Come i media raccontano le donne: combattere le discriminazioni di genere con il linguaggio

La ministra, la giudice, l’avvocatessa…forse a qualcuno suona male? Perché facciamo ancora così tanta fatica ad usare le qualifiche al femminile quando parliamo di donne? Forse perché non ci siamo abituati. Gli stessi media non ci sono abituati. Invece, la discriminazione di genere potrebbe essere combattuta anche attraverso l’uso appropriato del linguaggio.

Lo hanno sottolineato all’unisono le relatrici dell’incontro “Le parole per dirlo. Come i media raccontano le donne degli anni Duemila”, che si è svolto sabato 16 novembre a Bologna, nella sala Zodiaco della Provincia. Una sala piena, e non solo di donne, a dimostrazione che il tema fortunatamente interessa.

Del resto, proprio in questi giorni anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha lanciato un appello chiaro e forte: le donne siano rappresentate con sobrietà e dignità nei media, anche perché la dilagante raffigurazione del corpo femminile come bene di consumo rafforza fuorvianti atteggiamenti possessivi nei confronti della donna.

Quindi, gli stessi giornalisti hanno una grande responsabilità. Ne è consapevole Giulia Emilia-Romagna, il coordinamento regionale della rete GiULiA (Giornaliste unite libere autonome), che ha organizzato l’incontro di Bologna: un gruppo di oltre ottocento giornaliste impegnate in tutta Italia nel diffondere la cultura di un linguaggio non discriminante e nel costruire un’informazione che non veicoli stereotipi offensivi per le donne.

Tra le tante testimonianze portate nel convegno, particolarmente interessante quella di Josefa Idem, pluricampionessa olimpica e oggi senatrice, che ha sottolineato come le atlete vengano spesso considerate dai media più per le loro caratteristiche fisiche che per i meriti sportivi. Non a caso il legame sport-bellezza (soprattutto femminile) è sfruttato con successo anche dalla pubblicità.

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Sempre dal fronte del giornalismo sportivo giunge un’altra curiosità, descritta da Mara Cinquepalmi, una delle organizzatrici: nei principali quotidiani sportivi on line è in crescita la presenza del cosiddetto “boxino morboso”, che occupa tradizionalmente la colonna di destra della home page.

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È uno spazio che, assieme alla fotogallery, viene appositamente creato per aumentare il numero degli accessi e di conseguenza delle inserzioni pubblicitarie. In che modo? Attirando l’attenzione del lettore con argomenti leggeri, spesso semplice gossip a sfondo erotico, che con il giornalismo hanno ben poco a che fare. Una domanda, allora, sorge spontanea: davvero i lettori cercano quelle “notizie”? Se anche lo sport cede a queste dinamiche, significa che per raccontare le donne in modo diverso c’è ancora molta strada da fare.

Elena Contini – Studentessa Compass

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