Giornata di formazione sui diritti fondamentali: scuola e integrazione tra culture

Lunedì 25 novembre si è svolta, presso la sede dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, la giornata di formazione su “Metodologie e buone pratiche per la didattica dei Diritti”. Questo evento, realizzato nell’ambito del progetto di cittadinanza attiva “conCittadini” insieme ad altri due incontri, ha avuto lo scopo di informare docenti, dirigenti e membri di associazioni locali sul vasto tema dei diritti fondamentali, in un’ottica di avvicinamento dell’istituzione al territorio.

Sono intervenuti tre esperti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) membri della Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione: Antonio Cutolo, che è anche Vice-Direttore Generale e Dirigente dell’Ufficio Primo e dell’Ufficio Sesto, Vinicio Ongini e Maria Grazia Corradini.

I diritti fondamentali sono stati esaminati sotto diversi aspetti, perché parlare di diritti in generale non è sufficiente, bisogna declinarli nelle loro specificità.
In particolare, il dottor Cutolo ha approfondito il tema dell’educazione alla solidarietà, importante per superare il periodo di crisi morale e culturale che stiamo attraversando, e il problema dell’abbandono scolastico in quanto negazione del diritto di tutti gli studenti all’istruzione. La dottoressa Corradini si è invece soffermata sul tema dell’educazione alla salute e ha sottolineato la necessità di porre l’attenzione sui diritti delle donne e sulle pari opportunità anche in ambito lavorativo. Il dottor Ongini ha infine posto l’attenzione sui temi dell’intercultura e dell’integrazione scolastica degli studenti stranieri.
Vogliamo soffermarci in particolar modo su quest’ultimo argomento dal momento che l’integrazione degli studenti stranieri è un tema che coinvolge da vicino il nostro corso di laurea e, più in generale, l’intera Università di Bologna.

L’Emilia-Romagna è, infatti, un luogo ad alta densità multiculturale. In tutto il territorio italiano sono ormai quasi 800’000 gli alunni con cittadinanza non italiana. E in Emilia-Romagna la percentuale è del 15%, “ben al di sopra del 9% della media nazionale”, ha ricordato Ongini. Ma i numeri presi da soli non bastano e, anzi, possono trarre in inganno. Molti infatti dimenticano che quasi la metà di questi studenti sono nati in Italia. Si tratta delle cosiddette “seconde generazioni”.
Dietro ogni ragazzo si nasconde una storia che non va ignorata ed è necessario valutare singolarmente ogni caso. Chi ha iniziato il percorso scolastico in altri paesi fa più fatica ad inserirsi in un nuovo contesto. Inoltre non tutti i ragazzi hanno la stessa padronanza della lingua italiana, soprattutto quelli che provengono da un sistema linguistico non latino. Bisogna favorire l’apprendimento della lingua italiana senza sentirsi minacciati dalle altre lingue di cui i ragazzi sono portatori.

Spesso non pensiamo al fatto che dietro alle altre culture si celano tradizioni millenarie. L’integrazione scolastica è importante perché nel contatto quotidiano si viene a creare uno scambio tra culture dal quale tutti vengono arricchiti. Ad esempio, la cultura cinese ha una lunghissima esperienza nel campo matematico dalla quale potremmo imparare molto.
Come ha affermato il dottor Cutolo: “Non possiamo continuare a pensare agli stranieri come a degli estranei, gli studenti stranieri ci sono in ogni scuola. Dobbiamo allargare gli orizzonti e modificare i nostri vecchi concetti di vicinanza e lontananza.”
Dobbiamo essere fieri di essere italiani, ma essere pronti a collaborare con altre culture che non hanno niente di inferiore alla nostra, e che hanno pari dignità.

Sonia Bertazzini – studentessa Compass

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