Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne: e la comunicazione?

Il 25 novembre 1960 tre donne, le tre sorelle Mirabal, furono uccise nella Repubblica Dominicana per la loro opposizione al regime dittatoriale di Trujillo. Il 17 dicembre 1999 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite stabilì di celebrare il 25 novembre la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”.

Così è stato anche quest’anno in tutto il mondo, in Italia e a Bologna, con manifestazioni e iniziative che hanno coinvolto donne ma anche uomini uniti dall’obiettivo comune di dire basta alla violenza di genere. Perché cresce la sensibilità verso questo tema, ma nel frattempo continuano ad aumentare le donne uccise: solo in Italia sono state 126 nel 2012, 109 nei primi dieci mesi del 2013, 908 dal 2005 ad oggi. Nel 60% dei casi si tratta di omicidi compiuti da mariti, fidanzati, compagni o ex.

Dati allarmanti, forniti dalla Casa delle donne per non subire violenza in occasione del convegno “Ma l’amore non c’entra”, organizzato a Bologna dalla Regione Emilia-Romagna. Questi numeri si riferiscono ai femminicidi, ma la violenza può esserci anche se non sfocia in gesti estremi. Proprio una dichiarazione dell’Onu ne fornisce la definizione: “Ogni azione basata sulla violenza che comporta, o potrebbe comportare, danno fisico, psicologico o offesa alla donna, compreso la minaccia di tali azioni, la coercizione e la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che privata”.

Pagine di giornali, servizi televisivi che narrano quotidianamente storie di donne uccise per mano maschile, ma come lo fanno? Durante il convegno è stato proiettato il video “La violenza sulle donne raccontata dai media”, realizzato dal blog “Un altro genere di comunicazione” http://comunicazionedigenere.wordpress.com/. Succede ancora, nelle cronache dei femminicidi, che il dito sia puntato sulla presunta immoralità della vittima, su un vestito “succinto” o un atteggiamento “provocante”, quasi a sottintendere che la donna ne sarebbe corresponsabile. D’altra parte, come cause degli omicidi e spesso attenuanti dei gesti vengono citate gelosia, follia, depressione e passione. Se si vuole combattere la violenza di genere – questo il messaggio conclusivo del video – occorre una comunicazione meno sessista e più rispettosa delle vittime e delle loro storie.

Monito su cui i futuri comunicatori e giornalisti, uomini o donne che siano, devono certamente riflettere.

Elena Contini – studentessa Compass

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