Dietro l’∞: Nima Benati

Nima Benati, giovane fotografa di moda, fenomeno mediatico si racconta in questa intervista. Parla del suo lavoro, della comunicazione di moda, di come la grinta e la passione siano essenziali per raggiungere l’obiettivo desiderato e di come queste caratteristiche si intrecciano con la tecnica e l’esperienza che sul campo di lavoro si forma nel tempo. Eclettica e comunicativa, ci fornisce qualche suggerimento per realizzare un primo piano a prova di click (giusto perché si comunica anche con lo sguardo) e per concludere un consiglio e un incoraggiamento ai ragazzi del Compass!

AMBRA: Negli ultimi anni ti sei fatta notare da molti personaggi noti che popolano il mondo dei social. Come hai ottenuto il successo mediatico?

NIMA: Non è una domanda facile a cui rispondere; è stato tutto estremamente naturale, a suo modo lento e progressivo. Già a scuola mi facevo notare per le mie stramberie, mi prendevano in giro per le foto che facevo a me e alle mie amiche, eppure nel farlo ricevevo comunque un certo tipo di attenzione che è triplicato quando è arrivato Facebook in Italia. Da quel momento il passaparola è stato fondamentale e a giocare un forte ruolo è stato anche il fatto che io in primis fossi interessata a quel tipo di personaggi: Io già seguivo Chiara Ferragni e Chiara Biasi prima che diventassero famose, e con la seconda intrattenevo alcune conversazioni perché ci “piacevamo” reciprocamente. Adoravo la sua bellezza e a lei divertivano le mie foto, la sinergia si è rivelata esplosiva e mi ha permesso di farmi conoscere da molte più persone. In seguito credo di aver fatto appassionare le persone alla mia vita come se fosse un reality show. Ho 22 anni e tutti possono vedere l’evoluzione della mia vita e della mia carriera in ‘tempo reale’ senza filtri, mixando sapientemente la vita più “glam” a quella di tutti i giorni.

A: Qual è il tuo social network preferito e perché?

N: Instagram: immediato, veloce, non dispersivo, inequivocabile. Su Facebook se una foto riceve pochi like può essere dovuto al fatto che il sito stesso l’ha oscurata (succede quando hai una pagina gratuita senza sponsor. Per invogliarti a pagare le inserzioni pubblicitarie e mettere in evidenza le immagini ) mentre su Instagram è tutto ‘meritocratico’. La foto piace, riceve consensi, altrimenti avanti un’altra!

A: Comunicare per te, come per chi svolge la professione di comunicatore, è importante. Ti chiedo per quale motivo hai scelto di comunicare per immagini?

N: Quando ero più piccola adoravo scrivere per scaricare le forti emozioni che avevo dentro (ed ero anche piuttosto brava, ora non sono più capace!) ma poi ha prevalso la parte più audace e diretta di me che cerca nelle immagini quello che spesso nella vita non è o non può avere, una proiezione dei miei sogni o desideri inequivocabile. Sono cresciuta in una famiglia di sportivi che non contempla la ricerca dell’immagine o della bellezza, sono sempre stata tenuta lontana da tutto ciò che era superficiale ed effimero, dall’impalpabile mondo della moda e del lusso. E ovviamente ho finito per non desiderare altro e di crearmi da sola quell’universo che credevo irraggiungibile.

A: Nella pubblicità cartacea è importante l’immagine e ancor di più nel web. Quali procedure da svolgere ritieni fondamentali per realizzare una foto che colpisca l’occhio e appaghi la vista?

N: In questo momento devo deludere con la mia risposta nell’ammettere che sono ancora in una fase fotografica totalmente ‘intuitiva’, ma non me ne preoccupo più di tanto perché credo che ci sia un’età per ogni cosa. Lavoro da sola e lascio che le idee scaturiscano per caso, non ho un art director o un direttore creativo che mi dica cosa fare come tutti i più grandi fotografi (queste figure rimangono nell’ombra ma sono i veri autori delle pubblicità) Mi lascio ispirare dalla location, dalle modelle, dagli abiti o dalla luce stessa. Poi compaiono immagini nella mia mente che cerco di disegnare su un foglio per poterle spiegare alle persone che devono lavorare con me.

A: La pubblicità di moda, oggi, è costellata da modelle che pubblicizzano marchi di cui sono testimonial attraverso autoscatti con cellulari di ultima generazione. Pensi che questo fenomeno sminuisca il lavoro del fotografo professionista? Come vedi questo nuovo approccio comunicativo?

N: No, poiché quello di cui parli è product placament ed è una cosa completamente diversa dalla fotografia. Calvin Klein ha utilizzato degli autoscatti per la sua ultima campagna di ‘The one’ ma è un’eccezione, non la regola. Non so se adesso parlo solo a nome mio, ma ne dubito: Io credo che MAI un brand rinuncerà ad una campagna pubblicitaria professionista perché sono immagini che fanno la storia, rimangono impresse nella mente delle persone e permettono di diventare icone. Avevo 6 anni quando ho visto la mia prima campagna pubblicitaria di Gucci e ancora adesso potrei descriverti ogni centimetro di quell’immagine a occhi chiusi. Attraverso una singola immagine posso risalire all’anno e anche ricordare pensieri ed emozioni che mi erano scaturite e che altrimenti mai potrei ricordare.

A: In che direzione sta andando, secondo il tuo pensiero, la comunicazione visiva e cosa si potrebbe fare per migliorarla?

N: In questo momento credo che sia un’arma a doppio taglio. Da voce a chi altrimenti non l’ avrebbe ma è estremamente “mercenaria” e non meritocratica. Le aziende si affidano a chi ha più seguito per promuoversi con una pubblicità più vasta, ma non si accorgono che spesso abbassano il livello della loro comunicazione utilizzando immagini di scarsa qualità. Per migliorarla credo basti fare un passo indietro: tornare a colpire con la bellezza e non con i numeri.

A: Che caratteristiche, a tuo avviso, deve avere un comunicatore che svolge attività presso l’ufficio stampa di un agenzia fotografica. Immagina che uno studente Compass si presenti presso il tuo studio per effettuare un colloquio. Quali sono i requisiti essenziali che dovrebbe avere?

N: Si direbbe che io sia un po’ troppo giovane per poter dare questo tipo di giudizio, ma in realtà so esattamente cosa cercherei: intraprendenza e rapidità di esecuzione innanzitutto, ma soprattutto saper parlare alle persone, e convincerle di qualcosa di cui non sono assolutamente convinti utilizzando i giusti termini. Ho ottenuto tanto grazie a questa mia abilità. A volte caricandomi di molti più rischi e responsabilità del dovuto, ma ne è sempre valsa la pena. Non bisogna mai scegliere la via più semplice perché porta alla mediocrità, non bisogna mai avere paura di lavorare un po’ di più perché solo tramite il sacrificio e la fatica si arriva all’eccellenza.

A: Parliamo di selfie per giocare un po’ con la nostra immagine. Quale consiglio ci daresti per uno scatto da prima pagina, please?

N: LA LUCE PRIMA DI TUTTO! Mettetevi davanti una fonte di luce, una finestra o direttamente davanti alla luce del sole! Mai scattare di sera. Il cellulare crea rumore e rende la foto sempre giallina e sbiadita. Non utilizzate troppi filtri che rovinano la qualità dell’immagine: so che detto da me è poco credibile ma… lasciate che l’immagine sia naturale! Non pubblicate mai foto passate tramite whatsapp perchè si comprimono e perdono qualità: se un amico ha una foto che desiderate, FATEVELA INVIARE TRAMITE MAIL!

A: Ora, un consiglio e un saluto agli studenti del Compass

N: Non lasciate mai che qualcuno vi dica che non sapete fare qualcosa! (frase tratta da un film che amo molto…). Per quattro anni mi hanno massacrata e presa in giro per quello che facevo e anche ad oggi ci sono siti e pagine che deridono me e il mio lavoro, persone che mi accusano di falsità incredibili e insultano la mia fisicità oltre che la mia fotografia. Non lascio che una sola di quelle persone influisca nella mia corsa verso il raggiungimento dei miei obiettivi. Sarà sempre constante e inarrestabile. Nulla mi può tenere lontana dai miei sogni, posso rallentare o accelerare come in qualsiasi viaggio, ma mai fermarmi e lo stesso dovete fare voi. Lavorare innanzitutto per appagare voi stessi, per ottenere i risultati che cercate. Il successo è effimero, va e viene. La costanza, il sudore, la passione, la conoscenza, la cultura RESTA e, alla lunga, viene ripagata.

 

 

E voi cosa ne pensate della comunicazione di moda, del lavoro mediatizzato e dell’immagine come mezzo comunicativo di maggiore attrattiva?

Sarà interessante sapere la vostra opinione!

 

 

 

 

 

Ambra De Francesco

 

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