Noi siamo storia: in dialogo con la platea di Why War?

Dal 10 al 14 novembre siamo stati a Why War?, il ciclo di incontri commemorativi sulla Grande Guerra, ideato e organizzato dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali.
Ci siamo fermati a dialogare con alcuni degli studenti presenti in platea. Con loro abbiamo cercato di capire che valore ha ancora oggi il ricordo della Prima Guerra Mondiale e quali sono le possibili connessioni con il panorama geopolitico contemporaneo.
Perché partecipare a Why war? Tra motivazioni didattiche e culturali, al termine delle nostre interviste, un coro unanime di voci sottolinea il valore della memoria: è necessario conoscere la storia, per capire il presente e agire guardando al futuro.

Perché è importante ricordare la prima Guerra Mondiale? Che valore ha celebrarne l’anniversario a cent’anni dallo scoppio? Sono questi alcuni dei primi punti sui quali ci siamo fermati a riflettere con il pubblico di Why war?
“Certamente non bisogna dimenticare. E’ essenziale ricordare per evitare il ripetersi di un’altro conflitto mondiale”, sottolinea Maria, ricordando anche la tragicità di questa guerra, durante la quale furono spezzate tante giovani vite umane.
C’è poi chi come Antonio ritiene che ricordare un evento storico, che ha segnato l’andamento della politica a livello sia europeo che globale nei cent’anni successivi, sia fondamentale.

pubblicoPartecipare per apprendere cose nuove. Saper contestualizzare gli eventi. Ripensare gli effetti della Guerra utilizzando gli strumenti delle scienze sociali. Queste alcune delle motivazioni elencate dagli studenti presenti in aula Poeti, per ascoltare e confrontarsi giorno per giorno con i diversi relatori.
“Avere una contestualizzazione dal punto di vista storico di un evento è importante, afferma Arianna. Oggi partecipano molti professori con un background storico che può arricchirci, toccando aspetti che spesso non vengono trattati durante le lezioni, soffermandosi sugli effetti che la guerra ha avuto non tanto sul campo di battaglia quanto sulla società”.

“L’assetto mondiale ha risentito moltissimo dell’influenza di quegli eventi e non si può capire la storia di oggi se non li conosciamo. Non c’è presente senza passato” sottolinea Angela. Gli fa eco Paolo, studente di Scienze Politiche, impegnato al momento sulla stesura di una tesi sui rifugiati politici. “Non è anacronistico ricordarla, afferma – anzi è come se l’uomo non avesse memoria dopo due guerre mondiali per gli stessi motivi, oggi pare non sia cambiato nulla”.

Quanto è importante oggi la memoria per i giovani? Che valore ha nella loro vita? Di questo abbiamo parlato insieme prendendo spunto dagli eventi in programma a Why war?
La memoria mantiene ancora una posizione di centralità nella vita dei ragazzi. Alcuni la considerano parte integrante delle proprie radici e trovano delle connessioni con l’assetto politico attuale. “E’ essenziale per capire noi stessi e per farci capire come esseri umani e come popolo. Se non capiamo il passato non capiamo il presente e il futuro”, afferma Antonio.

“La comprensione di ciò che è successo ai popoli è importante: da piccolo mio nonno mi raccontava sempre la Seconda Guerra Mondiale a cui aveva partecipato. Io ascoltavo con interesse ciò che diceva. Penso che tramandare le testimonianze sia uno strumento fondamentale del nostro popolo per comprendere la storia”, ci racconta Giuseppe, curioso infatti di ascoltare Aldo Cazzullo presentare il suo ultimo libro “La Guerra dei nostri nonni”.
La storia è ciclica. Bisogna studiare cause e conseguenze per evitare il ripetersi degli eventi. Ricostruire il percorso e averne consapevolezza può essere d’insegnamento” sostiene Arianna.
Guardando la situazione geopolitica attuale possiamo escludere l’ipotesi di un terzo conflitto? A partire da questa domanda ci siamo fermati a riflettere con gli studenti sulla situazione mondiale attuale.
Nella maggior parte dei casi essi sono cautamente ottimisti, essendo troppo lontane e distanti, rispetto al panorama odierno le cause da cui ebbe origine il primo conflitto.
Certamente le tensioni presenti attualmente nel mondo, preoccupano fortemente. La speranza unanime è che i governi valutino attentamente l’impatto socio-economico di un terzo conflitto sulla configurazione geopolitica mondiale e agiscano di conseguenza.

“Non c’è un ottimo clima geopolitico oggi, sostiene Antonio – ma mi pare eccessivo parlare di una terza Guerra Mondiale perché i tempi sono cambiati. Siamo in un momento di crisi globale molto forte, i soggetti e le dinamiche però sono diversi rispetto ad allora. La mia visione è ottimista. Penso che dovremmo tentare di interpretare il nuovo mondo con gli strumenti acquisiti in passato cercando la via più pacifica e collaborativa.”

“Se pensiamo alla situazione in Russia e Crimea, così come al clima generale del mondo arabo, ci spiega Angela – non possiamo dirci tranquilli. E’esemplare, inoltre, il fatto che i rischi di un terzo conflitto permangano sempre nell’area balcanica.
Sia la Prima che la Seconda Guerra Mondiale, a mio avviso, sono connesse e probabilmente non sono mai finite: se mai ci sarà un’altra guerra di simile portata, sarà definita dalle solite ragioni politiche, economiche divise dall’ambito umanitario.”
Sulla pericolosità di un eventuale terzo conflitto mondiale si trova d’accordo anche Giuseppe, secondo il quale è proprio da escludere. lo scoppio della Prima Guerra Mondiale avvenne perché non si aveva consapevolezza dei mezzi di distruzione che vennero impiegati durante il conflitto e che si rivelarono micidiali. Oggi, a suo avviso, nei tavoli di trattativa sarebbe tutto soppesato attentamente.

“Avere le basi di ciò che successe cent’anni fa è importante, se consideriamo la poca esperienza di vita che hanno oggi i giovani, i quali devono fare riferimento agli eventi passati studiandoli ma non avendoli vissuti – afferma Arianna.
Certamente se noi guardiamo agli scontri e alle incomprensioni che ci sono tra le grandi potenze, capiamo che se non si crea una grande struttura che promuove la pace e la coesistenza tra le nazioni allora rischieremo molto.”

Dal nostro confronto con i giovani che hanno partecipato a Why war? emerge forte l’importanza del ricordo, così come la consapevolezza che la memoria può essere un antidoto efficace per evitare una caduta negli stessi errori del passato.

Francesca Ferracini

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Un pensiero su “Noi siamo storia: in dialogo con la platea di Why War?

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