Fondazioni Lirico Sinfoniche e Teatri di Tradizione: Come valorizzare il patrimonio culturale italiano

La tutela delle Fondazioni Lirico Sinfoniche e Teatri di Tradizione è l’argomento affrontato nella tesi di laurea della neo-laureata Sara Perrella da molti anni amante della musica classica e del teatro.

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Sara con sinuosità e armonia ha redatto una tesi appassionante che introduce il lettore alla scoperta dei teatri più belli d’Europa e della legge che ne regolamenta la loro gestione. Se volete approfondire l’argomento non vi rimane che leggere l’abstract della tesi di laurea, mentre per conoscere meglio Sara vi basterà leggere l’intervista qui sotto…

Nella tua tesi di laurea scrivi della valorizzazione del patrimonio culturale in Italia per quanto riguarda Fondazioni Lirico Sinfoniche e Teatri di Tradizione. La scelta di incentrare la tua ricerca in questi due ambiti della cultura nazionale da dove sorge?

Ho maturato interesse verso le rappresentazioni teatrali e liriche da diversi anni e ho ritenuto, quindi, doveroso e opportuno approfondire il tema in ambito legislativo e amministrativo, andando a ricercare cosa si nasconde dietro una manifestazione artistica di alto livello. In particolare mi interessava analizzare come lo Stato, ai vari livelli amministrativi, si occupa della valorizzazione delle attività culturali e in quale misura l’intervento pubblico è rilevante al fine di diffondere e promuovere le rappresentazioni artistiche, parte integrante e rilevante del nostro patrimonio storico, artistico e culturale. Inoltre, una rappresentazione artistica si configura come importante strumento di comunicazione, in quanto portatrice dell’imprescindibile principio costituzionale della libera espressione del pensiero.

Se ti dovessi occupare di comunicazione in ambito teatrale quale dei teatri citati nella tesi vorresti promuovere ai fini della valorizzazione del patrimonio collettivo?

Sicuramente il teatro Pergolesi Spontini di Jesi, una realtà di provincia ma con importanti e uniche tradizioni da diffondere in ambito nazionale.

Cosa pensi si potrebbe riformare nella legge italiana per dare vigore e maggior tutela al patrimonio culturale negli ambiti analizzati?

All’interno del mio lavoro ho approfondito e analizzato l’intera legislazione che riguarda l’ambito dello spettacolo dal vivo e, in particolare, la lirica. È emersa la necessità di una riforma per l’intero settore al fine di valorizzare l’importante patrimonio culturale lirico italiano. La crisi che stanno attraversando i teatri lirici è innanzitutto finanziaria. Mancano le risorse per produrre le opere, per mantenere il patrimonio, per pagare i servizi e le forniture e per remunerare il personale dipendente. Lo spettro del debito è divenuto per molti teatri minaccia di fallimento, consolidata dall’assottigliamento dei finanziamenti pubblici e dal mancato intervento da parte dei privati. La vera causa risiede, probabilmente, nella mancanza di legittimazione sociale. Da molti anni ormai nessuno ritiene più utile e doveroso investire nella cultura e soprattutto nella lirica, dai rappresentanti politici, alle aziende, ai privati cittadini. Ciò dimostra l’esistenza di un flebile legame della collettività al proprio patrimonio culturale, storico e artistico, a differenza di quanto si verifica in altri Stati europei come Francia, Germania e Inghilterra. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che in periodi di crisi, i primi tagli da parte delle istituzioni vengano fatti alla cultura e allo spettacolo. Il Decreto Valore Cultura (Legge 7 ottobre 2013, n. 112), analizzato nell’ultima parte del mio lavoro, rappresenta un segnale di riforma da parte delle istituzioni, seppure con diverse lacune e criticità.

Che differenze hai trovato tra il modelli di gestione teatrali europei presi in esame rispetto ai nostri?

Le diverse politiche culturali adottate da altri paesi del vecchio continente portano inevitabilmente alla differenziazione dei finanziamenti agli spettacoli dal vivo e, l’analisi di queste, rappresenta un’occasione di confronto da cui estrapolare analogie, similitudini e differenze, soprattutto per quanto riguarda il rapporto instaurato tra enti pubblici e privati. Per l’analisi, tuttavia, è opportuno considerare le diverse caratteristiche socio-culturali e storiche che sono alla base della differenziazione delle politiche culturali: le Costituzioni, scritte e non, e i principi fondamentali; l’assetto politico istituzionale e la sua stabilità nel tempo; la decentralizzazione; l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni; l’attività istruttoria e consultiva dei singoli organismi; le risorse statali e la loro suddivisione; il sostegno dei privati alla cultura e il loro rapporto con lo Stato. I tre modelli di gestione che ho analizzato (francese, tedesco e inglese) presentano la comune caratteristica del decentramento organizzativo e finanziario con la conseguente azione congiunta fra attori pubblici, istituzioni, iniziative culturali e strutture nazionali, regionali e locali.

Se la tua tesi fosse il manoscritto di un’ opera lirica a quale  potrebbe essere paragonata?

Paragonerei il mio lavoro all'”Orfeo ed Euridice” di Gluck su libretto di de’ Calzabigi, opera analizzata all’interno della mia tesi di laurea triennale.Nonostante la comune percezione di un’inevitabile tragedia, un lieto fine è sempre possibile e realizzabile e mi auguro che ciò avvenga per il settore culturale in Italia.

Ambra De Francesco- Studentessa Compass

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