Laureati Com.pass al lavoro: la testimonianza di Gabriele Bertolli, funzionario dell’Unione Europea

Continua il viaggio della nostra redazione in dialogo con i laureati Compass che sono già entrati nel mondo del lavoro e ai quali rivolgiamo alcune interviste per farci raccontare che strada hanno intrapreso una volta terminato il nostro corso di studi.
A fornirci la sua testimonianza, nell’articolo di oggi, in pieno clima di elezioni europee è il Dottor Gabriele Bertolli, funzionario dell’Unione Europea a cui ho avuto il piacere di fare un bel po’ di domande.

Comincerei con il chiederti di presentarti così da spiegarci di cosa ti occupi oggi precisamente.
Sono nato e cresciuto in Trentino e ho quasi 31 anni, di cui gli ultimi 5 passati a Bruxelles. Sono un funzionario dell’Unione Europea. Lavoro da settembre 2013 come “Policy Officer” alla Commissione Europea, nella Direzione Generale per l’Agenda Digitale (http://ec.europa.eu/dgs/connect/en/content/dg-connect), più precisamente nell’Unità che segue le tematiche relative alla convergenza dei media e dei contenuti (http://ec.europa.eu/digital-agenda/en/media-policies).

In particolare, coordino il dialogo con gli stakeholders sul futuro delle norme UE nel settore dei media – principalmente la Direttiva AVMS http://ec.europa.eu/digital-agenda/en/audiovisual-media-services-directive-avmsd) – e seguo temi legati alla libertà e al pluralismo dei media nell’UE.

Commissione Europea

Un immagine della Commissione Europea scattata e inviataci dal Dottor Bertolli

Nel concreto, preparo briefing e discorsi per i miei superiori e risposte a interrogazioni parlamentari, contribuisco a mantenere (ad esempio organizzando regolarmente meeting e conferenze) solidi rapporti tra la Commissione e il settore dei media (editori, giornalisti, operatori televisivi tradizionali e on-demand, consumatori, inserzionisti etc.) e seguo per conto della Commissione alcuni tra i progetti esterni ed indipendenti da essa finanziati nell’ambito della libertà di espressione. Tutto questo, ovviamente, non in solitudine, ma cooperando e interagendo quotidianamente coi colleghi della mia Unità, di altre parti della Commissione, di altre Istituzioni europee (come il Parlamento Europeo) e nazionali, oltre che, naturalmente, con il settore dei media in senso lato.

Come mai hai scelto il Com.pass?
Questa è una lunga storia. Cercherò di essere conciso. Ho terminato la Laurea Triennale in Scienze della Comunicazione a Bologna nel 2005. Durante il terzo anno, ho effettuato un periodo di studi presso l’Università ULB di Bruxelles (http://sic.ulb.ac.be) come studente Erasmus. In quel periodo ho maturato il desiderio di tentare una carriera in ambito europeo. Quella che mi appariva la migliore strada per intraprenderla era iscrivermi ad un Master in studi europei, in modo da rinforzare il mio profilo – sino ad allora legato essenzialmente alla comunicazione – con una conoscenza dei temi UE.

Ho individuato il Collegio d’Europa (https://www.coleurope.eu) come l’opzione più interessante. L’ammissione dei candidati italiani a quel Master, effettuata in cooperazione col Ministero degli Esteri, prevede come condizione un titolo di studi di laurea specialistica-magistrale. Perciò, un po’ perché mi ero trovato bene alla Triennale, un po’ per comodità, ho deciso di proseguire gli studi a Bologna, iscrivendomi al Com.pass, nella speranza, una volta raggiunto il traguardo della laurea, di poter per l’appunto accedere al Collegio d’Europa.

Rifaresti questa scelta?
Dal mio punto di vista si è rivelata avveduta. Il Com.pass mi ha permesso di passare qualche mese come tirocinante all’Ambasciata a Bratislava, di intraprendere un’esperienza di lavoro in Germania col programma Leonardo e di approfittare delle numerose possibilità offerte dall’Università di Bologna in termini di perfezionamento linguistico. Anche scrivere la tesi è stato molto arricchente. In generale, ho trovato un ambiente in cui esistono entusiasmo e supporto per chi ha voglia di costruirsi una determinata traiettoria formativa (nel mio caso, quella europea). In tutta onestà, tuttavia, provenendo dalla Triennale organizzata dallo stesso Dipartimento, ho trovato alcuni corsi un po’ ripetitivi.

Cosa hai fatto una volta terminati gli studi a Bologna?
Come accennato, nel 2008 ho effettuato un tirocinio a Bonn nell’ambito del programma Leonardo (http://www.unibo.it/it/internazionale/tirocini-estero) presso il dipartimento di comunicazione e pubbliche relazioni di IFOAM (http://www.ifoam.org), una ONG internazionale attiva nel settore dell’agricoltura biologica. Immediatamente dopo, ho effettivamente frequentato un Master di un anno in studi europei al Collegio d’Europa, presso il campus di Natolin, Varsavia (https://www.coleurope.eu/website/study/ma-european-interdisciplinary-studies).

Poi sono tornato a Bruxelles e, dopo uno stage alla Direzione Generale per la Comunicazione della Commissione Europea (http://ec.europa.eu/dgs/communication/index_en.htm), ho lavorato per tre anni e mezzo come consulente in affari europei presso Strategis Communications (http://strategiscommunications.com). Nel 2013 ho passato il concorso europeo e sono tornato in Commissione da funzionario.

Avevi fin da subito le idee chiare sul lavoro che avresti voluto svolgere?
No, però avevo una visione piuttosto consolidata di quello che mi piace (i media, la politica, l’Europa) e il resto è stato un mix di scelte pianificate e coincidenze.

Se dovessi dare qualche consiglio ai nostri studenti che devono ancora laurearsi e che vogliono lavorare nel settore, cosa gli diresti?
Gli o le direi che sono tempi duri per lavorare nelle Istituzioni europee perché le assunzioni sono sempre meno. Detto questo, le possibilità esistono per chi è davvero tenace. Un forte profilo internazionale (con Erasmus ed altre esperienze di studio e lavoro all’estero), un buon mix linguistico (in cui l’inglese deve essere a un livello eccellente e in cui non guastano la conoscenza del francese, certo, ma anche del tedesco o dello spagnolo e, perché no, di lingue “di nicchia” o dei paesi emergenti), un costante appetito per le opportunità offerte in ambito accademico e non, oltre che una certa faccia tosta, apportano un importante vantaggio competitivo. Anche competenze informatiche che vadano ben oltre quelle di base – ad esempio nelle produzioni creative – ed abilità, anche qui a livello non amatoriale, nel campo dei social media sono asset importanti.

Inoltre, il tempo ha un valore. Io consiglio di finire gli studi in fretta – certo, possibilmente con buoni voti – piuttosto che finire fuori corso rincorrendo il 30 e lode ad ogni costo. Molti dei tirocinanti a Bruxelles hanno 22-23 anni. Arrivare a trent’anni senza esperienze lavorative ma con un libretto pieno di lodi può essere un buon investimento per lavorare in certi ambiti, ma a Bruxelles non rappresenta un gran valore aggiunto.

Concretamente, oltre all’Erasmus e ai programmi di stage all’estero dell’UNIBO, suggerisco di tentare un tirocinio alla Commissione (http://ec.europa.eu/stages/index_en.htm) o nelle altre Istituzioni europee (http://europa.eu/about-eu/working-eu-institutions/traineeships/index_en.htm). Opportunità di stage nel settore privato o no-profit a Bruxelles sono poi consultabili su molti portali online (http://www.eurobrussels.com , http://jobs.euractiv.com). La via maestra per diventare funzionario è poi quella del concorso (http://europa.eu/epso/index_en.htm) che, se davvero si vuole intraprendere, necessita una preparazione davvero approfondita e una forte motivazione.

In conclusione, le elezioni europee tra poche settimane e la presidenza italiana dell’UE tra pochi mesi sono fonte di una miriade di opportunità per informarsi e partecipare alle questioni europee. Consiglio di approfittarne. Anche la militanza politica nelle sezioni giovanili dei partiti politici europei o l’attivismo in enti come il Movimento Europeo (http://www.movimentoeuropeo.it) possono offrire un’idea di cosa implica lavorare in ambito europeo e aiutare a costruire un solido network personale e professionale. 

Ringraziamo Gabriele Bertolli per aver risposto alle nostre domande, sperando che anche questa intervista possa essere fonte d’ispirazione per i nostri studenti  e per il loro futuro cammino professionale.

Lulù Beatrice Moccia – studentessa Com.pass

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