Sostenibilità e Moda: Come essere “green dress” secondo Stefania Guglielmi

Stefania, neolaureata Compass, con la sua tesi di laurea ‘The fashion of going sustainable: opportunity or trend?’ ci introduce nel mondo della moda sostenibile. Conosciamola meglio in questa intervista che ci svela i segreti per attuare strategie di mercato verdi con uno sguardo al panorama londinese.

Stefania leggendo l’abstract della tua tesi sono rimasta colpita da come hai affrontato il tema dell’economia sostenibile correlato al mondo della moda. Il progetto della tua tesi è nato in seguito a uno stage effettuato a Londra presso l’agenzia di comunicazione ‘White Smoke Communications’. Cosa hai appreso da questa esperienza? La mia esperienza di tirocinio presso ‘White Smoke Communications’ è stata sicuramente costruttiva e piena di sorprese: d’un tratto mi sono trovata in una realtà in cui gli incontri con gli stylist, i fotografi, i giornalisti di riviste famose, come Elle e MarieClaire, erano all’ordine del giorno. Devo ammettere che questo stage mi ha dato l’opportunità di comprendere meglio come funziona il settore della moda, affascinante e particolare, di capire come funziona a 360° un’agenzia che si occupa di pubbliche relazioni…e in più l’ambiente era fantastico, ero circondata da persone creative che mi hanno messo subito a mio agio!

Che diversità hai riscontrato, in merito alla sostenibilità ambientale, tra il comportamento delle aziende inglesi rispetto a quelle italiane? Non posso dire che ci sia una differenza sostanziale tra le aziende di un paese e dell’altro: in entrambi i paesi ci sono aziende che non si curano affatto del proprio impatto a livello ambientale e sociale, e altre invece che sono particolarmente attente e sensibili a questi temi, ad esempio Gucci in Italia e Stella McCartney in UK. C’è invece una maggiore attenzione dei consumatori inglesi rispetto a quelli italiani in merito alla moda sostenibile, e qui dovremmo imparare da loro.tesi-guglielmi-stefania

Quali sono i vantaggi per le imprese di moda che scelgono di essere sostenibili? I vantaggi sono molteplici: un’azienda che si comporta in maniera responsabile riesce a ridurre le inefficienze all’interno della catena di produzione (quindi a ridurre i consumi energetici, di acqua e i costi produttivi), a migliorare la qualità dei prodotti e la produttività dei lavoratori, oltre a migliorare la propria immagine aziendale, e a farsi quindi, pubblicità positiva.

Leggendo il titolo della tua tesi mi chiedo: La moda sostenibile è un’opportunità o un trend? E perché? La moda sostenibile va sicuramente di moda, è un trend, ma ha tutte le carte in regola per essere anche una reale opportunità per aziende e stakeholder, a patto però che il progetto di responsabilità sociale sia ben pianificato e portato avanti in maniera coerente e soprattutto trasparente nei confronti dei consumatori. Inoltre è un’opportunità per tutti noi consumatori che possiamo acquistare dei capi con un valore aggiunto.

Nel secondo capitolo del tuo elaborato analizzi l’intero ciclo di produzione di un indumento. Quale o quali sono le fasi nelle quali è possibile intervenire per ridurre in maniera sensibile l’impatto ambientale? In tutte le fasi c’è qualcosa che può essere fatto per limitare l’impatto ambientale: nella fase di design lo stilista può scegliere materiali rinnovabili e/o che non prevedano lavorazioni ad alto impatto (ad esempio lavorazioni che richiedono grandi quantitativi di acqua o sostanze chimiche), nella fase di produzione possono essere utilizzate fonti di energia rinnovabili. I consumi nella fase di distribuzione possono, invece, essere limitati riducendo le distanze percorse da un capo di vestiario (che a volte possono essere pari a due volte il giro del mondo!) mentre nella fase di mantenimento basterebbe che noi tutti riducessimo le temperature con le quali laviamo i capi. Infine, nella fase finale ci dovremmo porre una domanda: perchè buttare i capi? Possono essere riutilizzati in vari modi, come capi di seconda mano o se ne possono estrarre le fibre per poi riutilizzarle in altro impiego.

Scorrendo la presentazione del tuo elaborato mi imbatto in varie sigle, ma mi soffermo su una CMR, ci puoi spiegare meglio di che si tratta? CRM sta per Cause Related Marketing, ovvero una strategia di marketing per cui un’azienda decide di destinare parte dei proventi derivanti dalla vendita di determinati prodotti per una causa benefica, ad esempio per ogni t-shirt a edizione limitata l’azienda dona il 10% del prezzo a Unicef o ad un’altra associazione benefica. Il caso più conosciuto forse è quello delle scarpe TOMS per cui per ogni paio acquistato, un paio viene donato ad un bambino in un paese in via di sviluppo.

Immagina di essere comodamente seduta alla tua scrivania di casa e di ricevere all’improvviso una mail da un’azienda di moda, nella quale ti viene proposta una collaborazione significativa. Quale azienda vorresti fosse e perché? Valentino! Chi non ha mai sognato di passare una serata indossando uno dei suoi meravigliosi abiti da sera rossi lungo fino ai piedi? Valentino per me significa italianità e eleganza che ci contraddistingue. Ah, inoltre pochi mesi fa Greenpeace ha incoronato questo brand come la griffe più verde dell’alta moda: cosa voler di più?

Ed ora “passo e chiudo” pronta ad uscire “EVER GREEN”.

Ambra De Francesco

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Un pensiero su “Sostenibilità e Moda: Come essere “green dress” secondo Stefania Guglielmi

  1. Un bel tema da affrontare sia per il momento in cui si necessita realmente di un cambio di rotta per l’ambiente e sia perchè effettivamente la moda sostenibile è un trend in crescita da non sottovalutare e che può trovare terreno fertile a lungo andare. Io penso che sia necessario per tutte le aziende che lavorano nell’ambito della moda stare attenti all’aspetto ecologico visto anche che la produzione di abbigliamento è tra le più inquinanti del pianeta. E penso anche che sia importante per gli acquirenti essere consci delle proprie scelte che si dovrebbero orientare verso una maggiore conoscenza di come viene prodotto un capo e di scegliere capi durevoli prodotti nel proprio paese piuttosto che “usa e getta”

    >>Scopri come scegliere delle borse davvero ecologiche

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