Italia, un paese di giornalisti

In Italia ce ne è 1 ogni 526 abitanti, in Francia invece 1 ogni 1.778 e in Usa addirittura 1 ogni 5.333. Stiamo parlando dei giornalisti, che nel nostro paese negli ultimi tredici anni sono raddoppiati, oltrepassando quota 47.000.

Sono questi i dati che emergono dal report annuale “Il paese dei giornalisti”, curato da Pino Rea e giunto alla quarta edizione. Un’indagine che rivela anche un’altra curiosità: 6 su 10 sono autonomi e il loro reddito è 5 volte inferiore rispetto alla media annua delle retribuzioni dei colleghi contrattualizzati. Però, chi fosse interessato a buttarsi nella mischia una volta terminata l’Università, può consolarsi con questo dato: nel 2012 il salario medio del giornalista italiano è stato di 33.557 euro, nettamente superiore a quello dei colleghi inglesi e americani.

Il rapporto è disponibile sul sito www.lsdi.it, che offre tanti spunti di riflessione su altri temi di nostro interesse: comunicazione digitale, social politica, pubblicità, editoria, media e potere.
Quali sono, ad esempio, le figure professionali che meglio si adattano a coprire le nuove esigenze del giornalismo e della comunicazione di oggi?

Nella sezione ‘Nuovi giornalismi’ lo spiega bene in un’intervista Daniele Chieffi, che illustra come siano cambiati, con l’avvento della rete, gli uffici stampa di aziende ed enti pubblici. “Si tratta sempre più di redazioni che devono occuparsi di brand journalism, ovvero essere in grado di intercettare i fatti e le storie che nascono all’interno delle strutture, per raccontarli bene ai propri interlocutori esterni. Poi c’è l’interazione diretta con il mondo dei social, che impone all’ufficio stampa di imparare a gestire in modo continuativo il rapporto con i consumatori/cittadini, costringendoli a ‘sporcarsi’ le mani più volte al giorno”.

Secondo l’esperto, questo fenomeno crea l’esigenza di inserire negli uffici stampa non più giornalisti old style, ma nuove figure professionali capaci di muoversi con facilità nel mondo dei social network e della rete. Saper scrivere bene serve ancora, quindi, ma non basta: occorre saper sfruttare le proprie conoscenze a 360 gradi, dalla grafica alla comunicazione multimediale, dagli open data ai sondaggi, dalla pubblicità al marketing. Tutto ciò che, almeno sulla carta, la nostra stessa laurea magistrale ci insegna. Dopo di che, starà a noi dimostrare quanto siamo stati capaci di imparare!

Elena Contini – studentessa Compass

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