Eroi, notizie e parole

È morto alle 6 del mattino del 25 giugno 2014 Ciro Esposito, il tifoso del Napoli ferito il 3 maggio scorso a Roma prima della finale di Coppa Italia tra al squadra partenopea e la Fiorentina. Lo si apprende dal policlinico Gemelli dove il tifoso era ricoverato nel reparto di rianimazione. I familiari, assorbiti nel vortice di incontenibile dolore hanno affermato che il loro caro figlio è morto da eroe. I media nazionali con i loro criteri di notiziabilità con evidente accento su una spettacolarizzazione del dolore stanno facendo man bassa con titoli urlati, immagini crude, e interviste toccanti che scavano nella vita privata di chiunque abbia avuto a che fare con la vittima per nutrirsi di un dolore che deve essere rispettato e rimanere lontano da ogni possibilità di mercificazione mediatica.

In questo processo di notiziabilità non mancano di certo parole profonde, come quella dell’ “eroe”, urlata a caratteri cubitali su tutti i teleschermi. La vita umana è preziosa e non deve essere buttata via in modo banale, in modo stupido, seguendo un mondo corrotto e venduto al denaro, che ricava ancora più denaro grazie alle persone che lo seguono ed addirittura difendono i colori della propria “squadra”, a volte morendo. Il calcio a queste persone, alla gente comune, non da da mangiare né da vivere. Da solo fiumi di soldi a gente che sa calciare il pallone, talento discutibile e superficiale osannato dai media, poiché il valore di una persona non si giudica da come usa i piedi ma al contrario da come usa la testa e tutto quello che di buono ha dentro.

Molta gente la domenica mattina, lascia la testa sul comodino. Per sfogare una vita di frustrazioni per difendere con la vita l’onore di una squadra di calcio, che nulla gli ha dato se non qualche momento di svago in una grigia vita fatta di lavoro e famiglia stressante, va allo stadio. Ma non lo fa da semplice spettatore, ma da violento ultras. Daniele de Santis, è uno di questi.

Il calcio da anche la morte. Ciro esposito è stato vittima di un mondo più grande di lui, di un mondo che trasforma la gente in bestie, per difendere l’”onore della squadra”. La sua vita ha incrociato la pallottola della pistola dell’ultras. È morto si cercando di salvare delle persone, ma è morto in modo banale, sfortunato e stupido. Perché non si può concepire la possibilità della morte per un “gioco”, un gioco che servirebbe per divertirsi e non per morire. Ciro esposito si è preso una pallottola ed è morto. Non da eroe.

A mio avviso i media, esaltando solo il lato superficiale drammatico e spettacolare della nostra quotidianità, tendono a farci dimenticare il vero significato della parola eroe.

Ci sono molti modi per morire da eroe. Uno di questi è prendersi una pallottola per la libertà di un’altra persona.

14 giugno del 1940. Le truppe naziste sfilano trionfalmente a Parigi. Ma già dal 18 giugno il generale francese Charles de Gaulle si rivolse via radio da Londra al popolo francese e incitò i francesi a continuare la lotta contro i tedeschi. Nacque la resistenza, un movimento clandestino con finalità nobili, come quello di combattere la tirannia e l’oppressione di un popolo e regalare la libertà ai loro connazionali. La loro vita era costantemente in pericolo. Con le loro azioni di sabotaggio e resistenza potevano essere catturati torturati e fucilati. Molti sono sopravvissuti, molti altri invece hanno incrociato le loro vite con delle pallottole, per la più alta delle cause, per donare la libertà ad altri.
Loro, sono morti da eroi.

4 giugno del 1944. Una nutrita schiera di giovani con saldi ideali e notevole coraggio si appresta a compiere un impresa impossibile. Giovani venuti dall’altro capo del mondo per salvare la popolazione europea dall’oppressione e dalla tirannia, per regalarle la libertà. Quel giorno, su quella spiaggia di pallottole ne sono fischiate davvero tante sulle loro teste. Ma il loro coraggio e la loro causa hanno trionfato, ecco il motivo per il quale noi siamo liberi, ecco il motivo per il quale hanno gettato le loro vite attraversando un inferno di disperazione e devastazione. Molti sono morti.
Loro, sono morti da eroi.

9 maggio 1978. È la triste data che ricorda la morte di Peppino Impastato. Condusse le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati. Nel 1977 fonda “Radio Aut”, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, e in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era “Onda pazza”, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici. La sua era una lotta armata dalle parole contro le armi, dalla volontà di liberare la Sicilia da un nemico subdolo invisibile che la stava avvelenando come un cancro avvelena una persona piena di vita.
Lui è morto da eroe.

Palermo 23 maggio 1992, 19 luglio 1992. Sono le date di morte di altri due famosi eroi, quelle di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Due magistrati italiani che hanno dedicato la vita lottando contro il cancro che avvelena la società, e che molto spesso è affiancato dalla politica: la mafia. Loro avevano un sogno di libertà: restituire la città ai palermitani e la Sicilia ai siciliani onesti. Parte di un pool antimafia, con il loro instancabile e dettagliato lavoro investigativo dettero vita al Maxiprocesso di Palermo: in primo grado gli imputati erano 475. Il processo di primo grado si concluse con pesanti condanne: 19 ergastoli e pene detentive per un totale di 2665 anni di reclusione. Dopo un articolato iter processuale tali condanne furono poi quasi tutte confermate dalla Cassazione. Avevano dato vita al più grande processo penale mai celebrato al mondo, scoperchiando un enorme vaso di pandora. Erano a conoscenza del grande pericolo che in qualunque momento potevano correre, erano consapevoli che le loro vite potevano terminare brutalmente con una violenta scarica di piombo. Hanno donato la loro vita per la libertà dei siciliani, e sono morti.
Loro, sono morti da eroi.

In un mondo dove le informazioni vengono distorte e confuse, dove spesso il significato delle parole e dei fatti viene modellato e plasmato secondo una squallida logica di mercato, dove passa in secondo piano fare un’ informazione corretta per privilegiare il “far federe” il sangue sull’asfalto o un moribondo in un letto di ospedale per far schizzare alle stelle gli indici di audience, bisogna mantenere la mente sgombra per poter riconoscere il vero significato delle parole.

Eroe è colui che compie uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune. La Verità e la Libertà sono i beni più preziosi che possiamo conoscere.
Eroe è colui il quale si prende una pallottola per difendere questi inestimabili valori.

David Spanò – Studente Compass

 

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2 pensieri su “Eroi, notizie e parole

  1. vero, è sempre bene ricordarsi che cosa significa la parola eroe, in un mondo ed un tempo dove i veri eroi sono carenti, e i mass media e la società che ne hanno bisogno tendono a crearli per qualsiasi futile motivo.

    David

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