Scheda critica di “Peasant Life in China”

Questo contributo ci è stato gentilmente inviato da Xiuru Liu, studente Compass, del quale abbiamo già pubblicato la tesi di laurea in uno dei nostri precedenti post. Si tratta di un’analisi del libro Peasant life in China di Fei Xiaotong.

Per approfondimenti, è possibile contattare l’autore all’indirizzo mail steclown@icloud.com

Introduzione

Si propone qui una scheda critica di un libro antropologico cinese, Peasant life in China. L’autore è Fei Xiaotong (Novembre 2, 1910 – Aprile 24, 2005), uno dei fondatori dell’antropologia in Cina, rinomato anche per i suoi studi sui gruppi etnici in veste di attivista sociale. Uno dei suoi contributi più significativi consiste nell’aver introdotto l’analisi dei fenomeni sociali e culturali cinesi nella comunità internazionale.
Quest’articolo si divide in tre parti: nella prima si intende offrire una visione sul contesto generale del libro e una breve descrizione dell’autore:  il background del villaggio in cui è stata condotta la ricerca e una piccola introduzione delle tematiche discusse.
La seconda parte si concentra sulla terminologia utilizzata dal ricercatore. Il modo con cui è stata utilizzata una lingua europea, nella fattispecie la lingua inglese – quale veicolo fondamentale della comunicazione scientifica –  desta interesse visto che non sempre i termini già esistenti sarebbero stati sufficienti per raccontare le svariate situazioni in Cina, trattandosi di un contesto estremamente eterogeneo nell’ottica “occidentale”. La discussione si focalizza sul concetto di Chia, il cui significato è pressoché “famiglia” in lingua cinese, allo scopo di dimostrare le ragioni dell’impiego di termini di nuovo conio ed eventuali effetti ingannevoli nel caso di loro uso improprio.
Infine, ci si interroga sull’obiettività del lavoro. Analizzando le modalità di selezione dei terreni di ricerca da parte dell’antropologo e la storia della disciplina, si rileva l’equilibrio che l’autore cercava di raggiungere fra l’immersione nell’ambiente di ricerca e il la presa di distanza che ogni studioso deve attuare per garantire una soglia di neutralità importante per la scienza sociale.
Lo scopo di questa scheda critica è mostrare quali sono le scelte possibili fra gli strumenti di ricerca per migliorare la ricerca stessa.

1. Contesto

Nato nella contea di Wujiang nella provincia di Jiangsu il 2 novembre, 1910, nonostante le condizioni economiche della sua famiglia non gli consentissero una vita agiata, il dottor Fei riuscì ad entrare alla Yenching University, un’istituzione fondata dai missionari in cui si offriva la migliore formazione antropologica del tempo. Dopo aver ottenuto il titolo di laurea, egli fu ammesso alla Tsinghua University dove imparò la metodologia di lavoro sul campo grazie ad un professore russo rinomato nell’ambito della disciplina: S. M. Shirokogoroff.
Dal 1936 al 1938, Fei studiò presso la London School of Economics dove conseguì il dottorato di ricerca avendo come direttore di tesi uno dei pionieri più importanti del suo ramo di studio, Bronislaw Malinowski. Il lavoro su cui abbiamo deciso di concentrarci è proprio la sua tesi di PhD, basata sul suo lavoro sul campo condotto in un villaggio cinese, Kaixian’gong, e pubblicato per la prima volta nel 1939.
The village chosen for my investigation is called Kaihsienkung#, locally pronounced kejiug’on#. It is situated on the south﹣east bank of Lake Tai, in the lower course of the Yangtze River and about eighty miles west of Shanghai.
Le ragioni per cui la zona in questione era la parte più avanzata economicamente in Cina – cosa che rimane ancora oggi – sono tante; fra queste non va trascurato il fato di essere al centro di importanti vie di comunicazione: oltre alla posizione geografica favorita dai due corsi d’acqua principali della Cina (Yangtze e Grand Canal), le infrastrutture comunicative la collegano al traffico economico che si irradia da Shanghai, la metropoli più grande in Far East. A prescindere dall’agricoltura, condotta in modo analogo alle attività tradizionali del paese, l’industria della seta aveva un ruolo fondamentale nel mantenere il benessere del villaggio, permettendogli di avere un reddito molto più alto rispetto alle altre zone della Cina.
Per quanto attiene le tematiche toccate nel libro, come altri lavori dello stesso ambito, diversi aspetti sociologici sono inclusi: coesione sociale, estensione della parentela, proprietà, eredità, vita quotidiana, differenze occupazionali e calendario del lavoro. Un’attenzione particolare viene prestata alle attività economiche fra cui ci sono la proprietà immobiliare, l’agricoltura, l’industria della seta, le attività finanziarie e lo scambio di merci.

2. Terminologia utilizzata: l’esempio della parentela

La terminologia, nella sua accezione generica, riguarda semplicemente l’uso e lo studio dei termini, cioè delle parole semplici e delle parole composte utilizzate in contesti specifici.
Come menzionato in precedenza, rimane sempre una missione “impossibile” decifrare una cultura (nel nostro caso, quella cinese) in un’altra lingua così diversa, per quanto possa essere di grande valore l’interesse e il tentativo di fare comunicazione interculturale. Pertanto Fei ha inventato tanti termini utilizzando la latinizzazione dei caratteri cinesi per descrivere fenomeni specifici invece di sostituirli con termini simili in inglese.
Tanti e rappresentativi sono i termini coniati appositamente per riferire come la parentela (kinship) faccia riflettere sulle strutture sociali rilevanti per la società cinese. Qui ne citiamo un esempio al punto da palesare il contesto socio–culturale cinese talmente particolare da giustificare l’uso dei termini nuovi.
L’esempio che si espone qui è il concetto di Chia, che amplia la nozione di famiglia. The term family, as commonly used by anthropologists, refers to the procreative unit consisting of parents and immature children. A Chia is essentially a family but it sometimes includes children even when they have grown and married (…). Chia emphasizes the inter-dependence of parents and children. It gives security to the old who are no longer able to work. It tends to ensure social continuity and co-operation among the members.
Qui l’autore esplicita chiaramente la differenza fra una famiglia e un Chia sottolineandone i significati sociali. In effetti, secondo due antropologi americani della Harvard University, il Chia è l’unità sociale minima che ha la possibilità di possedere proprietà immobiliari e altri mezzi di produzione. Ovviamente i cinesi nel passato avevano una definizione dei diritti individuali molto diversi da quelli moderni.
In any case (with the growing age of the parents), the authority of the parents is reduced in proportion to the degree of their dependence (…) from the point of view of types of types of objects, the retreat takes place from the means of production to goods for consumption and finally to immaterial privileges and liabilities. These steps of retreat correlated with the increase of obligation of the young from entire dependence to taking a co-operative role and finally to bearing responsibility for the whole livelihood of the parents.
Proviamo ad approfondire questo punto indicato dall’autore. L’obbligo dei cinesi verso i propri genitori dura fino alla loro morte (addirittura si potrebbe dire la loro morte nel senso della presenza del culto degli antenati in Cina). In una società profondamente laica come quella cinese, in mancanza di qualcosa come la presenza della Chiesa medievale in Europa, i Chia sono i responsabili finali per il welfare e la pensione della società e garantivano quindi il sostentamento alimentare dei bambini e degli anziani.
Un altro fatto interessante riguardante il Chia è la sua caratteristica patrilineare/patriarcale nel senso che i parenti delle moglie in un Chia non vengono considerati come membri familiari. Grazie in parte a questo fatto, sarebbe eticamente ammesso il matrimonio fra due cugini qualora provenissero da due Chia diversi (ossia, una ragazza sposata con il figlio della sorella del padre oppure una ragazza sposata con il figlio del fratello della madre). Sul piano sociale, non si consideravano quindi i rischi di malattie genetiche se due cugini venissero dai diversi Chia dal punto di vista genealogico; ma oggi le conoscenze genetiche sono state inglobate nel senso sociale e hanno quindi portato la società a proibire strettamente matrimoni di questo tipo. Tuttavia l’intera etica antica cinese si è stabilita su una mentalità totalmente diversa dunque è importante prima di tutto capire il termine di Chia.
Un’ulteriore prova di questo aspetto è offerta dalla presenza dei nomi numerosi sulla parentela nella lingua cinese. Ad esempio, si distingue la differenza fra i cugini dallo stesso Chia e dai diversi Chia. Anche i nonni paterni e materni hanno due gruppi di nomi completamente diversi, e ciò perché dal punto di vista etico-sociale, la distanza fra un nipote e i nonni paterni è molto minore rispetto a quella con i nonni materni.
Alla fine del libro,  Fei aggiunge infatti un’appendice sul tema, così da spiegare meglio la parentela ai lettori.  Un punto che vale la pena notare è che tutti i termini della parentela da lui adoperati sono traslitterati direttamente dal dialetto locale. Pur essendo consapevole che esistono nomi corrispondenti nella lingua ufficiale, la scelta del dialetto ci sembra ancor oggi ragionevole poiché, per un paese così popoloso e vasto come la Cina, utilizzare la lingua ufficiale significa generalizzare e riadattare le caratteristiche specifiche del villaggio con un grado di semplificazione inaccettabile. Per evitare un errore potenzialmente rilevante, sarebbe meglio essere prudenti utilizzando soltanto i termini ad hoc.
In conclusione, la selezione del termine di Chia, con tutte le sue connotazioni e denotazioni (la sua estensione, esclusività, le sue caratteristiche e funzioni sociali), rappresenta una visione molto particolare della società cinese. Esso riduce difficoltà ed eventuali confusioni per i lettori.

3. Obiettività del lavoro

L’obiettività è un pilastro cruciale per ogni tipo di scienza moderna. Ma il tema resta sempre molto delicato nella ricerca qualitativa, o meglio nel nostro caso , nel lavoro sul campo (field study), specie per l’esigenza che il ricercatore si immerga da solo in esso, rimanendone l’unico arbitro.
La disciplina antropologica, come sappiamo, costituisce uno studio moderno derivato dai primi esploratori europei di altre zone del mondo. Procedendo nello stesso periodo dei colonizzatori, e spesso insieme a loro, gli studiosi cercarono di illustrare la struttura sociale delle tribù di diversi paesi. Fino al tempo di Fei, e diversamente da quanto alcuni sostenevano invocando principi relativistici, l’autoreferenzialità e l’eurocentrismo culturale prevalevano ancora all’interno della disciplina. Sembrava immutato l’atteggiamento di superiorità verso “popoli primitivi” nei paesi “rurali”. Invece con il lavoro di Fei, egli stesso cinese, si è riusciti a spezzare le barriere linguistiche e mentali; egli si impegnò ad interpretare la sua cultura di provenienza e il suo metodo e il suo punto di vista si sarebbero poi diffusi nel mondo. Senza nessun pregiudizio e preconcetto, egli così racconta  nel suo lavoro: Kaihsienkung is a village belonging to the district of Wukiang# of which I am a native. I thus started with certain linguistic advantages. Differences in Chinese dialect is one of the practical difficulties in carrying out field investigation.
Succede sempre che un antropologo si metta per anni a studiare lingua locale solo per soddisfare esigenze comunicative primarie,  senza però considerare che la possibile sfiducia della popolazione locale e le possibili confusioni che si potrebbero creare. Un altro vantaggio per il lavoro di Fej fu costituito dalle relazioni sociali di sua sorella, che svolgeva funzioni di responsabile per la riforma dell’industria della seta nel villaggio in esame, agevolando così per Fei l’avvicinamento ai compaesani e il loro supporto , che rese più facile anche la realizzazione delle interviste.
Ciononostante, potrebbero perplessità sul fatto che proprio le tante, magari eccessive relazioni con i contadini abbiano potuto alterare una corretta presa di distanza nell’analisi. Ma per eludere il pericolo latente, l’antropologo non ha scelto il suo villaggio di origine e in effetti il villaggio scelto si trovava a più di cento chilometri dal suo nativo. Quest’approccio aiutò senza dubbio a diminuire la soggettività emotiva nel corso della ricerca.
In sintesi, grazie ai vantaggi delle sue origini cinesi, Fei era in grado di condurre la sua ricerca in modo efficace pur mantenendo un certo grado di distanziamento per il fatto di non aver scelto una zona in cui ci fossero suoi conoscenti diretti. In questo modo, poté salvaguardare un buon equilibrio di obiettività.

Conclusione

Le scelte metodologiche nel percorso di una ricerca, dai termini utilizzati al terreno d’indagine, possono avere un’incidenza considerevole su obiettività, esattezza e concretezza dei risultati conseguiti; di conseguenza risulta importante ben saperli prefigurare con prudenza in anticipo.

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