Un cinguettio di profili per ricordare e non dimenticare

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2014.
Sono passati molti anni da quella tragica scoperta che ha reso il mondo più consapevole di un vortice di orrore che aveva attraversato l’Europa intera.

Non parliamo della guerra, della quale nessuno fino ad allora aveva conosciuto una tale intensità e portata, con circa 60 milioni di morti in tutto il mondo ed un continente devastato. Non parliamo della sofferenza infinita che centinaia di migliaia di famiglie hanno dovuto sopportare prima di mettere la parola fine a questa bieca e oscura pagina di storia.
Parliamo di quel giorno, il 27 gennaio 1945, quando il mondo tramite l’armata rossa ha conosciuto il volto della guerra più orribile e infernale che l’uomo abbia mai concepito: un campo di sterminio. Non uno qualunque, ma Auschwitz.

A distanza di quasi 70 anni da quella macabra scoperta, il ricordo –  tramandato attraverso foto, filmati e racconti degli sfortunati testimoni oculari che hanno avuto la fortuna di sopravvivere – si è evoluto e adesso viaggia nel cyberspazio. Anche Twitter e Facebook celebrano questo triste giorno a modo loro, a modo nostro, tramite la rete. Migliaia e migliaia di cinguettii rimbalzano nello spazio virtuale.

I più numerosi sono legati agli hashtag #ionondimentico, #GiornataDellaMemoria, #Shoah e alle parole chiave Primo Levi e Auschwitz. Tra i commenti si leggono intere frasi come: “27.1.1945. Non servono parole d’effetto. (L’importante è ricordare per non dimenticare)”, “#giornatadellamemoria contro gli sciocchi, i negazionisti, i qualunquisti e gli ignoranti”, #ionondimentico gli occhi dei deportati che hanno vissuto la sopravvivenza come una colpa ed hanno speso la vita a mantener vivo il ricordo” e “l’indifferenza è la goccia quotidiana che porta alla “banalità del male””.

Molto presenti nei messaggi sono le parole dello scrittore Primo Levi, che proprio ad Auschwitz fu deportato in quanto ebreo: “Come nascono i lager? Facendo finta di nulla”, “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”, “Tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo”, La memoria è come il mare: può restituire brandelli di rottami a distanza di anni”.

Anche su Facebook, i ricordi e le testimonianze rimbalzano sul social network grazie a commenti e condivisioni dei vari utenti. I post riguardano foto e filmati d’epoca dove sono riprese scene di una “normale quotidianità” all’interno dei lager. Scene strazianti, non adatte ai più sensibili, affiancate da volti di uomini e donne “normali” che hanno contribuito ad alimentare e far funzionare l’efficace macchina dello sterminio nazista. Tra i post sono da segnalare anche delle foto in bianco e nero scattate in Italia, colpevole con la dittatura di Mussolini di essersi macchiata del contagioso razzismo antisemita di allora.

In una foto, una donna attacca “con orgoglio” e un sorriso smagliante un adesivo sul suo negozio che recita “questo negozio è ariano”. Su un altro post invece una foto ritrae un manifesto dove il podestà del luogo aveva emesso un’ordinanza per invitare a denunciare chi appartiene alla razza ebraica.

Pagine nere della nostra storia. Pagine bianche sui browser del web riempite con un nero inchiostro virtuale, vettore di ricordi sensazioni ed emozioni. La storia è un ciclo molto lungo che tende a ripetersi quando vari fattori si incontrano nuovamente nel terreno fertile delle nostre coscienze sbiadite dal tempo, senza più quei ricordi, che non devono scomparire dalla nostra memoria. “#Perchè?…Per non dimenticare.”

David Spanò – studente Compass

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