è così, e col mio lavoro penso di averlo dimostrato”.

Come mai questa scelta?

“Ho scelto questo particolarissimo tema per tre ragioni fondamentali. La prima, come detto, è l’interesse personale per i temi della felicità e dell’ambiente. La questione ambientale è la più grande emergenza della nostra epoca, mentre la felicità è – o dovrebbe essere – il fine ultimo per il quale compiamo ogni singola azione nella nostra vita. La seconda ragione è perché mi permetteva di mettere a frutto, e allo stesso tempo di onorare, quasi tutte le conoscenze che avevo acquisito nel mio percorso scolastico. Perché sin dall’inizio ho voluto vivere e intendere questo progetto non solo come la conclusione di corso di laurea magistrale di due anni, bensì come l’apoteosi di tutto un lungo percorso scolastico, iniziato il primo giorno di scuola in prima elementare. Nel mio caso era il settembre del 1989, e il mondo era molto diverso da com’è oggi.. Con questo spirito ho voluto costruire questo lavoro, con la volontà – prima di tutto – di produrre qualcosa di cui poter essere orgoglioso, anche a distanza di anni. Anche per questo l’ho curato nei minimi dettagli, grafica e impaginazione comprese. Il terzo motivo per cui ho scelto il tema della felicità è prettamente personale, perciò me lo tengo per me”.

Come spiegheresti la tua tesi a chi non ha avuto la possibilità di leggerla? 

“Descrivere la mia tesi in poche righe – 361 pagine di cui 25 solo di bibliografia – non è facile, ma ci proverò. Si tratta di un’indagine sulla felicità, che coinvolge e correla tutte le discipline del sapere che nei secoli hanno trattato o considerato questo argomento: storia, filosofia, politica, economia, psicologia, neuroscienze, antropologia, sociologia. Indagare la felicità non è un lavoro di costruzione, ma “di scavo”. Sul piano culturale e personale, si mette in atto un processo che in un certo senso è simile a quello che – materialmente – si attua con uno scavo archeologico. Questa analisi è arricchita e accompagnata da un approfondimento sui temi della qualità ambientale e dell’economia ad essa connessi. Non mancano esempi pratici e casi studio, sui quali focalizzare in base ai temi affrontati. La lotta allo spreco – in primis allo spreco alimentare – è riconosciuta come azione semplice, a costo zero e immediatamente attuabile da tutti per iniziare un cammino verso la qualità ambientale e, di conseguenza, verso la qualità della vita. La mia tesi è realizzata in collaborazione con Last Minute Market, un’eccellenza internazionale nella lotta allo spreco, nata in seno all’Università di Bologna. Segue un’analisi statistica demoscopica sulla percezione e sulla conoscenza del progetto LMM, che ho realizzato formulando e sottoponendo un questionario a trecento clienti di un ipermercato che è stato tra i primi in Italia a collaborare con Last Minute Market. Ho poi impostato un’azione di marketing per migliorare i risultati emersi dall’indagine. Le conclusioni riprendono tutto il percorso svolto, terminando con un richiamo alla domanda fondamentale delle prime righe e stimolando chi legge all’azione, per la qualità ambientale e per la felicità. Sono voluto andare oltre la rigida impostazione formale delle tesi di laurea. Per questo le (tante) pagine del mio elaborato si leggono talvolta come una tesi, più spesso come un saggio, e a sprazzi anche come un romanzo”.

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