Dal Compass all’Europa: intervista a Letizia Gambini

Prosegue il nostro viaggio nel mondo dei laureati Compass. Questa volta passiamo la parola alla dottoressa Letizia Gambini: laureatasi al nostro corso di laurea nel 2008, oggi vive e lavora in Belgio, presso l’Organizzazione mondiale dello Scoutismo.
La sua esperienza dopo la laurea è stata per me fonte di grande curiosità e ispirazione. Ma non vi anticipo altro. Per saperne di più, continuate a leggere!

Innanzitutto presentati. Chi sei e cosa fai?

Sono Letizia, ho 30 anni, vivo a Bruxelles da ormai 6 anni (ma il mio cuore è ancora a Firenze, la mia città natale). A Bruxelles, lavoro come responsabile per le relazioni esterne e coordinatrice fundraising per l’Organizzazione mondiale dello Scoutismo (WOSM). In pratica, coordino la rappresentanza presso le istituzioni europee delle associazioni scout in Europa.

E’ stato facile trovare lavoro dopo la laurea magistrale Compass? Qual è stato il tuo percorso e come sei arrivata a lavorare in ambito europeo?

bandiere_europeeMi sono laureata COMPASS a Bologna il 28 marzo 2008. Il 1 aprile ero già su un aereo per Bruxelles, pronta ad iniziare la mia avventura come Programme Coordinator per gli European Youth Media Days.

Già in precedenza avevo partecipato, grazie alle mie varie attività di volontariato in diverse associazioni giovanili, ad alcuni progetti di scambio nell’ambito del programma europeo Youth in Action. Grazie ad una di queste esperienze ero entrata in contatto con European Youth Press – EYP. Grazie ad una borsa Leonardo (sempre Unione Europea) di cinque mesi (un totale di 4000 EUR) offerta dall’Università di Bologna sono diventata Programme Coordinator dell’edizione 2008 degli European Youth Media Days, un evento per giovani giornalisti da tutta Europa che EYP organizza tutti gli anni al Parlamento Europeo.

I miei 5 mesi a Bruxelles mi hanno permesso di lavorare in un ambiente professionale e conoscere molte organizzazioni con un simile profilo. A settembre, ero pronta a fare le valigie e tornare a casa. Però, prima di partire, ho ricevuto un invito da parte dello European Youth Forum per un colloquio. Ad ottobre, sono diventata Communications Coordinator per la piattaforma giovanile europea. Un contratto di 5 anni in mano, uno stipendio vero.

Parlaci del tuo lavoro attuale. Di cosa ti occupi esattamente? Le attività che svolgi sono in sintonia con le materie che ha studiato?

Passati i 5 anni, nel 2013, ho cambiato lavoro. Adesso mi occupo, come direttrice e manager di quattro persone, dell’ufficio di Bruxelles e delle relazioni esterne per una delle più grandi piattaforme globali per organizzazioni giovanili: gli scout. Il modo in cui mi piace descrivere il ruolo del mio ufficio è quella di “ambasciata” a Bruxelles per gli scout. Monitoriamo le politiche giovanili, dell’educazione e tutte le direttive europee che possono influenzare le attività delle organizzazioni scout. Ci occupiamo di intessere relazioni con le istituzioni e con partner privati, come aziende e fondazioni. Infine, siamo responsabili della raccolta fondi per le attività internazionali.

In generale, direi che le attività che svolgo sono in linea con il mio profilo di studi, specialmente con l’ambito della comunicazione istituzionale e sociale che ho studiato a Bologna. In ogni caso, tantissime cose si imparano sul campo!

Quali sono i pro e i contro del fatto di lavorare e vivere fuori dall’Italia?

Difficile rispondere. I pro sono facili. Ho sempre avuto la passione per l’Europa, anche se la scelta di vivere e lavorare fuori dall’Italia è più “capitata” che altro. Per me, ha significato un contratto “vero” e un mondo del lavoro dove le selezioni in accesso sono trasparenti e pubbliche. Ho potuto mandare un CV e una lettera di motivazione, ho sostenuto un colloquio e voilà. La possibilità di lavorare in un contesto internazionale, in un team con 10 nazionalità diverse. Poi la qualità della vita, i salari, i servizi che funzionano…

Ma non è tutto facile, in particolare il fatto di essere lontana dalla famiglia e dagli amici. Poi, il clima (quanta pioggia a Bruxelles!), la lontananza del mare (il Mediterraneo) e delle montagne (le Alpi). Infine, quando si tratta di mangiare, ovviamente i prodotti e i ristoranti italiani non li batte nessuno.
Alla fine dei conti la realtà non è così netta. Ormai, dopo 6 anni all’estero, penso sia all’Italia che al Belgio come “casa”.

Le elezioni europee sono ormai prossime. Sulla base delle tue esperienze lavorative, puoi dirci qual è la chiave per parlare ai giovani delle tematiche riguardanti l’Europa?

L’Europa per i giovani di oggi è una realtà. Viaggiare all’estero senza dover mostrare un passaporto, prendere un treno da Torino a Parigi, a Londra, pagare in euro, vivere la magnifica esperienza dell’Erasmus… sono tutte cose che facciamo senza pensare che vengono da decenni di guerre e battaglie politiche.

Ci sono tanti esempi di iniziative europee che hanno avuto un grandissimo impatto sulla nostra vita di tutti i giorni. Il programma Erasmus, le tariffe del roaming, la Garanzia Giovani…

Se potessi offrire qualche chiave per parlare ai giovani comincerei da due cose:

1. Innanzitutto, un’informazione sull’Europa più frequente e di qualità. Soffro ogni volta che vedo come i media nazionali in Italia trattano l’Europa… confondendo verità con scettici commenti populistici “Bruxelles ha stabilito che dobbiamo pagare di più” o cose simili. Perché sentiamo sempre parlare di crisi economica europea e non del contributo alla pace e alla prosperità che l’Europa ci porta ogni giorno. O magari, anche più criticamente, come ogni cittadino può partecipare a costruire il loro proprio pezzettino dell’Europa del presente e del futuro.

2. Educazione all’Europa a scuola. Al liceo, non ricordo di aver mai veramente studiato (ma neanche semplicemente parlato) di come funziona l’Unione Europea, di come è nata e di come influenza le nostre identità. Se ne sapessimo di più, potremmo capire meglio come il 70% di tutte le leggi nazionali sono decise dai nostri rappresentanti (eletti) a Bruxelles e Strasburgo.

Quali consigli daresti ai laureandi e ai neolaureati Compass che volessero intraprendere un cammino simile al tuo?

Non aver paura di essere curiosi, partecipare a progetti europei di scambio per giovani. Erasmus, certo, ma anche Youth in Action. Così da entrare in contatto con realtà diverse. Perfezionare le lingue straniere, e la conoscenza delle culture dei nostri “vicini di casa”. Informarsi sull’Europa. Anche da soli, non è impossibile. Leggere giornali stranieri o seguire i dibattiti europei su Twitter.

Bruxelles è una piattaforma incredibile per cominciare a scoprire se la carriera professionale in ambito europeo fa per voi. Ci sono opportunità di stage (retribuiti) sia alla Commissione Europea che al Parlamento Europeo. Cinque mesi per farsi un’idea e per creare una rete di contatti per il futuro.

Grazie per la tua testimonianza e buona fortuna per il futuro!

Sonia Bertazzini, studentessa Compass

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