I fragili confini dell’Europa. La lecture di Romano Prodi

L’occasione è quella del ricordo. Per questo martedì 18 gennaio 2014 nell’aula Prodi del complesso di San Giovanni in Monte a Bologna si è tenuta una lecture dedicata a Pier Ugo Calzolari precedente Rettore dell’Università di Bologna, scomparso due anni fa. Ospite speciale un suo grande amico, Romano Prodi, che coglie l’occasione per parlare di Europa. Il saluto introduttivo spetta all’attuale Magnifico Rettore Ivano Dionigi, che ringrazia i presenti per la calorosa partecipazione alla condivisione di un momento di politica e di ricordo.

Roberto Grandi

Roberto Grandi

L’incontro è stato mediato da Roberto Grandi, il quale conferma come la serata sia un’occasione per parlare dei temi centrali nella visione di Università che era propria di Calzolari. La parola chiave infatti è “internazionalizzazione”, collocata anche nel campo della formazione. Per Calzolari, che guidava le scelte dell’Ateneo, era connaturale ampliare le visioni dal singolo ateneo bolognese all’esterno e sentiva di avere una responsabilità globale, tanto che amava ripetere “Preferirei essere rettore della più efficiente università al mondo, piuttosto che della prima”.

In ogni caso il problema dell’internazionalizzazione della formazione fino al 1973 rimase contenuto, visto che nei Trattati costituenti l’Unione Europea non si parlava di educazione. Ma da quell’anno in poi l’Unione Europea garantisce il diritto di istruzione a tutti i cittadini e ne conferisce la responsabilità ai singoli stati membri. Programmi di scambio come l’Erasmus e le sue evoluzioni,  il Placement o il Mundus, sono solo uno dei percorsi intrapresi per la realizzazione di tale scopo. La Magna Charta Universitatum e il Processo Bologna sono altri due esempi di come l’unione degli obiettivi e delle visioni delle università europee sia l’unico modo per superare le sfide imposte dalla globalizzazione, ricorda Roberto Grandi.

L’Europa delle occasioni perdute: questo il titolo che – ironicamente – Romano Prodi ammette che avrebbe voluto

Romano Prodi

Romano Prodi

dare alla sua lecture, per poi declinare sul titolo “L’Europa dei fragili confini”, che coglie ancora di più la situazione politica del momento. Parliamo di un’Europa che è tuttora modello di welfare, che è stata modello di sviluppo e che è inoltre l’unico caso al mondo di esportazione della democrazia e di creazione di un mercato unico. E allora, cosa la ostacola oggi? Perché non esce da una crisi che ormai oltre che economica è diventata politica e sociale?

Molte sono le domande e molti i rammarichi che ci poniamo guardando ai rapporti tra gli stati europei. Ma è proprio questo il punto che sottolinea Prodi, l’Europa finora si reggeva su equilibri mutevoli ma erano equilibri. Con il venire meno dell’asse franco-tedesco, i dubbi anglosassoni riguardo l’adesione all’Unione Europea, la crisi economica stagnante nei paesi mediterranei, non si poteva evitare il mutamento dei rapporti. L’ascesa economica tedesca, non più bilanciata dalla Francia, rievoca passaggi della storia che non si possono sottovalutare. È innegabile che nel momento in cui la Commissione deve prendere decisioni comunitarie, la situazione si complica, soprattutto per le scelte nelle crisi internazionali (ne sono esempi i casi dell’Ucraina, della Libia, dell’Iraq).

L’Unione Europea non è nuova alle crisi, ma in passato sono state superate perché si aveva una visione comune sul futuro dell’Europa stessa. Oggi invece l’andamento è quello della voglia di cambiamento dei singoli stati membri e così si assiste alla crescita dei partiti anti-europei.

Dall’altra parte gli europeisti convinti di oggi parlano di riforme dei trattati, ma se non si implementano le politiche comuni, come quella energetica, e non si uniscono ancora di più i Paesi, all’orizzonte non si vedono nuove prospettive. Anche ai grandi summit del momento, G20 e Conferenza dei paesi dell’Asia e Pacifico, si è parlato della crisi europea e della politica sbagliata che viene attuata. Quale futuro si prospetta allora? Si sa che, oggi, la leadership è in mano alla cancelliera tedesca, ma quest’ultima sembra non assumersi la responsabilità delle scelte che l’unico paese in Europa ora potrebbe essere in grado di prendere.

Platea Aula ProdiProdi conclude sottolineando che l’Europa ha tutte le capacità e le potenzialità per uscire dalla crisi. Ciò accade se si ha coscienza dei propri problemi e una leadership adeguata. In chiusura dal pubblico arrivano alcune domande su vari aspetti della situazione attuale dell’Europa: dalla borghesia ai trattati internazionali, fino alla lontananza dei giovani alle politiche europee, alle quali il Professore ha risposto con approfondimenti specifici.

Le domande sono state uno stimolo importante per riflettere sulla caduta di potenza della democrazia e sull’importanza di cambiare. Il cambiamento non può che partire prima di tutto da noi, dalla politica, conclude il Professore.

Anna Zavagnin

Credits foto: UniboMagazine

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