Un lungo caffè in compagnia di Domitilla Ferrari: giornalista e social player di Mondadori

Ore 18 in punto di un venerdì pre-pasquale. Mentre fuori il cielo sopra Bologna è grigio, all’interno della libreria Trame un sorriso scintillante illumina la location. Entra Domitilla Ferrari con i suoi inconfondibili occhiali neri, accompagnata da Gianluca Diegoli e Matteo Bianconi, pronta per la presentazione del suo libro ‘Due gradi e mezzo di separazione: Come il networking facilita la circolazione delle idee (e fa girare l’economia)’.

 

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Ci sediamo tutti in cerchio pronti ad ascoltare Domitilla che ci illustra alcuni passaggi del suo libro e il suo pensiero su come comunicare efficacemente nel mondo del lavoro e nella vita. Ci spiega l’importanza della condivisione e come la conoscenza ci permetta di evolvere e di apportare un cambiamento, evitando molto spesso il ripresentarsi di errori già commessi da altri in passato. Questo atteggiamento porta alla crescita dell’individuo, ma anche della società, di un’azienda privata e pubblica, perché l’unione e lo scambio di idee permettono di creare un organismo sano e longevo.

Inoltre ci racconta che è proprio dalla condivisione del sapere altrui, nel suo caso dei colleghi di lavoro, che ha potuto progredire nella sua formazione. L’ascolto, la curiosità e la voglia di imparare gli hanno permesso così, di arricchire le proprie conoscenze, di approdare in Mondadori e di pubblicare il suo libro.

Alla fine della presentazione Domitilla, ancora piena di energia, mi concede un’intervista. Ci sediamo nella stanza adiacente a quella della presentazione e… il resto lo scoprirete solo continuando a leggere il post.

Intervista:

Ambra De Francesco: “Credo nella condivisone delle conoscenze e dei contatti”. Questa significativa frase in apertura della tua pagina di presentazione dalla quale si può accedere ai tuoi blog ‘semerssuaq’ e ‘pappa e ceci’, mi ha colpita particolarmente. A quanto pare, leggendo il tuo blog e libro, questa affermazione equivarrebbe per chiunque incontri, purché abbia qualcosa di speciale da comunicare e condividere. Quale è stata la prima o le prime condivisioni che ti hanno portato a questa affermazione e perché?domitilla-ferrari-ambra-de-francesco

Domitilla Ferrari: Ho imparato molto ai tempi in cui lavoravo nella redazione di un quotidiano di carta. Potevo sfruttare la grande opportunità che quel lavoro mi permetteva di avere: il lusso di contattare chiunque e farmi i fatti suoi. In questo modo non solo ho conosciuto tante persone diverse, ma ho imparato tante cose che prima non sapevo.

Nel 2009, poi, ho partecipato all’organizzazione del primo MomCamp italiano. Le mamme in Rete sono tantissime. Ma io non lo sapevo mica, quante! Dove si cercano le mamme in Rete? Dove si (ri)trovano? E poi, come si organizza un barcamp? Nella lista dei ringraziamenti del nuovo corso che la mia vita stava prendendo – col passaggio dalla carta al web – c’è anche Marco Massarotto che aveva creato una voce give back nelle attività di Hagakure, l’agenzia di cui è co-fondatore. Per restituire alla Rete un po’ di quello che la Rete dà. Marco aveva deciso di cercare – tra le altre cose – un’occasione per le mamme in Rete di incontrarsi, conoscersi. È andata così: una sera mentre andavamo a cena con una bella tavolata (c’erano anche Francesca Casadei, Enrico Sola, Sara Maternini, insomma gente che di Internet ne sa a pacchi) Marco mi ha chiesto di organizzare questa cosa e ho imparato ad ascoltare e interagire con una community. Cosa che poco dopo è diventata molto più del mio lavoro.

A: Il primo aspetto che traspare dalla lettura del tuo libro è una grande naturalezza e trasparenza nel raccontarti e nel raccontare. Questa peculiarità che ti appartiene, pensi sia vincente per noi futuri comunicatori che ci stiamo approcciando a questa professione in un mondo sempre più artificiale e spesso superficiale?

D: Raccontare di sé è fondamentale. Bisogna imparare a farlo. Dare il tempo agli altri di interagire con ciò che stiamo dicendo. Magari fare anche domande, non parlare solo di sé. Solo così si potrà creare un legame. E far sì che le persone che incontriamo si ricordino di noi, di ciò che facciamo. Credo sia utile a tutti, non solo a chi lavora nel mondo della comunicazione.

A: Per chi come me ha vissuto un percorso di studi non lineare e si è dovuto reinventare in un momento di crisi economica, scoprendo il favoloso mondo dei social network, a quale social per iniziare consiglieresti di iscriversi?

D: A tutti. A tutti quelli che trovi interessanti o su cui pensi di aver voglia di condividere qualcosa. Instagram per le foto, ma per raccontare una storia, come fa per esempio l’erboristeria Melissa di Torino; Twitter per condividere pensieri, commenti, come fanno quelli che ogni giorno a ora di pranzo commentano con #twittamibeautiful una delle soap più longeve della storia. Cosa raccontano oltre alla soap? Di saper usare Twitter, di saper scrivere, bene. Di avere il dono della sintesi e dell’ironia. Non è il social network in sé, ma l’uso che se ne fa a essere utile

A: Dato che possiedi anche un blog di cucina ‘pappa e ceci’. Ti chiedo di condividere con me e i miei colleghi la tua personale ricetta per diventare un buon comunicatore. Non so per iniziare 2 grammi o due gradi e mezzo di…

D: Il mio blog di cucina è nato perché avevo voglia di mettere in pratica un po’ di cose che stavo imparando: usare WordPress, scrivere per Google… ecco, tutto tranne che scrivere ricette. Per diventare bravi in qualcosa bisogna esercitarsi e vedere i risultati. Scrivere non basta, bisogna farsi leggere e non solo dagli amici. Per questo è utile avere un blog, vedere su analytics quante sono le visite, quanto si fermano le persone a leggere e poi da dove arrivano le visite: dalle condivisioni, dai motori di ricerca. II comportamento dei nostri lettori svela molto di come bene raccontiamo le cose.

Ora non rimane che condividere, creare e reinventare secondo il nostro intuito e dedizione al lavoro con uno sguardo a semerssuaq e una lettura a ‘Due Gradi e mezzo di separazione’.

E come sostiene Domitilla “Fai un pezzo di cambiamento anche tu”.

Ambra De Francesco

Fotografia: Valentina Bocchi

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