Cambiare prospettiva conviene. La lotta all’esclusione sociale attraverso la comunicazione

Nei giorni scorsi il quotidiano La Repubblica ha pubblicato una lettera di Tino Ferrari, già docente di Comunicazione d’Impresa del corso di laurea in scienze della comunicazione. Nella lettera si fa riferimento alla campagna di comunicazione “Cambiare prospettiva conviene”, realizzata nel 2006 dagli studenti di un Laboratorio del nostro corso di studi. Che a distanza di anni un lavoro nato tra i banchi di un’aula universitaria, concepito e realizzato da giovani, possa ancora far discutere e tornare utile alla riflessione di un comunità, è motivo di soddisfazione per tutti gli studenti. In questo post torniamo un po’ indietro nel tempo per riportavi alle origini della campagna nata per contrastare l’esclusione sociale.


manifesto_lavavetri La campagna è stata ideata all’interno del Laboratorio PubLab formato da un gruppo di studenti dell’allora Laurea Specialistica in Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica, con la supervisione scientifica della Prof. Pina Lalli e il coordinamento di tre laureati: Diego Botta, Michela De Falco e Andrea Segre (oggi professionisti affermati). PubLab era nato dalla collaborazione tra l’Università e il Comune di Bologna per la realizzazione del progetto europeo Social Exclusion (Project Manager Nicoletta Ratini e coordinamento scientifico di Viviana Verzieri).

L’obiettivo principale del Laboratorio era realizzare una campagna di sensibilizzazione sui temi dell’esclusione sociale, a partire dai principi espressi dalla Carta di Lisbona. La realizzazione dei prodotti finali, tra cui uno spot video, uno spot radio e tre manifesti, è avvenuta con la collaborazione della classe quinta del corso di grafica pubblicitaria dell’Istituto Aldini Valeriani-Sirani di Bologna.

Diversi soggetti hanno aderito al percorso, ognuno con un proprio contributo: citando Pina Lalli, diremmo quasi a formare un’alleanza per una “parola agente” contro l’esclusione sociale. Insieme sono stati perseguiti obiettivi creativi, comunicativi e sociali, privilegiando un approccio dinamico, integrato  e partecipativo. Furono infatti realizzati incontri denominati “cantieri”, a cui parteciparono oltre 150 stakeholders: esponenti di associazioni di categoria, di volontariato e di enti ed istituzioni diverse hanno discusso ed elaborato insieme temi e strategie, con contributi critici importanti a partire dall’interpretazione della visione più o meno “produttivistica” di integrazione proposta dalla Carta di Lisbona.

Come  si ricorda nella relazione finale di PubLab, nella comunicazione sociale “non si tratta di vendere idee più o meno buone, ma di fermarsi a riflettere sui pregiudizi che abitano la vita quotidiana e colpiscono figure “altre” che appaiono deboli, o vittime, solo perché la produzione simbolica dominante ce li fa apparire tali”. La progettazione della campagna, attraverso i “cantieri”,  è stata in primo luogo un processo di partecipazione e coinvolgimento degli attori principali di inclusione ed esclusione. Proprio tale processo ha reso possibile l’idea di utilizzare l’ironia per “sospendere” almeno per un attimo il pregiudizio e, soprattutto, evitare la troppo facile vittimizzazione e la lettura economicistica dell’integrazione produttiva. L’obiettivo, ambizioso, era di riuscire a “comunicare il limite possibile del cambiamento, rovesciando la prospettiva.”

–> Per un approfondimento sulla campagna di comunicazione:

When Communication Goes with Inclusion: A casa Analys on Participatory Experiences in the Municipality of Bologna a cura di Pina Lalli

– Lo spot radio realizzato in collaborazione con Radio Città del Capo

– Gli ex studenti partecipanti al nostro primo Laboratorio PubLab: Annamaria Capriglia, Gessica Carbone, Michelangelo De Maio, Federico Fabbri, Claudia Giommarini, Elisa Rosso, Marco Rullo, Francesca Sau (a loro volta, oggi, professionisti in svariati campi e settori).

– Le persone che – coinvolte nei “cantieri” di produzione partecipativa in veste di referenti di associazioni del territorio – prestarono con entusiasmo la loro immagine per lo spot e per i manifesti: Alberto Alberani, Massimo Battisti, Raymon Dassi, Angelo D’Onofrio, Mario Mazzei. Il lavavetri dello spot rimane invece anonimo e documentato (di spalle: clandestinità dictat, ieri come oggi), con immagini dal vero a Porta Lame, Bologna.

Altre collaborazioni: per lo spot audiovisivo Luca Rosini (UCC-Unità Comunicatori Creativi); per lo spot radiofonico Radio Città del Capo (Paolo Noto, Chiara Bonfiglioli e Massimo Rossi); per i manifesti Katia Bocchi (grafica), Mario Pintacorona (foto), Tipografia della Casa Circondariale di Bologna (stampa); per il logo ComunicAzione per la coesione classe V corso di Grafica pubblicitaria Istituto Aldini-Valeriani-Sirani di Bologna coordinati dal Prof. Poppi.

– Lo spot video della campagna Cambiare Prospettiva conviene…a tutti!

 

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