Pierpaolo Giglioli ospite a lezione

Martedì 1 Aprile 2014 il corso di Sociologia della Comunicazione tenuto da Pina Lalli ha ospitato nell’aula A di Via Azzo Gardino Pierpaolo Giglioli, a breve speriamo professore emerito dell’Alma Mater egià docente di Sociologia dei Processi Culturali nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bologna. Il prof. Giglioli ha presentato e descritto i tratti caratterizzanti della prospettiva di ricerca di Erving Goffman. Ripercorriamo insieme gli aspetti più importanti del suo intervento.

Il sociologo canadese si è dedicato allo studio dell’interazione faccia a faccia distanziandosi dai due approcci più conosciuti, quello socio-strutturale e individualista che considerano il fenomeno dell’interazione un prodotto antecedente ed esterno ad essa. Il primo si riferisce allo scambio tra due individui come un fenomeno già determinato prima ancora che sia accaduto, il secondo guarda al portato dei  singoli nelle pratiche interazionali.

Pina Lalli e Pierpaolo Giglioli

Pina Lalli e Pierpaolo Giglioli

Qual è la prospettiva di Goffman?
L’analisi dell’interazione non è limitata ad alcuni tipi di relazioni sociali, come il salotto borghese per Simmel, è indipendente dalla sfera sociale in cui si manifesta e dagli individui che vi partecipano, e il materiale empirico che Goffman utilizza si differenzia dai metodi ortodossi: sale da gioco, treni, strada, manicomi, sale operatorie, metropoli, registrazioni radiofoniche, romanzi, ritagli di giornale, episodi della vita quotidiana.

Cosa succede di sociologicamente interessante quando uno o più individui sono co-presenti?
La co-presenza è l’esposizione reciproca alla percezione l’uno dell’altro, è la nostra prima esperienza sociale, mette al centro il nostro corpo e quello degli altri, si dice focalizzata nelle situazioni in cui c’è un comune focus di attenzione: conferenze, lezioni, spettacoli teatrali, conversazioni, non focalizzata quando gli individui, ad esempio, camminano per strada senza conoscersi. Nei contesti di co-presenza gli individui si espongono alla possibilità di essere ravvicinati, intralciati nei movimenti o importunati, la violazione delle norme e dei rituali che governano una situazione può causare disorientamento e rendere difficile attribuire un senso all’ambiente sociale; per rimediare alle trasgressioni dell’ordine si attuano meccanismi di riparazione, le scuse per esempio.

Cosa indica l’ordine dell’interazione?
L’interazione segue norme che forniscono la base della percezione delle apparenze normali della società e del suo buon funzionamento,  permettono all’individuo di assumere la maschera o self sociale appropriato alla singola situazione. L’ordine dell’interazione è dunque un pre-requisito per l’esistenza della vita sociale, economica, familiare, politica; se qualcuno lo sabotasse in modo irreparabilel’intera impalcatura sociale crollerebbe.
La dimensione tecnico-sistemica analizza i vari principi di alternanza dei turni, feedback, segnali meta-comunicativi, segnali corporei direzionali per il rispetto del “traffico pedonale” di individui considerati unità deambulanti nei diversi spazi sociali, vale a dire tutte quelle condizioni che rendono possibile l’interazione. La dimensione rituale-morale si riferisce agli aspetti che, come mostra Durkheim nelle Forme elementari della vita religiosa, condivisi e ripetuti in sincronia dagli attori attribuiscono sacralità alla società. Oggi, sostiene Goffman, i riti che costituiscono il sacro non vanno più cercati solo nelle grandi cerimonie ma nelle abitudini della vita quotidiana, nelle regole rituali di cortesia, rispetto, contegno, che hanno come obiettivo la celebrazione dell’individuo (sociale).

La costruzione dell’identità
Gli individui non sono solo automi che scambiano reciprocamente informazioni, ma soggetti che si preoccupano di salvaguardare la propria “faccia”, il rituale è lo strumento con cui le identità si costruiscono localmente, qui ed ora, è un effetto continuamente prodotto e riprodotto: nasce, si sviluppa, si trasforma, cambia o declina. Nel testo Asylums, Goffman descrive come un’istituzione totale quale il manicomio, al pari di prigioni o campi di concentramento, sia caratterizzata da modalità d’interazione collusive che tendono ad annientare i tratti personali, ad esempio attraverso l’uniformità di abbigliamento.

Come si verifica la distanza dal ruolo ?
Il ruolo è un fascio di attività tipiche di un individuo, significa proiettare un’immagine del sé. Distanziarsi dal ruolo non significa essere privi di ruolo, ma appropriarsi delle molteplici identità, o sfaccettature del self, che un soggetto possiede (padre, medico, marito); Giglioli afferma che la frequenza di distanza dal ruolo è tanto più probabile quanto più alta è la funzione sociale della mansione o quanto più forte è la distanza che si debba rappresentare;  due esempi: il primo di un chirurgo in sala operatoria che non si identifica totalmente nel ruolo per mettere a proprio agio i suoi collaboratori, il secondo di uno studente laureato che pratica il lavoro di spazzino mentre il suo titolo di studio gli consentirebbe di valere di più, e quindi esibisce una distanza da ciò che sta facendo pur facendolo, un lavoro al di sotto della dignità che invece  rappresenta proprio distanziandosi dal ruolo.

Goffman adotta un approccio drammaturgico della realtà sociale, le interazioni quotidiane vengono interpretate come uno spettacolo sul palcoscenico, dove la ribalta è il momento in cui l’attore sociale può essere visto e ascoltato: come se seguisse un copione tende a mostrarsi sempre appropriato alla cornice di co-presenza; nel retroscena può rilassarsi e sospendere la maschera richiesta nella ribalta, comportandosi con maggiore elasticità.
Le tecnologie moderne permettono di amplificare le situazioni di co-presenza e offrono la possibilità di interpretare ruoli e maschere ancor più mutevoli, seguendo regole  di ribalta e retroscena ancor più complesse.
Ma questo è un campo ancora aperto allo studio e all’esplorazione.
Certo, Goffman ci invita a riflettere su tanti luoghi comuni sulla spontaneità e l’improvvisazione, riconducendo le nostre interazioni ad un gioco costante di maschere, ribalta e retroscena. Quali sono le vostre impressioni?

Anna Suppa, Studentessa Compass

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...